Il cammino del Logos che ci accompagna verso la luce

Una breve premessa: questo lavoro consta in totale di 55 cartelle di cui 42 fanno parte del testo essenziale, mentre 13 cartelle raccolgono la parte bibliografica con le sue 145 voci.

Durante questo lavoro abbiamo scoperto grazie alle ricerche effettuate dallo storiografo Renato Del Ponte quali sono le radici più arcaiche della nostra Loggia Ver Sacrum: esse affondano nei tempi più lontani risalenti all’età del Bronzo quando iniziarono le migrazioni generazionali giunte a noi col nome di Ver Sacrum,ossia di Sacre Primavere. Si tratta di un rito antichissimo, che certamente trovava la propria origine e motivazione psicologica nelle vicende delle migrazioni di popoli nomadi e cacciatori della più alta preistoria.

Un animale sacro, un picchio, un lupo o un toro, faceva da guida ai giovani velati che si allontanavano dalla terra d’origine alla ricerca di nuove sedi lungo percorsi accidentati ed ignoti.

Uno dei suoi momenti più cruciali fu costituito da una diaspora o, se si preferisce, di un Ver Sacrum, di un contingente di Albani guidati da un condottiero. Non esistono serie difficoltà che impediscano di identificare tale personaggio con il Romolo della tradizione , ossia con l’Augusto Augure, che fu l’incognito Primo Pontefice Massimo e fondatore dell’Urbs Aeterna. Non a caso la fondazione di Roma avvenne sotto la protezione della terna divina accentrata in Giove, Marte Padre e Vesta Genitrice. Fondamentale fu il ruolo sacrale di Marte padre che era quello di garante delle “Sacre Primavere”.iDopo questo breve intermezzo possiamo proseguire direttamente alla presentazione del lavoro stesso.

E’ chiaro che quello spirito sacrale che ci accompagna lega tutti noi in una completa comunione, come avviene anche per ciò che riguarda la perennità dei simboli che ci circonda. Ciò che unisce la nostra fratellanza è un velo impalpabile, una sapienza imprescindibile, di cui percepiamo quell’alito che ci nutre a nostra insaputa. In questo lavoro esistono molte parole chiave ed anche tante equazioni. Vorremmo citare in primo un’equazione inedita ma ben conosciuta da ogni libero muratore, ovvero quella della Sapienza che sta alla Bellezza come la Bellezza sta alla Forza esattamente come la forza sta alla Bellezza e la Bellezza sta alla Sapienza per cui avremo di riflesso un insieme concettuale che si rispecchia in se in un preciso rapporto sinottico e rituale esattamente come avviene nella fisica delle simmetrie. Un’altra equazione prettamente simbolica si configura nella Sapienza che sta al Grande Architetto esattamente come Dio sta al Logos. Abbiamo qui un altro esempio che affonda le sue radici nella storia culturale indo-europea e che ci obbliga ad estendere la nostra riflessione dalle profondità più remote del nostro inconscio collettivo a quelle della razionalità scientificamente più avanzata espressa nella teorizzazione della fisica.

Queste equazioni da noi contemplate durante ogni nostro grado rituale, ci avvolgono, ci penetrano e ci riportano alla nostra essenza più profonda.

Per entrare nell’immediato e nei contenuti della tavola relativi ai primi capitoli, introdurremo subito una delle più recenti scoperte della fisica teorica resa nota sotto il nome di informazione.

L’informazione, secondo i termini più avanzati di questa scienza, esprime gli stessi dettami che possiamo riscontrare in ciò che è descritto nel libro della Sapienza di Salomone, come espressione dello Spirito Divino.

Uno Spirito Divino che si rivela essere quello della Sapienza che il Grande Architetto, unitamente a Bellezza e Forza, ha utilizzato per dare origine a questo nostro Universo.

In realtà, il presente lavoro, che ha inizio con il Logos, ha come traccia significante quell’apologo del Vangelo di San Giovanni che dà la luce ad ogni nostro rituale. Si potrebbero utilizzare un insieme infinito di testi sacri ma noi, seguendo un istinto profondo, preferiamo recitare sempre quell’apologo talvolta persino nella lingua originale del greco classico.

Oltre al Logos dell’apertura di questo Vangelo, la prima dinamica che ci permettiamo di sottolineare è quella della chimica inorganica che si trasfonde universalmente nella nuova forma della chimica organica.

Una chimica organica che a sua volta decade per divenire inorganica e quindi, poi, ritornare ad essere organica per ricostituire un ciclo che sembra essere infinito. Un ciclo che ha dato origine, presso numerose culture e religioni, in primo alla credenza della psicostasia Egizia e poi a quello della metempsicosi in Grecia con una varietà molteplice di elaborazioni. Un insieme di termini che sono il sinonimo di quella palingenesi o della rigenerazione a nuova vita. Un insieme di tematiche questo che qui viene presentato come svolgimento soggiacente di questo lavoro ma che è presente costantemente come motore significante dello stesso.

Avremo di conseguenza, allo specchio sinottico, che in fisica od in cosmologia ciò si potrebbe tradurre in una reincarnazione della materia e dell’energia che secondo i termini della fisica viene definita tuoutcourt come informazione. In realtà questo lavoro riprende tra le righe, od in sottinteso la tematica della palingenesi , utilizzando come termine metodologico quello di Karl Popper nomenclato come “di corrispondenza ai fatti”. Una corrispondenza ai fatti che allinea la metafisica con le ultime conclusioni elaborate dalla fisica teorica. In realtà nella fisica attuale la ricerca ha inizio dal campo della metafisica per giungere a quello della fisica compiendo un percorso in antinomia od inverso a quello della metata fysikà di Aristotele, la qualcosa accomuna il moderno fisico con il filosofo della Grecia pre-socratica e post-socratica nella comune ricerca della causa prima.

Del resto l’informazione sia che sia zippata usando un termine dell’informatica,o, sia che sia compressa in un Balck hole, rinasce sempre come l’araba fenice dal fuoco esplosivo del Big Bang. In questo caso l’informazione segue lo stesso itinerario della ecpirosi nella quale si definisce la palingenesi degli stoici che viene compendiata da Luigi Valerio come un “ciclico e sempre identico rinascere del mondo (con tutti i suo eventi naturali e umani), dopo l’altrettanto ciclica conflagrazione universale”. Del resto è proprio nell’informazione od in parallelo nello spirito del Grande Architetto che si celano i 4elementi della Terra,Acqua, Aria e Fuoco e le forze fondamentali della natura che in fisica conformano gli stessi. In ogni forza si esprime la bellezza e la sapienza del creato generati proprio da quello spirito del Grande Architetto che pervade il tutto. Un tutto od un olòs sul quale il fisico cerca di realizzare una sintesi per giungere al definire quale sia lo Spirito dell’informazione.

Nello svolgersi dei fatti, in precedenza in fisica, le Forze Fondamentali della natura erano 4: gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte. Attualmente la ricerca ha ridotto queste 4 Forze a tre, ovvero gravitazionale, elettrodebole e nucleare forte. La meta finale sarà quella di ridurre queste 3 Forze a una sola. Fino a giungere a quell’ ologramma o segno del tutto auspicato da Jacob Bekenstein. Ad onor del vero già in Platone negli scritti del Menone , 77 e delle Leggi, 808; veniva espresso il concetto di olonoma, ovvero quello di legge che regola il tutto.

Nei fatti questo nostro percorso 2 si appoggia su un primo olonoma, quella della formatività analoga esistente tra uomo e natura per cui sia la natura che l’uomo sottostanno alle leggi comuni della fisica o della sua logica nomenclata per noi come fisiologia. I nostri atomi sono gli stessi che conformano tutto l’universo che ci circonda e, sia noi che l’universo, sottostiamo alla stessa legge universale. Una legge universale che si frammenta in una miriade di leggi universali alle quali unitariamente tutti sottostiamo.

La formatività analoga fu anticipata in un certo qual modo dalla riflessione haeckeliana sull’ontofilogenesi per cui la nostra evoluzione fisiologica ricapitola e riassume in sé quella dell’intero Universo.

E’ facilmente comprensibile come la nostra ontogenesi che si delinea di conseguenza nella nostra ontologia segua lo stesso percorso della filogenesi e quindi quella filologica del nostro universo. E’ chiaro che la nostra esistenza e quella del nostro universo seguano percorsi sfalzati nel tempo e nello spazio. Seguita però a sussistere la nostra analogia tra noi e la natura in quanto sia l’essere umano che l’universo hanno una formatività analoga ovvero constano, o meglio sono conformati dagli stessi costituenti.

Pertanto possiamo affermare che il nostro concepimento è analogo, sebbene sfalzato nello spazio-tempo a quello del Big Bang del nostro universo.

