Akh En Aton

Nepal: Marzo 1990. Il popolo insorge inferocito contro il governo locale. Questo è rappresentato da una monarchia assoluta religiosa che non prevede partiti.  Il popolo  si ribella ad  uno status quo  ultimo ed unico nel mondo che dura, in pratica, da sempre.

Il re-sacerdote, a seguito della protesta popolare, è costretto a cedere parte del potere e promette di affidare, in un prosieguo di tempo, il governo ad una monarchia costituzionale, che preveda l’esistenza di più partiti politici. L’Umanità intera si rende quindi conto che il tempo dei re-sacerdoti è definitivamente finito: non ce ne sono più.

Così, come ha detto Merlino nell’Excalibur di Boorman, “…..il tempo degli Dei è finito, è arrivato il tempo degli Uomini.”

Oggi, quindi, agli inizi del 2000, capire cosa sia una monarchia assoluta iniziatica è pressoché impossibile, ed il motivo culturale che ce lo impedisce, è fin troppo evidente: la realtà democratica è profondamente connaturata al nostro essere e non si riconosce più, ad un unico capo religioso, la legittimazione a gestire l’uomo, non solo riguardo alla sfera del sociale, quanto, piuttosto nella sfera dell’intimo, del religioso.

Resta comunque il fatto che se vogliamo indagare su un evento iniziato circa 3350 anni fa e terminato dopo appena 17 anni, che vede coinvolti in feroci lotte due strapoteri assoluti: il sacerdotale – inteso come casta – ed il regale, occorre fare una attenta riflessione su cosa significhi “potere sacerdotale – regale” e quindi immergersi in una antica cultura, a noi estranea : ciò significa, in altre parole, effettuare una analisi, seppure non approfondita, della realtà religiosa e socio-culturale dell’ epoca cui ci si riferisce, che ci consenta di capire, di valutare e, se necessario, di ridimensionare, luoghi comuni sino ad oggi proposti da una storiografia forse troppo frettolosa a far quadrare certi conti.

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Trasformazione o restaurazione

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AKH – EN – ATON

TRASFORMAZIONE O RESTAURAZIONE

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1 – LE PREMESSE

Veniamo al fatto nudo e crudo: Egitto 1367 A.C. – al 33 anno di regno muore il vecchioAmenofis III e gli succede il giovane figlio che prende il nome di

         (NEFER – KEPR – RA – W‛ RA)      Sa Ra           (IMEN – O – TEP)

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     (Bello è il Kpr di Ra – l’unico di ra)    figlio di Ra      ( Amon è soddisfatto)

noto a tutti noi come Amenofis IV[1].

Rompendo una tradizione quasi millenaria il nuovo giovane Faraone Amenotep non si fa incoronare a Tebe, città consacrata al culto di Amon, ma preferisce  Ermont, città sacra al culto di RA.

Questa scelta sancisce ovviamente una prima rottura con il clero Tebano, e diventa, in un tempo estremamente breve, una vera e propria guerra, di cui si riepilogano, qui di seguito, in modo estremamente schematico, le principali fasi:

1 – Amenotep propone con insistenza il culto di un nuovo Dio, di natura prettamente solare, denominato Aton. A tale proposito costruisce a Tebe, proprio in casa del “nemico”, e più precisamente a Karnak, sancta sanctorum del culto Ammoniano, un tempio dedicato appunto a nuovo Dio Aton.

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Fig. 1 – Akh en Aton e Nefertiti benedetti dai raggi di Aton

2 – Nel sesto anno di regno Amenotep decide di trasferire la capitale in un luogo diverso da Tebe. Individua un posto idoneo a circa 200 km a nord e lo delimita con 14 grandi stele di confine (14 qualità di RA, inteso come ATON, cui corrispondono le 14 qualità del Faraone) e, dato ordine di iniziare i lavori, se ne torna a casa a Tebe.

3 – Il clero di Amon non digerisce proprio la mossa e fa la voce grossa: “le parole dei sacerdoti erano le più perverse che Egli avesse mai udite” sta scritto nella tomba del visir Ramose.

4 – Amenotep passa dalle parole ai fatti, ed è piena rissa: da un giorno all’altro chiude tutti i templi, ed in particolar modo quelli di Amon; ne confisca i beni e li trasferisce, come intuibile, al nuovo Clero di Aton che, da questo momento, viene proclamato come UNICO DIO. Fa scalpellare ovunque si trovi il geroglifico NETERU, che è il semplice plurale di NETER, Dio,

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Fig. 2 Geroglifico di Neter (Dio)

a sottolineare, con ciò la legittimazione di un solo ed unico Dio. Il suo Dio.

Stessa sorte tocca anche al termine LUCE, che in egiziano viene tradotto come SHU in quanto omofono al nome del Dio SHU.

Ancora non contento fa scalpellare il nome di Amon, anche questo dovunque si trovi, nelle tombe, nelle steli e perfino nella tomba del padre. E poiché il nome Amon si trova anche nel suo nome, se lo cambia ed assume il nuovo nome di:

        (NEFER – KEPR – RA – W‛ RA)        Sa Ra      (ITEN – AKH – EN)

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  Il primo cartiglio è invariato                    Colui che giova ad Aton

e si proclama

UNICO SACERDOTE DELL’UNICO DIO

5 – Akhenaton si trasferisce con tutta la famiglia e la corte nella nuova capitale che battezza: AKHET – ATON , cioè “Orizzonte di Aton”, e  proclama: “…..l’intero paese verrà qui nella bella sede di Akhet Aton e qui la Mia Maestà darà udienza”.

