Giordano Bruno

E’ stato detto non a torto che “la vita di Bruno fu drammatica nelle vicende e tragica nella fine” Nacque a Nola in Campania nel 1548, fu chiamato Filippo. A 15 entrò nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, prendendo il nome di giordano. Durante il noviziato per le sue eccezionali qualità di memoria e di ingegno crebbe come ragazzo prodigio. Ma a 18 anni fu accusato di eresia ed entrò in conflitto con l’ambiente ecclesiastico. Dopo l’ordinazione sacerdotale la situazione peggiorò. Abbandonò l’abito e fuggì a Roma. Fuggito anche da Roma peregrinò per l’italia settentrionale e nel 1576 raggiunse Ginevra. Qui si fece calvinista; ma ben presto fu accusato di ribellione all’ortodossia della setta protestante. Passò allora in Francia ed a Tolosa si addottorò in filosofia e fu anche professore di astronomia aristotelica all’università. Nel 1581 insegna acclamato all’università di Parigi. In seguito raccomandato dal Re Enrico II, ebbe la cattedra all’università di Oxford e fu in relazione con la corte della regina Elisabetta. Ma gli inglesi gli parvero” tutti barbari e rozzi. Diventata irrespirabile l’aria di Londra, il Nolano si diresse in Germania e qui venne scomunicato per inde antiluterane. Francoforte fu l’ultima tappa dei suoi viaggi all’estero e qui pubblicò molti volumi. Ed è a Francoforte che gli giunse l’invito del giovane patrizio Giovanni Mocenigo , che lo volle a Venezia come maestro di mnemotecnica. Il Bruno accettò; ma il discepolo fu dolorosamente sorpreso di udire dal maestro “scellerate parole” sulle verità della fede così da ritenerlo “un indemoniato” e lo denunciò all’Inquisizione, che lo incarcerò. Nel 1593 Bruno fu trasferito all’Inquisizione di Roma, dove rimase in carcere per sette anni. Ai ripetuti inviti a ritrattare le sue dottrine oppose un netto rifiuto e venne allora condannato a morte. Alla lettura della sentenza rivolse ai giudici queste parole “Voi che leggete la mia condanna tremate forse più di me su cui essa cade”. Il 17 febbraio 1600 , previa mozzatura della lingua , fu arso vivo in campo de fiori a Roma, senza emettere un gemito.

Giordano Bruno

Le opere
Bruno ha scritto molte opere, le quali rivelano una molteplicità di interessi. Io ne ricordo qui le principali: “De la causa, principio et uno”; “De l’infinito, universo e mondi; “Lo spaccio della bestia trionfante ”;”de gli eroici furori ”,”De Monade”; “ La cena delle ceneri”.

Il credo religioso-filosofico
Bruno assume una posizione critica rispetto ai precetti della religione cristiana ,la quale è per lui un insieme di errori e superstizioni contrarie alla ragione. Essa ha soltanto un valore pratico e sociale: è utile per l’istruzione di “rozzi popoli che denno essere governati” Giordano Bruno parla di un suo credo religioso alternativo alla religione cristiana. Ammette l’esistenza di una divinità infinita, concepita in duplice modo. Vi è un Dio che è unità trascendente e soprannaturale, e che in un certo modo corrisponde al Dio del Cattolicesimo. Esso è definito dal Bruno “mens super omnia” e rimane inaccessibile alla ragione. Come dalla statua non si può conoscere lo scultore, dice lui, così dalla natura non si può risalire a Dio che ne è l’autore. Soltanto con la fede possiamo raggiungere questa “ mens super omnia”, mentre la filosofia deve riconoscere a questo riguardo la propria incapacità. Vi è poi un Dio che è presente nella natura come l’anima è presente nel corpo. Non si tratta, però di due divinità, ma di un unico Dio visto nell’aspetto trascendente (“mens super omnia”) e in quello immanente ( “mens insita omnibus”), accessibile alla ragione. Questa “mens insita omnibus”, detta anima del mondo, è la vera causa di tutte le cose naturali; è l’artefice interno che ha il compito di creare le cose , di ordinarle, di svilupparle e di dirigerle verso il loro meglio. Dio per Bruno, in altre parole , non è soltanto causa e principio dell’universo,; ma si rivela anche come provvidenza, L’attività divina produttrice del tutto è simile a quella del nostro intelletto; ma, mentre il nostro intelletto formula “immagini” di cose, essa fa essere le cose che pensa, le crea. La “mens insita omnibus” fa della natura un organismo vivo, materia animata, “animal vivente” ed è inseparabile dai suoi effetti, tanto che il Bruno chiama l’una natura naturans e gli altri natura naturata, L’istinto di conservazione e l’indistruttibilità sono le caratteristiche di questo universo, che non perisce mai , né nei singoli né nel tutto in cui non esiste la morte.
Quello che chiamiamo “morire”, per Bruno non è che la trasformazione da un modo di essere a un altro modo di essere; è mutare forma. Non altro: è conformarsi della materia in aspetti nuovi per forza intima alla materia stessa, la quale non è sostanza bassa , ma divina. Quello che appare morte è perpetuo rinascere. Bruno fa questo esempio. “dal chicco di grano lo stelo, dallo stelo la spiga; dalla spiga il pane; dal pane il chilo; dal chilo il sangue ;dal sangue il germe generatore ;dal germe generatore il feto ,dal feto l’uomo ;dall’uomo il cadavere , dal cadavere la terra”. L’universo così concepito da Giordano Bruno ha come caratteristica essenziale l’infinità. Viene eliminato il cielo delle stesse fisse che costituiva il limite, lo circoscriveva. In questo infinito universo si muovono infiniti mondi, di cui il nostro rappresenta solo una piccola parte.
Per dimostrare questa infinità di concetti e immagini a cui deve corrispondere nel mondo esterno altrettanta infinità, in secondo luogo Dio, causa del mondo, è infinito e non puà produrre se non un effetto infinito. L’universo quindi è infinito, in quanto prodotto infinito di Dio e consta di infinite parti a loro volta finite. Il nolano ritiene, infine che su questi infiniti pianeti ci siano altre forme viventi. Termino con questa mia opinione: Giordano Bruno rivela senza dubbio una forte personalità ed elabora tesi fortemente rivoluzionarie

Scritto da Fr. Vincenzo B.

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