Ugualmente come l’informazione che ci conforma resta intatta dopo la fine del suo percorso nel nostro spazio-tempo, la stessa informazione rimanendo intatta dopo la nostra morte, dovrebbe ripresentarsi tale e quale è in un’altra dimensione spazio temporale. Ciò in misura ed in simmetria con quella legge universale alla quale si appella Leonard Susskind e che Lee Smolin compendia con l’enunciato: “le creature viventi, come ogni altra cosa dell’universo, sono fatte di atomi che obbediscono alle stesse leggi di ogni altro atomo del mondo”.

Infatti anche l’informazione di cui è costituito tutto l’universo si ripropone intatta dopo il suo passaggio nel Black Hole ripresentandosi in un’altra dimensione spazio-temporale nella forma fisica del Big Bang.

Semplificando ulteriormente, l’informazione che ci conforma passerà intatta dopo la nostra morte dalla nostra dimensione spazio temporale in un’altra dimensione spazio temporale. In questo caso l’universo materno diviene funzionalmente la struttura più analoga al Black Hole. Entrambi possiedono già una quantità notevole di informazione e sempre entrambi assorbono informazione che viene arricchita attraverso l’attrazione che ambedue esercitano verso l’esterno. Un’informazione che poi viene partorita attraverso il corridoio od il canale del White Hole in un’altra dimensione dello spazio tempo attraverso il Big Bang. Fisica e fisiologia si presentano qui pienamente analoghe. Questa simmetria si ripresenta proprio nella nomenclatura fenomenologica utilizzata nella fisica.

Di fatto il Black Hole ingloba l’informazione e la restituisce intatta attraverso il canale del White Hole in un’altra dimensione spazio temporale. In questa nuova dimensione spazio-temporale verrà alla luce un nuovo universo attraverso il presentarsi della progenie fisica del Big Bang.

Questo parto cosmico è stato cosi definito dall’astrofisico Lee Smolin evidenziando il fatto che un Black Hole può dare alla luce “molta o poca progenie”. Gli universi che verranno generati saranno necessariamente uno diverso dall’altro esattamente come i figli di uno stesso padre e di una stessa madre. Pertanto ciò ci induce a considerare il fatto che l’informazione dell’universo con quella del Black Hole debbano coniugarsi tra di loro riproponendo la dinamica della conservazione della massa, formulata da Antoine-Laurent de Lavoisier ed espressa nella sua famosa massima “Rien ne se perd, rien ne se crée, tout se transforme”.

Invece per ciò che riguarda il restare intatto dell’informazione, punto fondamentale dei concetti che stiamo esprimendo, l’informazione stessa è stata riconosciuta in quanto intangibile sia nell’analisi effettuata dai fisici della meccanica quantistica che da quelli della corrente relativistica.

Il censore più accurato di questa proprietà posseduta dall’informazione è stato Stephen Hawking il quale ha dato infine ragione al fisico Leonard Susskind attorniato a sua volta dai fisici Lee Smolin e Jacob Bekenstein. Quindi l’informazione rimane intatta anche dopo aver superato il Black Hole. Parimenti anche noi, come nella palingenesi degli stoici, dopo il Black Hole della fine della nostra esistenza dovremmo, rimanendo intatta la nostra informazione, rinascere in un’altra dimensione spazio temporale. E’ certo che la nostra vita e quella dell’universo seguano due percorsi differenti nello spazio-tempo e quindi di conseguenza questa sfalzatura si ripresenta anche nei passaggi, per entrambi, estremamente diversificati di nascita e morte. La dinamica però in conseguenza della legge universale alla quale sottostà il tutto unifica sempre per il tutto la regola del nascere e del morire. Il punto fondamentale, la chiave di Volta di questa palingenesi del tutto, resta e rimane quella razionalizzata dell’informazione o dello spirito divino del Grande architetto.

Un’informazione validata nella sua essenza dall’analisi effettuata dai 4 fisici teorici più importanti del nostro tempo (Steven Hawking, Leonard Susskind, Lee Smolin e Jacob Bekenstein) che confermano unanimemente il valore euristico della proprietà del rimanere intatta dell’ informazione stessa.

Dopo questo primo approccio teoretico costituito da un insieme concettuale estremamente vasto e sicuramente non semplice ci permettiamo di rimemorare e ricapitolare i concetti fin qui espressi con modalità espressiva più disinvolta e scorrevole.

Il rinascere o la palingenesi dell’informazione, si ripresenterebbe tale e quale nei suoi particolari secondo la verifica fondamentale effettuata da Leonard Susskind attraverso il calcolo matematico. Il passaggio indenne dell’informazione attraverso il Black Hole avverrebbe grazie al corridoio del White Hole cosi nomenclato e definito, sempre attraverso il calcolo matematico, da Joe Smoller e Blake Temple.

Esso è un vero e proprio canale del parto del Black Hole. Un canale che allo stesso tempo si pone come linea di demarcazione tra la fine di un ciclo spazio temporale e l’inizio di un nuovo e differente ciclo spazio temporale.

Questa dinamica è soggiacente quasi universalmente nelle credenze religiose di molti popoli.

In fisiologia, secondo la comune regola della formatività analoga tra uomo e natura, dovrà necessariamente esistere un modello analogo a quello del White Hole fisico, per cui ognuno di noi dovrebbe percorrere un analogo canale della palingenesi che ci conduca ad una nuova e differente dimensione spazio-temporale.

Pertanto la struttura significante del White hole dovrebbe matematicamente condurre anche noi, o meglio lo spirito divino dell’informazione che sempre ci conforma, in un’altra dimensione spazio-temporale.

E’ proprio lo spirito divino dell’informazione nel delinearsi attraverso il principio antropico che ci conduce ad esprimere quell’intelligenza fatta di immagine e somiglianza del grande architetto. Un grande Architetto che con la sua sapienza, bellezza e forza pervade ogni vecchio e nuovo universo.

Di fatto, rimemorando e riassumendo, l’informazione, sia per ciò che riguarda la fisica quantistica che quella della relatività einsteiniana, rimane intatta. In conseguenza di tale proprietà ognuno di noi poiché conformato dall’informazione, sottostando alla stessa legge dell’informazione dovrebbe rinascere dopo la morte in un’altra dimensione spazio temporale.

Quindi potremo di nuovo affermare con maggior sicurezza un’altra similitudine che via via si presenta sempre più chiaramente: il Black Hole è un vero e proprio utero cosmico nel quale l’informazione finisce il suo cammino intrapreso nel nostro universo spazio-temporale, per iniziare un nuovo cammino in un altro universo spazio temporale. Pertanto, come già affermato, il Black Hole presenta una analogia con l’utero materno a carattere funzionale.

Anche la progenie partorita dalla madre è nuova vita: nasce in un tempo cronologicamente e socialmente differente ed in una dimensione spaziale parimenti diversificata.

Potremo fornire ancora un’ulteriore analogia: quella esistente tra metafisica e fisica. Essa è visibile in quel riassumere e ricapitolare dell’ontofilogenesi che ci obbliga a visualizzare in un quadro sinottico il rispecchiarsi del nostro esistere fisico e metafisico con quello dell’esistere fisico e metafisico dell’universo.

E’ proprio Leonard Susskind, l’interlocutore privilegiato di Steven Hawking, che mette in chiaro questo ultimo enunciato, per cui ci riferisce come sia noto il dualismo presente nell’ alternarsi delle scoperte in fisica e in cosmologia: per esempio si avrà che una teoria inizialmente definita come metafisica quale quella dell’orizzonte degli eventi del Black Hole diverrà poi una teoria fondamentale e riconosciuta nel campo della fisica. Del resto teorie metafisiche e fisiche si appoggiano entrambe su quel Theos la cui significazione più profonda è quella significante di Dio, proprio come afferma l’etimologo Ottorino Pianigiani nella sua disanima della voce: teologia.

Appare qui in evidenza il fatto che è il LOGOS Divino che informa di sé ogni espressione teoretica dell’essere umano sia fisica che metafisica. Un Logos che, come appare nell’evidenza dell’apologo del Vangelo Giovanneo, è in se per sé incarnazione divina. Un’incarnazione divina, già prefigurata nella sapienza di Salomone, quale espressione dell’architetto divino. Quindi il Logos attraverso la sapienza del Grande Architetto profusa nel tutto ci accompagnerà come l’informazione da un’ eternità ad un’ altra eternità.

Quindi l’ Hendiadys o l’uno costituito da 2, dello spirito dell’ informazione apre lo scenario del giusto o dello sbagliato, del buono e del cattivo che lo stesso spirito dell’informazione supera in modo intangibile. Lo spirito dell’informazione come i fenomeni attraverso i quali la natura stessa si manifesta, non sono né buoni né cattivi: un terremoto ad esempio è la manifestazione dell’assestamento giroscopico della crosta terrestre senza il quale verrebbero a turbarsi in modo ben più grave, gli equilibri armonici del moto di rotazione del nostro pianeta. Quest’esemplificazione ci conduce a esprimere il concetto per cui possiamo affermare che Dio non è né buono né cattivo esattamente come non sono né buoni né cattivi tutti i fenomeni naturali. E’ l’essere umano che vede erroneamente la natura o la fisica come espressione del dualismo del divino e del diabolico.