E, da quel momento, ci si rinchiude.

6 – Akhenaton, per lo meno da quanto risulta dalle varie effigi che ci sono pervenute, non risulta uomo che scoppi di salute e, dopo 17 anni di regno, nel 1350, muore.

Non sappiamo di cosa e come.

Sappiamo però che durante il suo regno deve subire dei gravi lutti (gli muore la figlia prediletta Meket Aten e la bellissima moglie Nefertiti .

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Fig. 3 Nefertiti (scultura in legno museo Berlino)

7 – Alla sua morte, come prevedibile, il Clero di Amon imbastisce una vera e propria controriforma e fa scalpellare il nome di ATON da tutto lo scalpellabile e mette in atto una rapida restaurazione.

8 – Ad Akhenaton gli succede Smenkhara, che era un genero ma, sorte vuole, che muoia subito. E gli succede quindi un altro genero(figlio?): NEB – KHEPR – RA TUT – ANK – ATON (immagine vivente di Aton) che presto cambia nome l’ATON in AMON e diventa, grazie ad Howard Carter, che ne scopre la tomba integra ed a Lord Carnavon, che lo finanzia, forse il faraone più conosciuto di tutto l’Egitto.

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Fig. 4 – Tut Ank Amon con i raggi benefici di Aton

Questi, in breve e, certamente, troppo in breve, sono i fatti essenziali, per comprendere il contesto in cui si svolge la l’unica rivoluzione religiosa mai avvenuta in Egitto. .

Ora vediamo di capire cosa hanno significato questi eventi e cosa hanno comportato per il modo intero di allora. Anzitutto occorre capire il  significato dello “strappo” con l’ortodossia religiosa e l’istituzione di un unico dio, ATON. E per fare ciò non si può che indagare su cosa fosse l’ortodossia stessa, l’essenza del Canone religioso.

Trattandosi di un argomento estremamente complesso ne daremo solo dei brevi cenni, sperando comunque di essere sufficientemente chiari.

2 – L’ORTODOSSIA

La Cosmogonia

L’Egitto è opera del Nilo(Hapi). Dal Nilo e dall’ampiezza della sua piena annuale dipendeva tutta la vita dell’antico Egitto. Il regime del Nilo veniva studiato attentamente ed i segni celesti che accompagnavano l’inondazione erano osservati e registrati sin nei minimi dettagli: dal flusso più o meno abbondante della piena dipendeva la vita stessa degli Egiziani. Questo popolo pacifico, sostanzialmente dedito all’agricoltura si è sviluppato in una striscia di terra lunga circa 1.000 km e larga, mediamente, circa 7/10 Km e quindi in tutte le sue espressioni attinenti alle leggi naturali affiorano sempre i due principi comuni a tutte le religioni: il “Generante” ed il “Conservante”.

Così il Nilo, Hapi, il Generante, è intrinsecamente ed indissolubilmente connesso e legato all’elemento Conservante-Distrutture, rappresentato dal Deserto, ove praticamente, nulla sopravvive. Queste due polarità oggettivamente contrarie non sono in totale antitesi tra di loro: sono le funzioni attuative diverse ed opposte di un’unica Forza.

Ed è proprio in base a questa concezione di “necessità reciproca” , dell’esistenza di una vera e propria complementarietà che l’elemento Distruttore deve necessariamente avere, essendo inserito in una logica più vasta, che ci rende possibile comprendere l’essenza del pensiero religioso e teologico egiziano.

Il Male come viene inteso dagli Egiziani, è un qualcosa intrinsecamente collegato con il Bene ed il confine tra questi due aspetti duali di un’unica sostanza è molto sfumato e, per comprenderlo meglio, è necessario uscire da un’ottica di valutazione orientata solo all’aspetto etico-morale. La differenza tra Bene e Male va quindi intesa come differenza di “polarità”, ove, come nell’energia elettrica se si vuole accendere una lampadina, occorre che ci siano due ben distinte polarità, due fonti di energia di segno opposto ma appartenenti alla stessa Natura.

Nella concezione occidentale, per lo più di derivazione ebraica, si rileva un Male che tende sempre a sopraffare un Bene finché, alla fine dei tempi, il Male verrà definitivamente sconfitto.

In altri termini: il Male è il nemico del Bene, ed il primo vuole, in definitiva, realizzare una sorta di distruzione di tutto e di tutti su cui fondare, poi, il suo impero del disordine. Ovviamente ci sono molte sfumature riguardo a tale asserzione, però, nel suo impianto generale, le cose non sono molto differenti rispetto a quanto detto.

Come prima accennato, la teologia egiziana su questo punto differisce dalla nostra cultura in modo sostanziale. Per gli Egiziani, infatti, prima che esistesse qualsiasi forma di contrapposizione, il si e il no, il positivo e il negativo; prima che esistesse qualunque complementarietà, l’alto e il basso, il chiaro e lo scuro, la luce e l’ombra; prima che ci fosse la presenza e l’assenza, la vita e la morte, il cielo e la terra, in questo “non tempo” non c’era che una sola incomprensibile Potenza Unica: l’ATUM:

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Fig. 5 – Il Dio Atum

L’Atum è inseparabile dal NUN, l’indefinibile Oceano Cosmico, l’infinita fonte dell’Uni-verso, al di fuori di ogni spazio e tempo:

Il grande mistero che, né la Teogonia Egiziana né altre filosofie similari affrontano, almeno in termini abbastanza chiari, è il passaggio dall’invisibile al visibile, dalla potenza all’atto. Il primo impulso che ha l’Uno nel passare al Molteplice è una proiezione dell’intimo desiderio di conoscere sé stesso, di realizzare la consapevolezza di sé. Il simbolo di questa potenza creatrice è il Cuore e il momento della proiezione è rappresentato da un braccio nell’atto di lanciare o da un arco che scaglia una freccia: il risultato è il Divenire e viene espresso graficamente da KHEPRI lo scarabeo, uno dei pochi esseri che riescono a vivere nel deserto A questo punto, si esce dalla potenza per entra nell’atto;  in estrema sintesi la manifestazione è avvenuta.