Di fatto il Diavolo, secondo l’etimologia a lui legata, spezza, scinde e divide la vita nel suo fluire. Un fenomeno impossibile a verificarsi poiché anche se deviato il fluire della vita non può essere interrotto. La morte del resto come stiamo cercando di dimostrare è solo un passaggio per cui il concetto filosofico del diavolo è in se per se denegante.

Esprime in realtà il concetto di antinomia o di Dervernaigung elaborato anche dalla riflessione psicoanalitica più recente.

Questa ambivalenza ci riconduce alla razionalizzazione della corrispondenza ai fatti, per cui tutto ciò che non è provato dalla corrispondenza stessa nella teorizzazione della fisica, è considerato in anteprima come frutto dell’osservazione o della nobile ipotesi metafisica od, in negativo, della superstizione.

Ora e qui però diviene evidente quanto sia corrispondente ai fatti la nobile metafisica della palingenesi nell’oriente eterno del libero muratore con le conclusioni della fisica più avanzata che abbiamo fin qui compendiato.

In ultimo vorremmo presentare una struttura simbolicamente paradigmatica fondamentale nella logica teoretica della nostra cultura. Una struttura architettonica costruita necessariamente da un architetto che interagisce sia con il mondo fisico che con quello metafisico ovvero da quel pontefice che unisce attraverso questa struttura fisico- metafisica le due rive tra le quali scorre il flusso della vita.

Due rive non opposte ma complementari, come lo spirito divino e l’informazione, il sacro ed il profano, l’esoterico e l’exoterico, la teoretica religiosa e la teoretica fisica che non sono mai in contrasto fra di loro o negativamente rivali, poiché il ponte vuol congiungere 2 rive opposte per permettere quella coniugazione che ci conduca alla conoscenza. Due rive che divengono ostili solo in conseguenza della nostra pulsione verso l’ ignoranza.

Per esemplificare il concetto della pulsione verso la gretta ignoranza, “gli infiniti mondi” della teorizzazione sia fisica che religiosa di Giordano Bruno, avevano ed hanno una corrispondenza hai fatti nella conoscenza attuale ma ebbero una conclusione nefasta, quella del bruciare il portatore di una verità.

Il libero massone persevera nel seguire in quel cammino sulla traccia di quel ponte significante che coniuga le rive della teorizzazione sacra con quella profana, o meglio, teologica e fisica. Un coniugare che ha da sempre una corrispondenza ai fatti che gradualmente si perfeziona esattamente come il lavoro su quella pietra che da grezza viene sempre più levigata.

L’errore umano sta nel rifiuto del capire o nell’immobilità o nel rifiuto del percorrere il cammino della conoscenza. Un cammino della conoscenza che ogni libero muratore compie levigando perennemente quella pietra grezza nella quale l’intelletto di ognuno di noi si identifica.

Quindi l’operazione hendyadica del coniugare il sacro con il profano unifica gli antipodi svelando ciò che è la vera sapienza od informazione del grande architetto.

Eravamo e siamo qui di fronte ad un paradigma poietico: quello di ogni umano il cui intelletto pontificale si arricchisce nella costruzione del ponte creativo del proprio conoscere.

Nella tradizione Muratoria questo connubio bipolare è costantemente presente nell’armonia dei vari simboli che si trovano nei nostri templi: pavimento a scacchi, le due colonne, il Sole e la Luna, e così via dicendo.

Pertanto quel Pontefice, quell’architetto che si manifesta in ognuno di noi, diviene la rivelazione significante di quel logos espresso dallo spirito divino o dall’informazione che conforma ogni esistere.

Per concludere questa introduzione, ritorneremo all’incipit di questo lavoro e quindi a quello delle primavere sacre o della Ver Sacrum da cui la nostra loggia prende il nome. Il precursore della liturgia ponteficale fu proprio quel Romolo, condottiero della Ver Sacrum e fondatore della Urbs Aeterna.

L’attribuzione ideale di primo pontefice massimo gli proviene dalla leggenda che attualizzava l’unione ponteficale da lui tracciata tra il regno dei cieli con quello terreno. Di fatto la leggenda narrata da Plutarco riporta l’apoteosi di Romolo, per cui il primo Re di Roma affermava : ” Agli dèi, dai quali provengo, piacque che io rimanessi tra gli uomini solo tanto tempo, quanto ci fui, e che, fondata una città destinata a grande impero e gloria, di nuovo tornassi in cielo.” ( Teseo e Romolo, 28). Una leggendaria apoteosi riportata anche da Tito Livio nell’inciso: “Dagli dèi disceso e dagli dèi accolto”. (A.U.C., IV, 15).

Avremo quindi, un ponte anteroposteriore che si sovrappone a quello bilaterale del fiume della vita al cui centro si innalza un ponte verticale che unisce terra e cielo. Il simbolismo del ponte si concretizza quindi in 3 assi ortogonali che si rispecchiano con modalità catottrica nei gradi simbolici dell’apprendista, compagno e maestro.

Quindi potremmo formulare un’ipotesi: che l’eternità diviene la traccia significante espressa dalla terna ortogonale di quel ponte che unisce vita e morte facendole divenire un continum con l’eternità. Pertanto anche il mito nella sua manifestazione più esoterica ci rimanda incredibilmente alla più attuale elaborazione scientifica sulla geometria strutturale del cervello organizzata su tre assi ortogonali. i

Una scoperta questa che avvalora sia la geometria dei gradi simbolici del libero muratore sia quella da me effettuata nel lontano marzo 1983, quando giunsi ad evidenziare che la geometria strutturale del cervello era organizzata su tre assi ortogonali.

Una scoperta effettuata stimolando con luci aventi i 7 colori dello spettro solare pazienti in stato di coma con grave sofferenza celebrale accompagnata da tetraplegia spastica. ii

Quindi esiste un ponte che unisce attraverso la corrispondenza ai fatti i tre gradi simbolici del libero muratore con quelli della neurobiologia.

Ciò ci induce a concludere che quel logos illumina il nostro cammino che ci indica il sentiero ulissideo del nostro itinerario che non avrà mai fine. Un viaggio eterno che si lega in noi con la certezza che vita e destino non siano mai definitivi, ma sempre aperti a nuovi orizzonti, insieme a quel Logos che ci accompagna nel comune cammino verso una nuova luce.

Mario Bulletti

Prefazione

Analizzeremo enunciati e deduzioni di eminenti pensatori e scienziati in campi pluridisciplinari, tentando di operare una sintesi pontificale tra sacro e profano, tra esegesi biblica e le ultime scoperte della fisiologia e della fisica in campo scientifico.

Metteremo a confronto la nostra ontogenesi con la filogenesi. Una ontogenesi che segue il nostro passo a passo esistenziale che si delinea in noi ancor prima del nostro concepimento, fino al trapasso programmato per apoptosi, un confronto che ha preso forma in uno schema sinottico tra due universi, quello astrofisico con quello materno.

Constateremo che esistono strette concomitanze tra la fisica dell’informazione con lo spirito della Sapienza, una Sapienza che, come la luce, é stata creata dall’inizio per l’eternità.

Informazione, Sapienza e luce, espressione in sintesi della vita, sia nell’esegesi biblica che nella teorizzazione della fisica, si esprimono come enti immortali che, nel loro trapasso astrofisico, rinascono e si ripropongono in un’altra dimensione spazio-temporale; il parallelismo che ne consegue, visto che la materia e l’energia di ogni essere umano sono conformate dall’informazione che si delinea nella formatività analoga esistente tra uomo e natura, allo stesso modo la nostra informazione, nella sua totalità, sia spirituale che materiale, è predestinata a rinascere immutata in un’altra dimensione spazio-temporale.

Una conclusione, questa, che si rivela come una congettura che é allo stesso tempo indimostrata ed inconfutabile poiché nessun testimone l’ha mai smentita, ma che segue un coerente percorso logico-matematico di corrispondenza ai fattiiii che cerca di operare una sintesi tra la fede sulla nostra immortalità con quella delle ultime teorizzazioni nel campo dell’astrofisica.

0.1 Il Logos dell’ontofilogenesi.

L’enunciato giovanneo “Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος”iv,en arché èn ò Logos, ovvero In principio era il Logos, si concilia attualmente, in modo del tutto singolare, con la fisica teorica per cui, secondo il fisico teorico Michael Moyerv del Lawrence Berkeley National Laboratory di San Francisco: “Nel corso degli ultimi vent’anni i fisici hanno capito molto di come l’universo immagazzina informazione, arrivando a ipotizzare che sia l’informazione, e non la materia e l’energia, a costituire l’unità fondamentale dell’esistenza.”vi Ciò ci permette di affermare che la forza vitale di quel Logos abbia dato forma a quell’universo inorganico che a sua volta ha dato forma, od ha informato di sé, l’universo organico al quale ognuno di noi appartiene. Già nel XIX secolo il filosofo e biologo tedesco Ernst Haeckelvii della Universitat Jena, affermava che: “L’ontogenesi riassume e ricapitola in se la filogenesi”. Una filogenesi che, nella sua significazione etimologica, ci rimanda al greco φυλή, filé (classe, specie) e γένεσις, ghénesis (nascita, creazione, origine), per cui la filogenesi è lo studio dell’evoluzione della vita, essendo nel contempo, anche secondo il premio Nobel Rita Levi Montalciniviii: “un processo evolutivo degli organismi vegetali e animali dalla loro comparsa sulla Terra ad oggi.”ix Pertanto la forza, la Bellezza e la Sapienza che informano di se ogni essere umano riepilogano e ricapitolano in se la nostra filogenesi inorganica ed organica.

Alla luce di quanto appena affermato, potremo proporre un parallelismo fra la forza del big bang che diede origine al nostro universo con quella che diede origine al nostro concepimento. Ambedue queste forze sono precedute da quel progetto insito nel Logos e dal progetto epigamico, ovvero dell’uomo che viene prescelto da ogni donna libera, e che ha predisposto infine il concepimento di ogni essere umano. Di fatto, come afferma lo psicobiologo David P. Barashx, dell’Università di Washington D.C., la scelta epigamica: “è il processo in base al quale i membri di un sesso (generalmente i maschi) vengono scelti come partners potenziali dai membri dell’altro sesso (generalmente le femmine).”xi Per ciò che riguarda la mia professione di sessuologo psico clinico ho sempre chiesto, a partire dal 1983, ad ogni donna con cultura e nazionalità differenti: “lei farebbe l’amore con un uomo che non le piace?” ricevendo sempre come risposta un no certo, per cui, alla seconda domanda: “quindi è lei che sceglie l’uomo?” mi sono sempre sentito rispondere, dopo un attimo di riflessione, un si convinto. Quindi il nostro concepimento è sempre preceduto, od informato, da un progetto insito universalmente nelle aspettative che ogni donna libera rivolge verso ogni uomo. Un uomo che sarà un modello significante per il concepimento e la variabilità genetica della futura prole. Di fatto la donna unisce il proprio patrimonio genetico con quell’uomo che è per lei il migliore degli uomini e le cui aspettative psicofisiche rientrano nel progetto più ambito dalla donna. Pertanto la prole sarà il frutto di quel progetto che sancisce la predestinazione filiale. Per spiegarci meglio intorno alla dinamica della nostra predestinazione, utilizzeremo una metafora banale, valida sia sotto il profilo psicologico che fisico: se la donna scegliesse un africano piuttosto che uno svedese predestinerebbe la prole verso una genetica specificatamente vincolata. Del resto, la scelta della donna si muove sul binario di una doppia selezione. La prima è culturale, quando sceglie il suo partner. La seconda è biologica, quando viene agita la selezione dello spermatozoo, unico fra centinaia di milioni, che verrà prescelto infine dall’ovulo per fondersi con lui. Iniziando quel processo descritto in biologia come processo epigenetico.

Chiarito questo doppio aspetto, valido non solo biologicamente, ma anche per ciò che riguarda la selezione psicologica, di cui non tutti i maschi si rendono contoxii, potremo riprendere l’argomentazione di quella forza che dal concepimento in poi dà origine, nell’universo del grembo materno, alla nostra vita. Una forza che ripercorre proprio il nostro cammino filogenetico, che si rispecchierà poi anche nella nostra più alta espressione culturale, quella della bellezza della poiesi artistica.

0.2 Il riverbero del Logos durante la vita intrauterina.

Ciò che vogliamo dimostrare è che, tanto più la creatività umana affonda la sua ricerca nelle sue profondità più vicine all’origine, quanto più la sua ricerca risulta elevata. Proponiamo qui una serie esemplificativa che evidenzia quanto sia importante il riverbero del vissuto intrauterino nella vita dell’umano ed, in special modo, in quella della ricerca artistica. Una ricerca che spazia in ogni direzione, fino a toccare la rarefazione dell’universo matematico e delle sue rappresentazioni. Ci confermava al proposito il neuropsichiatra perugino Francesco Sediarixiii: “E’ noto come sorprendenti somiglianze siano risultate tra alcune forme della natura rilevate al microscopio (cristalli, microorganismi, ecc.) e forme create dall’uomo, da artisti all’oscuro di quelle forme pertanto espressione di una formatività analoga tra l’uomo e la natura.”xiv A conferma di questa citazione, presentiamo una comprova a noi fornita dal matematico Michele Emmerxv dell’università di Roma “La Sapienza” a proposito del pittore triestino Lucio Saffaroxvi: “Nel 1985 i chimici Harold Kroto, Robert Curl e Richard Smalley scoprirono una nuova molecola. Si trattava di un allotropo del carbonio (i più noti sono il diamante e la grafite). Sono molecole composte solo di carbonio, che prendono la forma di una sfera cava. La più comune è quella denominata C60, la cui struttura assomiglia a quella di un pallone da calcio con facce che sono esagoni e pentagoni regolari: forma descritta secoli prima da Luca Pacioli e disegnata da Leonardo da Vinci nel De divina proportione. Alla nuova molecola fu dato il nome di buckminsterfullerene perché la sua forma è molto simile a quella delle cupole geodesiche inventate dall’architetto USA Buckminster Fuller. Nel 1996 il premio Nobel per la chimica venne assegnato ai tre ricercatori. Ma senza essere a conoscenza della scoperta della molecola, qualche anno prima, Saffaro già aveva disegnato forme simili (e fu invitato a parlarne al primo convegno internazionale in cui si parlò del buckminsterfullerene).”xvii Per attualizzare ulteriormente la Forza, Bellezza e Sapienza della formatività analoga tra l’uomo e la natura addurremo l’esempio del pittore statunitense Jackson Pollockxviii. Lo stesso dipinse, nel 1952, il quadro divenuto famoso con il nome Blue Poles, Number 11 ed esposto alla National Gallery di Canberra. Questa opera si presentava come una vera e propria anticipazione della formatività analoga della struttura fisicomatematica dei frattali. Una struttura scoperta più di venti anni prima della sua attualizzazione nel mondo scientifico e formalizzata dal matematico Benoit Mandelbrotxix, ricercatore della IBM, nel suo testo Les Objects Fractals; Forme, Hazards et Dimensions del 1975. Dopo questa prima esemplificazione, che ci ha condotto fino alla matematica dei frattali, siamo portati a dimostrare che la Forza, la Bellezza e la Sapienza del Logos vitale si ripropongano, dal concepimento e durante tutto l’arco della vita, sotto un’altra forma di matematica. Una matematica che si lega con la musica ed, in modo del tutto stupefacente, sia con la genetica umana che con quella animale. E’ d’obbligo, a questo punto, fornire alcune premesse che permettono di associare la matematica con la musica, per poi introdurre il fattore genetico. Chi ci introduce su questa via associativa è il filosofo greco Pitagoraxx, che coniò proprio il termine di matematica unitamente a quello di filosofia. Ci aggiorna al proposito l’astrofisico Mario Livioxxi, direttore dell’Istituto de telescopio spaziale Hubble: “A Pitagora e ai Pitagorici si attribuisce di solito la scoperta del fatto che dividendo una corda in semplici quantità intere consecutive si producono intervalli armoniosi e consonanti, il che si manifesta in ogni esecuzione di un quartetto d’archi. Quando due corde simili sono pizzicate simultaneamente, il suono risultante è piacevole se tra le lunghezze delle corde c’è un rapporto semplice. Per esempio, corde di uguale lunghezza (rapporto 1:1) producono un unisono; un rapporto 1:2 produce l’ottava; 2:3 dà luogo alla quinta perfetta e 3:4 alla quarta perfetta. Oltre ai suoi attributi di spazio, perciò, si poteva concludere che la tetraktis rappresentasse i rapporti matematici alla base dell’armonia della scala musicale. Questa correlazione, quasi magica, tra spazio e musica produsse un simbolo per i pitagorici e diede loro l’idea di un «harmonia» (accordo) nel «kosmos» (ordine delle cose)”xxii. L’associazione tra quartetto d’archi ed ottave ci conduce ad una correlazione quasi magica esistente con l’ armonia della Forza, Bellezza e Sapienza. Un insieme che si riscontra sia nella genetica umana che in quella animale e che potremmo definire come Sapienza essenziale presente nella formatività della natura. A questo proposito, ci fornisce una stupefacente esemplificazione di quanto appena affermato e, nello specifico, sulla formatività analoga esistente tra musica, algoritmica e genetica, il biologo giapponese Susumu Ohnoxxiii, in un suo articolo divenuto famoso e pubblicato nel 1986xxiv. Lo stesso fu ricercatore presso il Beckman Research Institute del City of Hope Medical Center di Duarte (Los Angeles, California). La biologa Mary Anne Clarkxxv della Texas Wesleyan University riassume per noi il contenuto dell’articolo: Susumu Ohno “evidenziò il fatto che le variazioni di due piccole sequenze primordiali del DNA umano (il decamero AAGGCTGCTG ed un derivato AAGCTG più piccolo) si ripetono più e più volte come temi principali nelle sequenze dei geni, dove si alternano con temi secondari composti da altre sequenze. Per rendere più viva la reiterazione ripetitiva di questi temi, lo stesso associò la sequenza del DNA con note musicali secondo una scala di ottave, ottenendo un brano per violino. Curiosamente, utilizzando al rovescio la stessa metodica, associata ad un notturno di Chopin, ottenne una sequenza codificante di 160 codoni, molto simile a quella dell’ultimo esone del gene di topo RNA polimerasi II.”xxvi