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Fig. 6 – Nun

Secondo la Teologia di On (nome copto di Heliopolis), il processo creativo il seguente:

+ SHU                                               – TEFNUT

+ GEB                   – NUT

OSIRIDE     ISIDE     SETH     NEPHTY

Il tutto ha inizio quindi con Atum il quale si autogenera dal Caos primitivo (per masturbazione ovvero con la propria saliva, a seconda della tradizione cui ci si riferisce) e dà origine alla prima coppia divina: Shu e Tefnut.

Dall’unione di questa coppia primordiale sono nati Geb e Nut, i quali entrano, a loro volta, in amplesso. Shu li separa, e Atum-Ra inibisce Nut a generare, in qualsiasi giorni dell’anno.

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ig.7   Shu separa Geb da Nut

Poiché la divisione dell’anno egiziano è basata su 36 decani, l’anno aveva solo 360 giorni.

A questo punto Toth crea i 5 giorni epagomeni durante i quali NUT è in  grado di concepire i propri figli : OSIRIDE, ISIDE, SETH e NEFTI ,

A questo punto si realizza  la manifestazione completa di tutto l’Universo rappresentata dalla :

Sacra

ENNEADE

Molta letteratura – tra cui si rammentano gli inni del Papiro di Leida – ci ha indotto  a ricondurre il problema dei rapporti fra molteplicità e unità a quello dei rapporti tra il tre e l’uno; d’altra parte unaTrinità può costituirsi anche cristallizzando il sapere degli dèi dal Dio Originario nell’attimo primordiale e concependo l’insieme dell’uno primitivo con la prima coppia creata come una trinità del divenire.

Questa idea  si ritrova in un frammento teologico riguardante il dio Shu, che, come prima accennato, viene generato, insieme alla consorte Tefnut, dal dio originario Atum mediante masturbazione (autogenerazione).

Trasferito al morto, che identifica sé medesimo a Shu, il testo si è conservato fra i detti deisarcofagi, ed è così formulato:

«Io sono la “vita”, il signore degli anni, vivente

sino all’infinito, signore dell’eternità, (io sono colui) che Atum, l’antichissimo,

ha creato con la sua potenza  (allorché) generò

Shu e Tefnut a Eliopoli, allorché egli da uno divenne trino

Una tale formula col suo contrappunto di essere e divenire, di uno e di tre, per chiunque si sia familiarizzato con questo modo di pensare, esprime chiaramente l’idea che l’unità  originaria si mantiene anche dopo l’atto che dà luogo al divenire.

Lui, l’unico Atum, ha compiuto l’opera della creazione e pur divenendo trino – quando da luiscaturirono Shu e Tefnut – resta il Singolare ed è così che il processo ulteriore può continuarsi aimmagine della generazione naturale. Volendo, si può pensare che nel testo del Papiro di Leida il tre rappresenti la molteplicità statica, data in una simultaneità e che nel detto dei sarcofagi esso rappresenti invece la molteplicità dinamica allo stato nascente. Naturalmente, il procedere dei molti dall’uno può venire espresso anche in altri modi.

Così in una inscrizione dei sarcofagi del periodo Bubastide il morto, , che anche qui identifica magicamente se stesso con gli dèi, dice:

Io sono l’Uno (Atum) che è divenuto Due. lo sono il Due (Shu l,e Tefnut) che sono divenuti Quattro. lo sono il Quattro che è divenuto Otto.”

Nell’Otto, che nel presente caso insieme all’Uno originario costituisce l’Enneade, si deve vedere quindi un’espressione dell’idea della totalità, e dunque un’immagine simbolica della unità che, nello stesso tempo, è anche molteplicità.

L’unità del divino, quindi, presente dietro le molteplici figure del pantheon egiziano è il vero “motivo conduttore” di tutta la teologia; la preghiera rivolta con devozione popolare al dio locale, è di fatto, la preghiera indirizzata all’Unità di tutti gli Dei.

Per tornare al processo creativo dell’Enneade Eliopolitana, non si può fare a meno di osservare che nella nostra cultura religiosa, noi conosciamo e tendiamo a definire l’aspetto “attivo” della manifestazione, tralasciando di indagare – almeno nelle dottrine rivolte alle grandi masse – sull’Unico, l’Eterno, il Parabrhaman degli Indù, l’Ain-Soph ebraico, l’Atum egiziano, e comunque si voglia chiamare, su questo status di “non manifestazione”, per sua definizione, inconcepibile all’indagine basata sulla mera intelligenza.

Questo “in conoscibile”  può essere definito solo per mezzo delle sue innumerevoli qualità: esse solo sono nominabili.