Avremo quindi In parallelo che l’armonia cosmica del DNA, che si genera all’interno dell’universo materno dal concepimento in poi, ci permette di associare non solo la tetraktis pitagorica con le serie musicali di Susumu Ohno, ma anche con quella della tematica della ricerca, sia artistica che tecnica, effettuata in tutti i campi dello scibile condotta da quell’umano ulissideo il cui cammino non avrà mai fine.

0.3 Il Logos tra albero della vita e branching.

Esistono tre esemplificazioni dell’albero: quella espressa nell’insieme molteplice della natura, quella simbolica delle Sefirot ed infine quella biologica, delineata attraverso la struttura neurologica del branching. In quest’ultima informatività del Logos si reduplicano Forza, Bellezza e Sapienza della filogenesi per cui, immancabilmente ed in parallelo, nella nostra ontogenesi si avrà che lo sviluppo genetico inizierà a dar forma all’espressione più alta del Logos: quella dell’intelletto umano. Un intelletto che, nella sua prima informatività, presenta un’evidenza del tutto singolare, quella relativa a un nous nascente la cui fissazione intellettiva è del tutto impensabile. Una fissazione dell’intelletto legata a ricordi prenatali che si legano con la memoria e la psiche del feto. Ciò ci permette di avanzare l’ipotesi che, con la Forza e la Bellezza, inizi il coniugarsi di ciò che potremmo definire come protosapienza.

Una fissazione sapienziale che si evidenzia attraverso la teoria del branching. Secondo questa teoria sono proprio le esperienze a modulare e a conformare la strutturazione fisica del nostro sistema nervoso. La mancanza di stimoli provoca l’apoptosi, o la morte, dei neuroni presenti nel cervello del neonato nelle localizzazioni corrispondenti non attivate proprio per mancanza di stimoli. Ci compendia al proposito Rita Levi Montalcini: “All’ipotesi di un’evoluzione lineare progressiva, si è sostituita quella di un’evoluzione per branching, o per radiazione a ventaglio, che vede nel cervello un insieme di aree e sistemi ognuno dei quali è andato incontro a un’evoluzione non eguale in tutte le specie, né parallela a quella che si è verificata negli altri settori cerebrali.”xxvii Il cammino del branching è identico a quello definito da Michelangelo Buonarroti come “per via di porre”. Di fatto, le nostre esperienze e soprattutto le nostre conoscenze, stimolano l’accrescimento delle sinapsi, mentre la nostra immobilità e la nostra ignoranza deprimono la crescita sinaptica, conformandosi come “per forza di levare”xxviii, ovvero per apoptosi.

Al proposito, illustravo questo concetto nel mio scritto Dalla percezione alla trascendenza, per cui: “Nel neonato la dinamica filogenetica si rispecchia analogamente al branching. Il suo sistema nervoso si presenta come le foltissime chiome di un albero rigoglioso. Un albero, però, che ha già una sua ben precisa definizione. Una definizione legata al riconoscimento di un percepito e quindi di un vissuto. Un vissuto, a sua volta, legato all’esperienza primordiale di tutto ciò che è stato percepito ed appreso in primis all’interno dell’utero materno. Potremmo dire che il neonato è il figlio di quel feto che ha già una sua protopersonalità canalizzata verso certe vie specifiche. Una personalità che potremmo mettere, senza tema di dubbio, in relazione con ciò che potrebbe essere chiamato, in senso molto aperto, conoscenza. Al contrario, lo sconosciuto, ossia la mancanza di conoscenza di ciò che sarà riconoscibile poiché già conosciuto, determinerà la potatura, lo sfoltimento delle chiome sinaptiche inutili, poiché non stimolate allo svilupparsi. Quindi il primissimo movimento, la prima forza, ossia quella dinamica che sovrintende in primo alla nostra crescita, al nostro destino intellettuale, ha inizio con la spontanea e naturale infoltitura neurologica nata dalla conoscenza per percezione e, contemporaneamente, con la sfoltitura relativa o in diretta correlazione con la mancanza di stimoli e, quindi, di apprendimento. Ambedue i processi, quello di infoltitura naturale e di sfoltitura, hanno già il loro incipit nel feto all’interno dell’utero materno. Quindi l’accrescimento primordiale e, dall’altra parte, la sfoltitura, definiranno quelle che saranno le caratteristiche fondamentali della nostra personalità.”xxix

Un esempio del tutto banale si evidenzia nell’incapacità di pronunciare la r nei cinesi, poiché questa lettera è venuta a mancare sia nella risonanza uditiva del feto, sia nell’apprendimento postnatale. Per tal motivo la piccola chioma dell’albero cerebrale relativa alla lettera r si è automaticamente annullata, dando luogo a una sfoltitura, od ad una apoptosi, che darà luogo all’incapacità od alla difficoltà del cinese di pronunciare questa lettera. Il fenomeno dell’apoptosi si lega non a caso con quello della caduta delle foglie di un albero. Un albero che, in se per se, si ripropone come esemplificazione dei 3 alberi citati in primis. Il fenomeno a tutti noi comune dell’apoptosi ci viene così descritto dal biologo cellulare Alessandro Quattronexxx del Center for Integrative Biology di Trento: “[…] nei tessuti dei mammiferi si realizzava un tipo di morte particolare, che chiamarono apoptosi, prendendo a prestito questo termine greco evocativo delle foglie di un albero che, a una a una, cadono. Questa morte non massiva, non catastrofica, riconobbero, è una componente essenziale della normale omeostasi tissutale; è il contraltare della proliferazione, ed è un determinante dello sviluppo degli organi, che vengono conformati altrettanto per sottrazione che per aggiunta.”xxxi

0.4 Il Logos del riconoscere nella nostra prima memoria.

Quindi, riepilogando, nell’universo primordiale del grembo materno si accende la prima scintilla della conoscenza, nella quale ha proprio inizio il cammino del Logos. Del resto, il termine conoscenza, costituito da co, ossia cum, od insieme, e gnoscere, relativo a mente ed intelletto, è un processo mentale che, proprio attraverso quel cum od insieme, ci indirizza verso il primordiale rapporto costituito dalla hendiadys simbiotica, feto-neonato e madre. In qual modo avvenga uno fra i primi processi cognitivi di apprendimento, e quindi di Sapienza, viene esemplificato per noi dal neuropsichiatra Richard Restakxxxii, della George Washington University: “Anthony Decasper (psicologo alla University of North Carolina a Greensboro) chiese a sedici donne gravide di leggere due volte al giorno a voce alta, negli ultimi sei mesi della gravidanza, un libro per bambini intitolato Il gatto nel cappello. A quel tempo parve una cosa sciocca, una donna che leggeva a voce alta una storia per bambini in una stanza vuota. In realtà però, la stanza non era vuota: c’era un ascoltatore, nascosto in profondità in quella lettrice lievemente incredula e senza dubbio scettica. Il tempo di lettura totale prima del parto fu di circa cinque ore. Quando quei bambini nacquero, Decasper li collegò alla tettarella e alla cuffia. I neonati impararono rapidamente a succhiare in modo tale da potersi ascoltare la registrazione della madre che leggeva Il gatto nel cappello. Sostituendo la registrazione di questa storia con quella di un altro libro per bambini, Il re, il topo ed il formaggio, letto sempre dalla madre, non si riuscì ad ottenere lo stesso risultato. Il bambino aveva imparato a succhiare in un certo modo per poter tornare ad ascoltare ciò che aveva udito prima della nascita, durante quelle cinque ore intervallate nei sei mesi di attesa del grande evento. Il neonato aveva imparato a riconoscere la madre che leggeva Il gatto nel cappello mentre non aveva ancora imparato a riconoscere la madre che leggeva un libro diverso o, più probabilmente, voleva solo riascoltare ciò che aveva ripetutamente udito in precedenza.”xxxiii

E’ qui innegabile la stupefacente e tenera bellezza che si esprime in quel neonato che dà prova, nella sua condotta, non solo di una ben precisa dinamica di memorizzazione, ma anche di una capacità innata di individuare, identificare e scegliere che conformano, in se per se, l’esistenza ingenita di un processo cognitivo mosso dalla volontà. E’ ancor più stupefacente il sapere che questo processo di apprendimento possa avere una sua sedimentazione, o di branching sinaptico, a partire fin dal quarto mese di vita dopo il concepimento. Un processo di branching che si instaura, si fissa, a partire da una media di lettura di soli 50 minuti per mese. E ciò avviene a fronte di tutti gli stimoli che il feto percepisce durante le 4320 ore di vita intrauterina vissuta durante i sei mesi della sperimentazione e della lettura de Il gatto nel cappello. Quindi il neonato, fin dalla nascita, sa già distinguere e selezionare volontariamente e, nel contempo, ordinare, catalogare e memorizzare le percezioni che informano l’universo a lui circostante come in una vera e propria biblioteca della mente. Un’altra prova che conferma quanto appena documentato ci viene fornita ancora una volta da Anthony J. Decasper, con una ricerca eseguita insieme a W. Fifer. In essa si dimostra come “nelle prime ore dopo la nascita, i neonati mostrano di riconoscere e preferire la voce della propria madre rispetto a quella di altre donne e rispetto anche a quella del padre”xxxiv. Quindi il neonato, già subito dopo la nascita, presenta un carattere che si conforma con la sua protopersonalità, in simbiosi con quella dell’universo del grembo materno e quindi con la madre. Una simbiosi che, d’altro canto, ancora non presuppone una differenziazione psicologica tra neonato e madre, ma che però evidenzia il carattere della decisionalità volontaria posseduta dal neonato. Quindi avremo in primo un cosiddetto residuo della primordiale mancanza di distinzione psichica fra soggetto e oggetto che nella nostra ontogenesi si situa nel rapporto simbiotico tra madre e feto. Un residuo accompagnato, però, dalla capacità ingenita del saper distinguere, o scegliere e vagliare, sostenuto da una precisa decisionalità volontaria del neonato. Il preferire ciò che lega il neonato alla madre diverrà poi, per accrescimento, lo scegliere ciò che si lega con le scelte della madre. Si avrà quindi un preferire vincolato alla madre e poi vincolato con le scelte della stessa. A questo vincolo però si aggiungerà in parallelo la scelta conseguente all’autonomia dell’Io, per cui dopo la fase simbiotica si aprirà l’orizzonte più vasto delle preferenze. Un orizzonte che conserverà però sempre un forte legame a carattere inconscio con la prima fase simbiotica.

Avremo quindi, riferendoci alla fase dell’ontogenesi simbiotica, non un residuo, ma bensì un reperto ben chiaro che ritroveremo nella nostra filogenesi più arcaica. Un reperto culturale e cultuale che, come ho dimostrato a suo tempo: “[…] ha la sua rappresentazione simbolica nell’icona della Grande Dea primigenia. Una presenza documentata a partire dal 500.000 a.c.. Grazie a questa datazione possiamo affermare che essa ha superato la barriera del tempo nella quale si sono sviluppate tre differenti specie umane, quella dell’homo antecessorxxxv, dell’homo sapiens e dell’homo sapiens sapiens, a cui noi apparteniamo. Per ciò che riguarda il reperto archeologico che dimostra innegabilmente l’età della Grande Dea esso è costituito da una icona che ci viene così descritta dalla paleoantropologa Marija Gimbutasxxxvi della Harvard University ed UCLA: “Una pietra triangolare come simbolo della Dea o del suo potere rigeneratore risale forse al paleolitico inferiore. Formati naturalmente o tagliati ad hoc, i triangoli in selce, alcuni con i seni o la testa abbozzata al vertice del triangolo, si incontrano nei depositi Acheuleani/Heidelberghiani dell’Europa occidentale. Questa figura triangolare del paleolitico inferiore, in selce staccata dal nodulo, è dotata di seni e reca le tracce dei colpi inferti per modellare la testa, i seni, la vulva. Le sporgenze naturali sono state scheggiate per formare i seni. La statuetta può reggersi su una superficie piatta. Ritenuta Heidelberghiana: datata, sulla base dell’associazione con utensili, probabilmente intorno al 500.000 a.c.xxxvii”xxxviii. Con quanto appena descritto l’ontogenesi neonatale si fonde con la nostra filogenesi cultuale, in un rapporto che potremmo definire simbiotico tra protopersonalità e proto cultura dell’umano.

0.5 Il Logos tra feromoni e differenziazione cerebrale tra i sessi.

Alla nostra preistoria culturale e cultuale ci preme associare ancora un altro in principio del nostro Logos. Un Logos legato, oltre che al riconoscere e privilegiare la matematica del suono vocale del verbo e della parola della madre, con quello di un altro processo cognitivo primordiale, evidenziato da una ricerca del neurofisiologa Jean Feijoo, presso l’Ecole Suisse d’Osteopathie a Belmont-sur-Lausanne. Uno studio che ha dimostrato, fin dagli inizi degli anni ’70, le capacità di ascolto del feto a partire da un protocollo di condizionamento. Utilizzò al proposito un passaggio di Pierino e il lupo di Prokofiev, che fece ascoltare ripetutamente al feto, secondo un piano sperimentale ben preciso: l’obiettivo specifico era di far apprendere al feto l’associare due stimoli simultanei, quello che risentiva dello stato di rilassamento della madre e quello che il feto stesso percepiva e memorizzava di un brano musicale. Le risultanti furono che il feto, dopo la nascita, riconoscendo il brano musicale, si rilassava esattamente come avveniva per la madre.xxxix

Quindi è innegabile che il benessere della madre interagisca sulla salute del feto e poi su quella del neonato, conformando in tal modo la predestinazione biosociale dell’adulto. E’ anche innegabile che, se la musica ed il suono sono profonda espressione di quell’ente impalpabile definito come matematica, che informa di se il tutto, tra cui anche la genetica (Cfr. S. Ohno), potremo affermare che il neonato, pur essendo in uno stato di fusione simbiotica con la madre, possiede nel contempo, come accennato per ciò che riguarda la preferenza, una sua indipendenza simbiotica che lo differenzia dalla madre stessa. Una differenziazione che gli deriva innegabilmente dal patrimonio genetico dello spermatozoo paterno prescelto dall’ovulo materno. Quindi la progenie filiale inizia il suo dialogo interattivo con la madre. Un dialogo interattivo che si basa su una ben precisa interazione, od equazione, feromonale, fra due simbionti, per cui

madre : neonato = neonato : madre,

pilotata geneticamente, tanto che la madre maternizza la prole in seguito ad una ben determinata concatenazione genetica, attraverso una concatenazione ormonale interattiva. In tal modo attiva un processo interattivo di maternizzazione istintiva con il neonato, tecnicamente definito come neotenia. Una neotenia che si lega con le concause determinate dalla nostra immaturità neonatale. Scrive al proposito il neuropsichiatra Julian De Ajuriaguerraxl del College de France: “[…] con neotenia si intende la prematurità fisiologica del piccolo uomo in confronto con la maggior parte dei neonati delle altre specie animali. Il neonato dell’uomo nasce con un equipaggiamento insufficiente per adattarsi attivamente all’ambiente.”xli Una neotenia che si colora affettivamente di tenerezza in un esperimento divenuto notorio e che dimostra il dialogo feroormonale fra due simbionti costituiti da madre e figlio, un dialogo nel quale il figlio sa riconoscere senza errori l’odore materno. Un test che consisteva nel porre ai lati della testa di un neonato di pochi giorni due garze imbevute di latte, uno del latte della madre, l’altro impregnato del latte di un’altra donna. Costantemente si verificava il riflesso di ricerca dalla parte giusta, quella da cui proveniva l’odore della mamma.

E’ qui innegabile l’evidenza che il neonato riconosca, attraverso l’olfatto, associato con il ricordo del gusto, l’odore più intimo della madre. Un odore, o meglio un profumo, che si lega anche con il dialogo interattivo della genetica ormonale, agito anche attraverso gli ormoni volatili, ovvero i feromoni, esistente tra questa coppia interattiva che vive in completa simbiosi. Avremo, quindi, un riconoscimento cognitivo associato al riconoscimento della voce materna (Cfr. A. J. Decasper), selezionata come preferita rispetto ad altre ed una selezione istintuale feroormonale degli odori o del profumo della madre. Quindi il neonato possiede in se per se una capacità selettiva psicofisica, ossia la capacità del riconoscere nella sua totalità il suo primo universo costituito dalla madre. Il riconoscere, del resto, ci riconduce a un processo cognitivo, e quindi ad un processo proto mentale,che si lega proprio con l’attività del pensare. Il paradigma che ne consegue è per noi confermato dalla biologa Deborah Blumxlii, della University of Wisconsin-Madison, proprio in un suo lavoro intitolato Il profumo dei pensierixliii, nel cui abstract leggeremo, tra l’altro: “Molti indizi suggeriscono che gli esseri umani si scambino inconsciamente messaggi chimici che aiutano a sincronizzare il ciclo mestruale, a trasmettere stati emotivi come stress o paura e altro ancora. Questi segnali potrebbero essere simili ai feromoni trovati in centinaia di specie animali, tra cui i mammiferi. La ricerca punta a isolare i composti secreti dalle persone e a decifrarne gli effetti fisiologici e psicologici.” E’ chiaro che i profumi più amati, od i feromoni più amati, siano in primo quelli interagenti nel dialogo madre neonato.