Ricordiamo il Principe Egiziano Mose (che significa: figlio) il quale ha trasmesso al popolo da lui condotto verso l’Evoluzione un identico concetto: non nominare il nome di Dio invano. Con ciò intendeva dire che il Dio non può essere definito né nominato né tanto meno rappresentato iconograficamente. E solo il Gran Sacerdote, dice sempre Mose, può, una volta all’anno, compitare nel Sancta Sanctorum il Nome Divino, il quale, peraltro, è solo il nome della sua rappresentazione nel manifesto e NON il VERO NOME[2].

Esiste una bella leggenda riguardo al vero nome del Dio solare Ra, tenuto segreto e comunicato eccezionalmente un’unica volta, in caso di estrema vitale necessità[3] ad Iside, al che si possono aggiungere locuzioni che definiscono il nome come “segreto”, indicando talvolta perfino i pericoli che si correrebbero nel pronunciarlo

Per gli Egiziani, quindi, il Dio, gli Dei o il NETER o i NETERU sono Potenze Cosmiche, Principi Attivi, Funzioni, Principi Vitali che trovano espressione  ed attuazione a far tempo dalla genesi del Mondo e la conoscenza del VERO nome del Dio dava un enorme potere. L’invocazione al Dio, al Neter, quindi, se effettuata con cognizione di causa, non è altro che un rivolgersi al Principio di Vita individualizzato in “quella” particolare funzione che il Dio svolge.

Facciamo un esempio, per chiarire meglio.

Il Neter Toth di Ermopoli, signore della scrittura, dei numeri, della misura del tempo è comunemente noto come il Dio della scienza e della saggezza, pertanto egli è il Principio che rappresenta l’Intelligenza Pura che anima tutti gli esseri; oggi diremmo anche il principio che lega le molecole, gli elettroni  e le particelle sub-atomiche. Egli fa si (cioè, si ribadisce: questo “principio intelligente”) che in una consecuzione temporale tutte le cose avvengano proprio nel modo giusto e intelligente.

Ora, tornando al conflitto BENE-MALE, noi sappiamo che Osiride, secondo quanto viene tramandato dai “Testi delle Piramidi”, viene ucciso dal fratello Seth ed il suo corpo disperso per tutto il mondo. Ma quando Horus,· figlio di Osiride vendica il Padre e sconfigge in una dura battaglia Seth, quest’ultimo viene perdonato dalla stessa Iside la quale non vuole che venga ucciso e, addirittura, arriva a tagliare le corde che lo legano, facendogli recuperare così la libertà (tratto da Plutarco: De Iside et Osiride).

Infine, il giudizio divino stabilisce che Horus può accedere al trono del Padre e Seth viene consacrato addirittura DIO DEL DESERTO.

Alla luce di questi “fatti” è facile  porgersi una legittima domanda:

“Gli egiziani avevano forse un innato senso di bontà- perdono, cristiano ante litteram ?

E’ evidente che tutta la leggenda di Osiride deve essere interpretata secondo delle chiavi di lettura differenti rispetto al normale intendimento.

Seth viene perdonato perché, rappresentando nella Legge Universale la funzione necessaria del Distruttore (e quindi la Legge di Vita che vuole che qualsiasi cosa che abbia avuto inizio avrà, prima o poi, anche un termine), risulta essere INDISPENSABILE nell’economia del processo evolutivo globale.

In altri termini, si può dire che il Principio -Uno, ATUM, che è immanifesto, quando si autogenera e si manifesta come Atum-Ra, ed entra quindi nella dimensione spazio tempo, contiene in sé, per definizione, TUTTO ciò che si realizzerà in quanto, fuori di sé non esiste niente.

La sua manifestazione si esplica pertanto in modo SFERICO, cioè espandendosi in tutte le direzioni, e ciascuna funzione attinente alla relativa manifestazione è complemento ed integrazione delle altre.

Ogni funzione, quindi, con la sua manifestazione nella Creazione concorre, unitamente a tutte le altre, alla realizzazione del “disegno” evolutivo globale universale.

Da qui una completa revisione del concetto semplicistico e frettoloso che ha portato ad assegnare al Pantheon egiziano, la frettolosa etichetta di Politeismo, anzi di Zooteismo,  che vorrebbe così relegare il popolo egiziano, o meglio, la Casta Sacerdotale Egiziana, ad un coacervo di ignoranti e barbari adoratori di animali.

In realtà i1 dio egiziano, l’ATUM, è un Principio di Forza-Vita impalpabile, onnipresente nella sua manifestazione e che riconduce a sé tutte le funzioni di natura, che non sono altro che una sua espressione nel nostro mondo delle senso percezioni.

L’Anima

Il concetto di Anima nella Tradizione Egiziana è molto complesso. Si daranno pertanto brevi cenni, allo scopo di poter comprendere meglio la posizione dottrinaria di Akhenaton .

Gli Egiziani consideravano l’uomo un essere molteplice, che, nel rispetto della sua Unità, veniva suddiviso in 4 Corpi fondamentali.

1 – Il Corpo Fisico – alla morte il corpo va naturalmente in disfacimento. Per consentire ai “Corpi Superiori” di avere sempre un punto di riferimento riguardo alla propria identità terrena, il corpo fisico va preservato intatto nella sua essenza; da qui i rituali di imbalsamazione.

2 – Il Ka – Rappresentato con un geroglifico rappresentante due braccia semi aperte il Ka è il “doppio” del corpo fisico.