Pertanto formazione del pensiero legata ai feromoni e Logos insito nella parola, come nelle sperimentazioni di Anthony J. Decasper oppure come in quelle della musica e del benessere di Jean Feijoo, si delineano come una emanazione simbolica delle bibliche Sefirot dell’Albero della Vita. Potremo anche definirle come una primordiale struttura pontificale che unisce sponde opposte di enti dinamici apparentemente disomogenei. Sponde opposte che si conformano in quella struttura armonica a più rami di quell’albero non più simbolico ma dinamico, del branching (Cfr. Rita Levi Montalcini), che si conforma in noi grazie alla fissazione mnemonica dei nostri vissuti. Esiste quindi una ben precisa simmetria, analoga a quella che esiste tra i rami dell’albero e le sue radici. Una simmetria ormonale che si sviluppa in primis tra madre e prole e poi tra uomo e donna. Una simmetria che si presenterà poi anche e soprattutto nei rapporti strutturali esistenti tra il cervello dell’uomo e quello della donna in età adulta.

Non a caso, è proprio una donna ad informarci al merito. Scriverà al proposito la docente in matematica Ragini Vermaxliv, della University of Pennsylvania: “Le differenze sessuali nel comportamento umano mostrano complementarità adattativa: i maschi hanno maggiori abilità spaziali e motorie, mentre le femmine hanno superiori capacità di memoria e cognizione sociale.”xlv Per entrare maggiormente nel dettaglio di questo lavoro apprenderemo che: “i circuiti cerebrali degli uomini sono strutturati in modo da facilitare la connettività tra percezione e azione coordinata, mentre il cervello femminile appare organizzato in modo da facilitare la comunicazione tra l’elaborazione analitica, a cui presiede principalmente l’emisfero sinistro, e quella intuitiva, controllata dal destro. Se si passa a esaminare il cervelletto, però, la situazione è all’opposto: i maschi hanno una maggiore connettività interemisferica e femmine una maggiore connettività intraemisferica.”xlvi. Ciò che emerge fin qui è che il Logos, che si anima in ognuno di noi, si conforma sempre più come un ente matematico che prende forma in noi o, più precisamente, utilizzando la nomenclatura del fisico teorico, che si informa in noi. Personalmente, già nel 2004 prefiguravo l’immanenza matematica esistente nella nostra strutturazione psicologica, nella quale si esprimeva la trascendenza più profonda della nostra essenza genetica. La simmetria alla quale alludevo era quella presente nel nastro di Moebius. Scrivevo al proposito: “In particolare la conferma dell’esistenza dell’anima moebianamente femminilizzata, o meglio estrogenizzata, nell’uomo, ci viene dagli studi sulla fisiologia del metabolismo intracellulare. Le endocrinologhe Paola Negri Cesi e Marcella Motta, presso l’Università degli Studi di Milano, scrissero al proposito: “E’ interessante sottolineare che il cervello sembra essere l’unica struttura nella quale si attua l’aromatizzazione del testosterone in estrogeni”xlvii. Quindi attraverso tale risultante la psicoanalisi junghiana poteva ben a ragione parlare di Anima sostantivata od aromatizzata al femminile nell’uomo e, per la legge del contrappasso, di un Animus sostantivato al maschile nella donna.”xlviii Scriveva al proposito di Anima ed Animus Carl Gustav Jung: “Una delle figure più chiare di questo tipo è la personificazione dell’inconscio in forma femminile, definita Anima. Questo tipo è caratteristico della psicologia maschile, poiché l’inconscio maschile è di segno femminile, cosa probabilmente dovuta al fatto che nell’uomo è solo una predominanza dei geni maschili a decidere il sesso facendo scendere in secondo piano i geni femminili. Viceversa nella donna è una figura maschile, l’Animus, a giocare questo ruolo”.xlix

La mia proposta di simmetria moebiana tra animus ed anima verrà poi confermata, non al riguardo della mia anticipazione psicoanalitica, ma solo al riguardo del mero processo di aromatizzazione, anche dal matematico Piergiorgio Odifreddil dell’ Università di Torino, che scriverà otto anni dopo la mia pubblicazione: “Per parte sua, la natura non ha atteso Moebius o Listing per utilizzare il loro nastro. Nel 1964, per esempio, Edgar Heilbronner ha scoperto che la «aromaticità di Moebius», manifestata da alcune molecole organiche, deriva appunto da una disposizione degli orbitali a striscia di Moebius.”li

0.6 Il Logos tra psicofisiologia e psicopatologia.

Fino a questo punto Forza, Bellezza e Sapienza hanno espresso tutta la loro valenza positiva, prendendo forma attraverso quel Logos che, secondo l’esegesi biblica, “fece l’uomo a sua immagine”lii e con un valore equivalente a quello di “[…] poco meno degli angeli”liii. Però nell’essere umano psicofisiologia e psicopatologia si fondono innegabilmente, per cui, come l’universo del grembo materno è la nostra prima culla positiva della vita, allo stesso tempo può essere anche quel luogo dello spazio e del tempo dove hanno inizio le nostre difficoltà. Difficoltà legate indiscutibilmente alle problematiche vissute dalla madre durante il suo periodo di gestazione.

Ciò può verificarsi anche solo in conseguenza di un unico traumatismo, subito dalla madre incinta, e che può ripresentarsi come evento perturbante, nel senso freudiano del termine, nella psiche filiale anche a decine di anni di distanza. E’ quello che ho constatato durante la mia vita professionale, nel Centre International de Psychologues Cliniques Associées da me diretto a Louvain-la-Neuve, in Belgio. Si presentò in questo studio una signora di 46 anni affetta da forti crisi di angoscia e panico à tranchant. La personalità della donna non presentava particolari anomalie. L’anamnesi remota accertò che, durante la sua vita fetale, aveva subito un trauma particolare. Sua madre era rimasta sepolta per un giorno, a causa del crollo dell’abitazione dovuto ad un duello di artiglieria tra americani e tedeschi, durante l’offensiva delle Ardenne del Dicembre 1944. La madre rimase sepolta sotto le macerie per un giorno intero e sotto i bombardamenti, fino a che, appena dopo il passaggio del fronte, fu liberata dai parenti. La donna, una volta disseppellita, visse una particolare sensazione del tutto ambivalente: era felice per essere stata salvata, ma nel contempo era stata fortemente traumatizzata per il vissuto perturbante analogo a quello dei “morti che resuscitano”liv, descritto da Sigmund Freudlv. La signora giunta nel mio studio, figlia di quella donna, era sposata e aveva una sua famiglia con un’esistenza del tutto normale. Dopo la razionalizzazione dell’evento fissato durante la sua vita fetale, presentò un notevole miglioramento. L’angoscia che la opprimeva sparì definitivamente dopo una serie di colloqui rassicuranti e chiarificatori che ebbe, su mio consiglio, con la madre. Un’altra esemplificazione, che mette in luce le conseguenze del disagio della madre durante la gravidanza nei confronti del feto e poi del neonato, è costituita da una recente ricerca condotta in Inghilterra dal medico e psicologo Mikael A. Mikaelssonlvi e colleghi della Cardiff University. Leggeremo, tra l’altro, nelle conclusioni dell’abstract del loro lavorolvii: “Le nostre scoperte distinguono ulteriormente la disfunzione della placenta dalla restrizione della crescita intrauterina e rivelano un ruolo per la placenta nella programmazione a lungo termine del comportamento emotivo.”lviii E’ ciò che si è verificato nel caso della signora belga. Ma per entrare maggiormente nel dettaglio di questo lavoro apprenderemo che: “Da tempo è noto che il fattore di crescita insulinosimile 2, prodotto sia dal feto sia dalla placenta, ha un ruolo importante nello sviluppo nel grembo materno e che in presenza di bassi livelli di questo ormone la crescita rallenta e nascono neonati più minuti.”lix Le problematiche che possono verificarsi durante la gravidanza non si esauriscono qui, biologo evoluzionista Cornelius T. Grosslx, ha condotto uno studio in collaborazione tra l’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Monterotondo, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Rovereto e l’Università La Sapienza di Roma sulle connessioni difettose all’origine dell’autismo, che cosi viene riassunto: “L’autismo può essere causato da un deficit di connettività tra le diverse aree del cervello, che ha origine quando la microglia viene meno al suo ruolo di “spazzino cerebrale” e non riesce a eliminare i collegamenti neuronali inutili in una fase cruciale della maturazione del sistema nervoso.”. Questo studio è stato condotto su una popolazione di topi geneticamente modificati, come avviene del resto in tutti gli studi sperimentali che poi evolvendosi interesseranno in seguito l’essere umano, ed e è stato pubblicato in una delle più autorevoli riviste scientifiche specializzata nel campo delle neuroscienze. lxi