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Il Ka si libera dal corpo e diventa autonomo, di sovente la notte, e sicuramente dopo la morte. Nel  kavi è la sede di tutte le pulsioni fisiche, le emozioni. Dopo la morte il Ka continua a percepire gli odori, avverte le pulsioni tipiche del fisico (fame, sete, desiderio sessuale, ecc…). E’ per questo motivo, per “nutrire” Ka che nelle tombe venivano posti arredi, vestiti, gioielli, cibi e bevande, tutti elementi che avrebbero consentito al Ka di orientarsi nella nuova situazione in cui si è andato a trovare, evitandogli di sentirsi troppo spaesato. Il Ka ha la volontà di continuare la vita che il defunto ha svolto in terra.

 

 

 

 

 

Per il Ka non vi è possibilità di passare ad uno stadio superiore, avere un’evoluzione, rispetto a quella che fu effettivamente la vita reale del personaggio di cui è esattamente il “doppio”.

3 – Il Ba – Il suo simbolo è quello di un uccello (cicogna nigra) e, nel nuovo impero, appare con il volto umano sovente in atto di tornare a visitare la mummia nella camera sepolcrale, posandosi sul petto e schiudendo le ali in segno protettivo. Il Ba è l’Anima .

“Essere Ba”, nella terminologia funeraria, equivale a trovarsi nello stato di “divinizzato”. Nei Testi delle Piramidi è detto: “Che tu possa divenire un Ba tra gli dei, vivendo nel tuo Ba”,  ed allorché il cuore viene installato nella sua sede, durante il rituale di divinizzazione il Ba può “prendere posto nel corpo”.

Il Ba, quindi, è il principio animatore dell’essere umano – e quindi anche della mummia – e come viene ammesso da più parti, può personificare l’Animus dei Latini e la Nefesh degli Ebrei.

Così mentre il Cuore è il centro volitivo (il cuore jb da non confondere con il cuore hati che è l’organo fisico) e dell’intelligenza e sede della memoria ultraterrena il Ba rappresenta l’Ente Vivificante.

Anche il Ba ha necessità di nutrirsi e quindi spesso viene raffigurato nell’atto di abbeverarsi al sacro stagno oppure in atto a ricevere cibi e bevande. In breve: sebbene superiore al Ka, il  Ba è ancora è sottoposto ad alcune leggi fisiche, proprie dell’umano.

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Fig. 9  Il Ba visita il defunto

Sotto un profilo etimologico Akh equivale a “glorioso”, “splendente”. In origine l’Akh è stato attribuito solo agli dei e, di conseguenza, per assimilazione al Faraone e quindi, in seguito, anche al resto dei mortali.

Nei Testi delle Piramidi è detto: “… voi sorgete  nell’orizzonte (akhet)  nel luogo ove siete Akh”.

Fig. 10–L’Akh come Ibis

E nel Libro dei Morti si legge: “.. il modo per rendere perfetto l’Akh è far si che questi prosegui nella barca di Ra con coloro che sono al suo seguito”.

E’ lo spirito imperituro, immortale, che ha abbandonato ogni contatto con gli altri corpi inferiori (l’Akh non ha infatti necessità di nutrirsi) per dimorare insieme a suo padre Ra per l’eternità.

Preceduto da un “s- ” causativo il termine Akh, divenendo SAkh equivale a “Divinizzare” ed il suo plurale S-Akhu indica le “formule trasfigurative” facenti parti del rituale. Il semplice plurale Akhurappresenta la “Potenza” di un Dio, di uno Spirito, il suo potere magico ed anche le formule magiche.

Akh rappresenta quindi la suprema espressione dei principi spirituali al vertice della gerarchia. Infatti si dice: “Akh nel Cielo, User (potente) sulla Terra, e Maaheru (giustificato) nel Regno dei Morti.

Si diventa Akh solo dopo la morte, e solo dopo aver superato il rituale SAkh

3 –  L’ERESIA

Quando Akhenaton proclama l’esistenza di un Dio unico non inventa niente di nuovo. Abbiamo già visto come l’ortodossia aveva in pratica già espresso, da oltre 1500 anni, esattamente lo stesso intimo concetto.

Una sola la differenza: l’ortodossia sussurrava questa verità all’interno riparato dei templi, ad una ristretta casta sacerdotale, mentre il Faraone incomincia la dirla a tutto il popolo.

È evidente che un concetto così complesso, come peraltro la vera storia che sta dietro alla leggenda della Sacra Enneade di On (ovvero delle varie molteplici leggende teogoniche esistenti in tutto l’Egitto), non può essere volgarizzato e spiegato alle masse (e per di più al popolo dell’Antico Egitto, popolo di agricoltori); da qui una opportuna, quanto apparente trasformazione ed esemplificazione massima del seguente concetto:

il Sole , fonte di vita in Terra è la rappresentazione del Dio.

Akhenaton chiamò quindi il Dio da lui proposto proprio con il nome che gli egiziani davano sin dai tempi più remoti al disco solare, cioè:ATON.

Facendo così ha scongiurato anche ogni confusione semantica.

Perché dunque tutta questa guerra tra la casta sacerdotale ed il Faraone? In fondo quest’ultimo afferma comunque una verità (che è l’Ortodossia) oggettivamente difficile, come filosofia, da comprendere ai più, proponendo una sua esemplificazione massima con il culto dell’ATON, da tutti recepibile, almeno nella sua veste esteriore.

Su questo argomento si sono dette le cose più varie. In parte vere ed in parte false. Vediamone brevemente un paio, che forse sono le più significative:

1) l’ostilità del clero tebano, legato a doppio filo al Dio AMON, il Nascosto, è dovuta non tanto a questioni teologiche, quanto alla fine dello strapotere dello stesso, sopratutto economico e politico, a causa del cambiamento di rotta imposto dal Faraone.

2) l’adorazione di un dio unico è in anticipo di oltre 1.500 anni rispetto ad un monoteismo solare vero e proprio (tipo culto di Mithra e Cristianesimo). A tale proposito qualcuno ha voluto scorgere nel Faraone un precursore dello stesso verbo proposto da Cristo.

Tralasciamo di commentare la seconda ipotesi, che viene smentita nella sostanza da quanto abbiamo già detto in merito all’ortodossia, e che viene dettata, per lo più, da una certa tendenziosità a voler far quadrare a tutti costi certe determinate tesi.

Per ciò che riguarda la prima ipotesi, invece, si trova che vi sia di sicuro un fondamento di verità. Al di là di questioni dottrinarie vi è un Clero che assiste pressoché impotente al dissolversi non solo le sue fonti di sostentamento ma perde qualsiasi controllo sulla politica dello stato (da non dimenticare che tutti i faraoni della VIII dinastia sono stati legittimati a regnare tramite il favore del dio Amon).

Da qui la comprensione della feroce opposizione del clero tebano alla riforma religiosa e la determinazione dello stesso nello stimolare, per quanto possibile, una rapida e totale controriforma.

Mossa questa che trovò successo solo alla morte del Faraone.

A ciò va aggiunto che anche il Popolo non riuscì a compenetrare l’essenza del culto di Aton.

Questo dio Aton,  antico, aristocratico, non viene legata alcuna leggenda né vicenda epica.  Nella cosmogonia di On della Sacra Enneade, invece, vengono raccontate mirabili creazioni fatte dal nulla, lotte tra fratelli-dei, resurrezioni, vendette, perdoni…..

Nel culto di Aton non c’è spazio per una dea Bastet che feconda l’Umanità ed alla quale sono dedicate feste orgiastiche; né spazio per una dea Sekhmet che non riesce a sterminare tutta l’Umanità perversa in quanto viene fatta ubriacare da Toth e scambia così il vino per il sangue degli umani.  Né spazio per Ptah, il Creatore Vasaio di Memfi, né per Amon, il Nascosto di Tebe.

Tutti gli Antichi Dei, con le loro stupende prerogative e le loro grandi debolezze con il culto di Aton sono definitivamente spariti.

Ad Amarna –  dove il Faraone aveva insediato tutta la sua corte – sono stati ritrovati numerosi altari domestici, con tanto di tabernacolo e sportellini, che racchiudevano l’immagine della famiglia reale illuminata e benedetta da Aton. Questa divinificazione della persona del Faraone vivo era completamente sconosciuta nell’Antico Regno

Resta comunque aperta una domanda fondamentale per poter capire il tutto: cosa voleva Akhenaton? Perché si “inventa” ed impone un culto, tutto sommato, non originale, anzi, proprio a guardar bene, sicuramente arcaico (come già detto sin dalle prime dinastie si sente parlare con certezza di ATON), dandogli dei contenuti che, nella sostanza, non hanno comunque niente di nuovo?

Vediamo quindi di cercare di capire cosa sta dietro alle mosse del Faraone e, per fare ciò esaminiamo brevemente il contenuto delle sue proposte dottrinarie.

La dottrina di Akhenaton è sintetizzata, in pratica, nel suo famosissimo Inno al Sole, appunto ad ATON, che si può leggere nella tomba di AY. Qui di seguito se ne fornisce una traduzione:

Dall’Inno ad Aton
(traduzione di Edda Bresciani)

Ti levi bello all’orizzonte del cielo,
Aton vivente che hai iniziato la vita;
quando sorgi all’orizzonte orientale,
riempi ogni terra della tua bellezza,
sei bello, grande, splendente, alto su ogni terra.

I tuoi raggi circondano le terre fino al limite di
[tutto] ciò che hai creato
Sei Ra, e arrivi fino al loro limite,
li sottometti per il tuo amato figlio .

All’alba, sorgi sull’orizzonte
e risplendi come Aton durante il giorno:
scacci le tenebre e dai i tuoi raggi,
le due Terre sono in festa ogni giorno
sveglie e in piedi:
tu le hai fatte alzare;
lavano le loro membra, prendono le vesti,
le loro braccia sono (alzate) in adorazione
[del suo sorgere].

La terra intera compie il suo lavoro.
Ogni animale è contento del suo pascolo,
alberi e cespugli verdeggiano,
gli uccelli volano dal loro nido,
con le loro ali (alzate) in adorazione
[del tuo ka ]….

La terra esiste per tua mano,
come l’hai creata.
Quando sei sorto, essi vivono,
ma quando tramonti essi muoiono.

Sei la durata della vita,
perché si vive di te.
Gli occhi vedono bellezza finché non tramonti,
ogni lavoro è deposto quando tramonti
[a occidente].
Ma quando ti levi, [tutto] è fatto
[prosperare] per il re,
e agilità è in ogni gamba,
da quando hai fondata la terra.
Ti levi per tuo figlio
che è uscito dal tuo corpo, Akhenaton.

Tu che produci il germe nelle donne,
che crei il seme negli uomini,
che nutri il figlio nel grembo di sua madre
che lo calmi perché non pianga,
tu, nutrice anche nel grembo,
che dai l’aria per mantenere in vita tutto
[ciò che hai creato].

Quando discende dal grembo in terra,
[il giorno in cui è nato],
tu apri la sua bocca perché parli,
e provvedi ai suoi bisogni.

Quando il pulcino nell’uovo parla contro
[il guscio] tu gli dai dentro dell’aria per farlo vivere.

Quando l’hai completato dentro l’uovo
[perché possa spezzarlo],
esce dall’uovo per parlare e completarsi
e cammina sui suoi piedi appena ne [è uscito] …

Come si può rilevare la poesia di questo componimento è assoluta: si raggiungono vertici di compenetrazione assoluti con il Creato, e per trovare qualcosa che gli possa assomigliare, occorre aspettare molti anni; forse in Francesco di Assisi nel suo Cantico delle Creature si può vedere qualcosa di simile.

A parte però l’altissima poesia, che pone l’inno a dei vertici tra i più alti mai raggiunti nella letteratura antica, vi si rilevano ben pochi contenuti intrinseci originali: il tutto è già contenuto in inni al sole di epoche anteriori. E sopratutto si rileva, nel nostro carme, una totale assenza di contenuti di carattere etico (basti vedere a tale proposito gli “insegnamenti di Meri ka re”).

Nell’Inno ad Aton, si parla di un Dio demiurgo (e che comunque si riconosce nella stessa natura di Ra) che dà la vita a tutte le forme e che provvede alle necessità di tutti. Il suo messaggero in terra è il suo prediletto: Akhenaton.

Aton provvede a tutto: dà il seme agli uomini ed il germe nelle donne, fa vivere i pulcini, dà la vita alla terra. Le funzioni vivificatrici  non servono più come intermediarie tra Ra e l’Umanità.

La manifestazione visibile di Aton sono i suoi raggi che vengono raccolti da Akhenaton e dispensati al suo popolo; questi raggi terminano con la caratteristica forma di mano, quasi fosse una benedizione:

La dottrina proposta, quindi, non fa trionfare il Bene dopo una lotta con il Male (come viene descritto con il mito di Osiride ) ma , piuttosto, al di là della squisita forma poetica, è una esposizione di natura puramente filosofica destinata, contrariamente a quanto si può credere, a seguito di una prima lettura, ad una élite di persone.

Come può infatti, una grande massa composta quasi esclusivamente, contadini, operai, artigiani,concepire la bellezza estetica interiore di un culto solare come quello dell’ATON?

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Fig. 6 Aton che irradia i suoi benefici raggi

Per tutti costoro è più facile comprendere le peripezie del povero Osiride perseguitato ed ucciso dal fratello Seth e quindi resuscitato, alla fine dell’avventura, grazie all’amore (e dalla magia) della diletta moglie Iside. E per di più vendicato dal Figlio Horus. E’ una vera propria Saga familiare.

Il culto di Osiride, infatti, oltre ad avere una significato profondamente etico, con una grossa componente di compartecipazione emotiva nello svolgersi del suo psicodramma, ove lo spettatore-devoto può identificarsi con il protagonista, e quindi “vivere” in prima persona tutta la vicenda, presenta un’intima, millenaria, radice popolare che fa sentire Osiride il “proprio” Dio, un Dio realmente antropomorfico, che può vivere in noi, e noi in lui.

E se andiamo a scoprire quando si è affermato il culto di Osiride, rileviamo che questo prende realmente forza e vigore solo nel Primo Periodo Intermedio e cioè tra la VIII e la X din. ove avviene la divulgazione e l’applicazione alle masse del “Libro per uscire alla luce del giorno” (che è conosciuto, dai più, come il cosiddetto “Libro dei Morti”, con evidente ben diverso significato del suo vero nome).

Prima di tale periodo, nelle precedenti Dinastie, la lettura del “Libro per uscire alla Luce del Giorno” era infatti prima riservata al solo Faraone e, poi, gradualmente, estesa anche ai Nobili più vicini alla sua Persona.

Questo processo di larga democratizzazione ha portato, in pratica, ad una diminuzione sostanziale del “potere” del Faraone il quale non solo non si trova più ad essere il solo che viene salvato per mezzo della opportuna lettura del Libro, ma, per di più, deve fare i conti, nei rapporti tra lui e le divinità, con l’ingombrante e potente Casta Sacerdotale.

Il Faraone, la “Grande Casa”[4], il Figlio di Ra, il Ra vivente inTerra, ora deve tenere conto che c’è Osiride che fa da intermediario tra il Ka del defunto ed il giudizio di Ra.

A questo punto si può capire “perché” Akhenaton abbia imposto il suo culto solare di “suo Padre Aton”.

Aton dialoga solo con il suo Figliolo, il Faraone Akhenaton, e solo il Faraone può dispensare a tutti gli altri Egiziani – a suo insindacabile giudizio e discrezione – i raggi benefici che suo Padre Aton gli ha elargito.

A sottolineare questo concetto il Faraone nel cambiare il suo nome lascia invariato il primo cartiglio (ove resta sempre il “ Keper di Ra, e quindi riconosce sempre l’autorità del Dio Ra) mentre nel secondo cartiglio toglie il nome del Dio Amon sostituendolo con il nome completo Akhenaton, che si può tradurre sia come “colui che è favorito da Aton”  ma anche, in modo più appropriato, “essere l’Akh di Aton”.

Accennando poco sopra  al concetto di Anima, si è visto come l’Akh sia per gli Egiziani la parte superiore animica, quella di diretto contatto con Ra e quindi assimilata in tutto e per tutto con Aton. Con il cambio di nome il Faraone asserisce di essere lui stesso lo Spirito Elevato di Aton.

Akhenaton, lungi quindi dall’essere in anticipo sui tempi, ha imposto a tutto l’Egitto, ed in primisalla Casta Sacerdotale, tutta una serie antiche di idee, tutte fortemente tradizionali, nel tentativo, riuscito in vita, di restaurare una supremazia del Faraone, riportandolo alla condizione in cui era stato nel Vecchio Regno.

Da un punto di vista, invece, etico e sociale, si può affermare che Akhenaton ha manifestato, per l’Egitto, un fatto del tutto nuovo: l’intolleranza religiosa.

Sino ad allora, infatti, era esistita ed era stata incoraggiata la più ampia libertà di culto.

Se si capisce la filosofia che si cela dietro la religione rivelata, si intuisce che, a partire dalla Sacra Enneade – rappresentante i Principi assoluti attraverso cui l’Atum si è manifestato ed ha creato l’Universo – la cosmogonia egiziana  dà spazio a tutte le varie Funzioni che la Natura utilizza per estrinsecare la propria attività ed attuare quindi nel piano fisico le sue Leggi. Queste “forze” o “intelligenze archetipali” hanno avuto, da parte degli Egiziani, un vero e proprio Nome.[5] Ed il nome della stessa divinità poteva anche variare da posto a posto.

A seconda delle varie tradizioni locali, sviluppatesi nell’arco di centinaia di anni, si può osservare come la Creazione materiale sia stata effettuata, secondo il clero di Memfi, da Ptah (il Vasaio), mentre la Creazione delle Cause è stato compito di Amon (il Nascosto); la Conoscenza è prerogativa di Toth (rappresentato come Babbuino ovvero come Ibis); la Medicina/Malattia e la Guerra sono di pertinenza della Dea Sekhmet, e così via.

Ogni funzione della Natura, direttamente proveniente dalla forza creatrice di Ra, ha la sua forza attuatrice, ed a questa Forza viene dato un Nome che la identifica.

A complicare – ma solo apparentemente  – la situazione c’è l’inserimento di più funzioni nella stessa forza creatrice-attuatrice.

Ad esempio: Horus (che rappresenta il Principio attuativo positivo che genera stabilità e vita) di sovente viene  assimilato a Ra (Horus Harakhti) e quindi, raffigurato con il capo ricoperto dal disco solare caratteristico di Ra, assumere un aspetto ancora più importante attraverso questa sua identificazione con il primo di tutti gli dei.

E’ quindi intuibile che, con tale concezione di comprensione totale della funzione di una determinata “intelligenza attuativa” (a noi piace chiamarla così piuttosto che divinità….), risulta del tutto irrilevante quale nome gli viene riservato in uno spazio-tempo.

L’importante è intendersi sui contenuti…..

E’ evidente che per il popolo ignorante, le varie Divinità erano un fatto concreto, un’ancora a cui aggrapparsi, un vero e proprio punto di riferimento per la soluzione delle traversie quotidiane.

D’altro canto anche oggi, ad oltre 3.000 anni di distanza,  può accadere che il Santo di turno venga anche da noi invocato per allontanare malattie, calamità, sventure…….

Nella Cosmogonia egiziana esiste una Forza Creatrice Unica, l’Atum che si manifesta attraverso le sue Nove Potenze e quindi, via via a scendere, questa Forza, pur mantenendo la sua sostanza, si “specializza” sempre di più per “presiedere” le Funzioni naturali.

Proclamando l’esistenza di un solo Dio, l’Aton, ed escludendo qualsiasi altro Dio (leggi = Funzione) al di fuori dello stesso Aton, Akhenaton ha posto fuori legge, con un solo atto, una dottrina millenaria, impostata sulla accettazione e comprensione delle Manifestazioni di natura, che ha portato gli Egiziani ad accettare tutte le religioni, anche quelle provenienti da paesi al di fuori della propria terra.

Nella lunga storia della Civiltà Egiziana non si registrano infatti né persecuzioni dovute alla religione né discriminazioni di una particolare religione.

Che le proposte dottrinarie di Akhenaton fossero troppo difficili da attuare e, soprattutto contrarie allo “spirito” che ha permeato per millenni gli Egiziani, era evidente nei fatti stessi, che stavano alla base della sua “rivoluzione”.

Dopo la sua morte, infatti, come è noto, vi è stata una immediata restaurazione dei vecchi Dei, la sua bellissima Città appena costruita, Akhet-Aton (orizzonte di Aton) è stata abbandonata e la sua Città e la sua Teologia sono rimaste argomento per archeologi e studiosi.

Scritto da Fr. Francesco Rampini


[1] Amenofi è la grecizzazione dell’Egiziano Amen o tep (Amon è soddisfatto)

[2] Il tabu del nome non è solo prerogativa degli Egiziani. Basti ricordare il vero  nome sacro ebraico di Yahwèh fortemente protetto. Il vero nome, come è noto, è    Signore essignificas ecom vocalizzato viene  ma  י ח ו ח  

[3]  Papiro di Torino pag. 128 e segg – Iside riesce ad estorcere a Ra il suo vero nome segreto grazie ad un incantesimo mortale. Per questo Iside soprassiede alla Magia.

[4]  Pr ‘Aa – “Grande Casa” è l’effettivo  appellativo dato al Re del Basso e dell’Alto Egitto, nome poi grecizzato in Faraone

[5]  E’ per questo che la conoscenza del “vero nome” dava un potere assoluto

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