La ricerca del Biologo Cornelius T. Gross induce una riflessione a carattere psicosomatico. In certi casi di schizofrenia, considerando che l’autismo ne è uno dei sintomi, si ha l’accumulo nell’abitazione di enormi quantità di spazzatura effettuato proprio dallo schizofrenico. Ciò induce un’associazione estremamente precisa fra dinamica genetica e dinamica psicologica. Avremo inoltre, sotto il profilo etimologico, un’altra coincidenza quella esistente tra la schizofrenia ed il diavolo; la schizofrenia ha come significazione quella di σχίζ – schizo: “1. spacco”lxii e φρήν phren: “4.mente, come sede del pensiero e dell’intelligenza”lxiii, e quella di diavolo che deriva dal termine Διά -diA: “1. separazione, penetrazione a traverso, separazione in due” lxiv e βάλλω – bàllo:”2.gettare, scagliare, proiettare” lxv

Quindi l’analogia fra i 2 termini sta proprio in quella scissione della mente o di quel flusso che divide ogni espressione vitale.

Se vogliamo risalire all’origine del problema riferendoci proprio al conformarsi della nostra vita subito dopo il concepimento, troveremo delle associazioni singolari con l’epigenetica. E’ la genetista Keith E. Szulwach della Emory University, che ci permette il riferimento associativo riferendosi alla PROTEINA NgTET1 dell’organismo unicellulare Naegleria gruberi, usato come modello semplificato dalla corrispondente TET1 dei mammiferi. Leggeremo nell’abstract che: “gli enzimi della famiglia TET svolgono un ruolo fondamentale: sono responsabili di modifiche del DNA che, pur non alterando la sequenza nucleotidica di un gene, ne alterano l’attività. in sostanza, modificano lo stato di un gene da spento a pronto per un cambiamento; ciò avviene grazie alla loro struttura,che è in grado di legarsi opportunamente a specifici punti del DNA bersaglio, piegando la doppia elica e predisponendo i geni a mutare stato”lxvi pertanto, poiché le alterazioni del codice genetico regolate dagli enzimi TET svolgono un ruolo di base nel mantenimento della multipotenza delle staminali, nello sviluppo embrionale e del cervello, nell’innesco e nella propagazione dei tumori, è evidente quanto sia importante capire in dettaglio come agiscono queste molecole.

Quest’ultimo lavoro di ricerca ci permette di operare un confronto sinottico tra epigamia ed epigenetica che sembra essere identico e corrispondente a quello della psiche e del soma che si rispecchiano tra di loro. Quindi l’opinione del potere noetico della mente si apre in noi alla certezza della corrispondenza ai fatti; per cui possiamo affermare che esiste un dialogo continuo tra psiche e soma, tra mente e fisico, tra anima e corpo. Un dialogo che condiziona le due parti in modo estremamente efficace e rilevante.

Del resto, in seguito alla mia esperienza professionale posso citare numerosi casi di donne incinte soggette ad aborti molteplici. Questa sindrome è stata annullata lavorando sulle cause che provocavano un forte stato di ansia delle puerpere in previsione del parto. Ugualmente donne che non rimanevano incinte hanno superato questo ostacolo attraverso una terapia che illustrava le fasi della gravidanza e del parto unitamente ad un trattamento eseguito utilizzando le ultime metodiche del training autogeno.

Ciò dimostra quanto sia importante il condizionamento della mente rispetto al processo epigenetico presente durante la gravidanza. Un condizionamento che giungerebbe a modificare negativamente il processo di metilazione. Un processo catalizzato dagli enzimi per cui lametilazione può essere coinvolta nella regolazione dell’espressione genica e della funzionalità proteica, oltre che nel metabolismo dell’RNA fino a giungere nei casi estremi alla distruzione del processo epigenetico del feto e ad indurne l’aborto.

Attualmente è notorio quanto sia diminuito il peso medio dei neonati rispetto ai decenni precedenti e quanto sia cresciuta la percentuale delle donne che si sottopongono al parto cesareo in sostituzione di quello naturale. Una crescita percentuale dovuta molto spesso a motivi psicologici. La prova di quanto appena affermato è che le primipare preparate psicologicamente al parto presentano sempre un travaglio mediamente molto ridotto rispetto alle primipare non preparate psicologicamente. Sempre durante la mia esperienza professionale istituzionalizzata, ho trattato crisi di claustrofobia associate a crisi di panico da far risalire al quadro clinico appena emerso dall’articolo di Mikael A. Mikaelsson, che biologicamente lo giustifica. E di Cornelius T. Gross che evidenzia in proiezione quanto sia importante un buon equilibrio psicofisico della donna durante il puerperio nei confronti del futuro destino della prole. Un futuro nel quale si presentavano tutta una serie di sindromi legate all’ansia della donna durante il puerperio. Nello specifico dei trattamenti da me effettuati, sia aveva ad esempio che le crisi di claustrofobia ed agorafobia nell’adulto, si associavano a forti crisi di panico per cui il soggetto, cercando da una parte di rifuggire dalla sensazione di restrizione, o di sistole e soffocamento vissuti nell’utero materno, dall’altra si sentiva spinto a rientrare, se stante in ambiente esterno, sotto la spinta della crisi di panico, nella propria abitazione e, di sovente, nella culla accogliente del proprio letto, vero e proprio sostituto ambivalente del grembo materno così amato ed odiato. Avremo quindi, attraverso le esemplificazioni sopra riportate, che l’universo del grembo materno si comporta anche come un ente associato alla restrizione e costrizione. Ciò ci rinvia ad un grembo prigione, che a sua volta ci rinvia all’universo fisico attraverso la nomenclatura di Black hole, ossia di buco nero.

0.7 Il Logos tra Black hole e White hole.

Il termine Black hole, o buco nero, fu coniato nel 1967 dall’astrofisico John Wheelerlxvii della Johns Hawkings University, che scrisse in primo: “Il buco nero è un oggetto la cui forza di gravità è talmente intensa che nulla può sfuggirgli, nemmeno la luce.”lxviii Quindi il buco nero è un ente ipersistolico, come quell’utero che tutto trattiene ed imprigiona. Quindi la leggenda metropolitana fa derivare il suo nome proprio da una prigione indiana conosciuta come il buco nero di Calcutta, nella quale venivano ristretti 46 prigionieri in luogo dei tre che poteva contenere. Questa associazione, attraverso il biglietto della restrizione, ci richiama ad un’origine psicologizzante, che a ben vedere si connette perfettamente con quella del grembo prigione, espressa nello studio bioormonale di Mikael A. Mikaelsson e che si rispecchia nei casi da me riportati. Questa sintomatologia ci rimanda, in conseguenza del luogo nella quale ha origine, all’universo del grembo materno. Di fatto, un’altra leggenda metropolitana vede nel buco nero la metafora di un vorace organo genitale femminile, che suscita l’immagine terrificante dell’essere divorati dalla madre, che ritroviamo nella costruzione degli incubi di cui rimanevano succubi rispettivamente figlia e figlio. Anche sotto il profilo filologico, l’incubo viene associato alla costrizione ed al soffocamento, come ci testimonia l’eminente etimologo Ottorino Pianigianilxix dell’Accademia della Crusca, che scriveva al proposito: “Oggi l’Incubo è un sogno morboso, il quale ha per suo principale carattere la percezione dolorosa d’un peso immaginario sull’epigastrio o sul petto, coll’impossibilità di gridare ed allontanarsi dall’oggetto chimerico, da cui pare essere oppressi.”lxx Un oggetto chimerico che ci rimanda ad una terrificante figurazione mitologica femminile, quella della chimera omerica dell’Iliadelxxi. Quindi l’incubo, come ormai è ben chiaro, ci rimanda alla caratteristica dell’opprimente compressione legata al Black hole. Un Black hole legato ad una arcaico immaginario femminilizzante. L’arcaicità legata all’immaginario del femminile ci rimanda, di fatto, al mito matriarcale e matrilineare monoteista della Grande Dea. Un mito che, dopo il vissuto politeista, si attualizzerà nel monoteismo patriarcale e patrilineare vetero e neotestamentario. Però in queste due religioni del libro persisteranno le tracce significanti legate alla iconolatria, ossia alla idolatria delle immagini, della Grande Dea, quali la terra e la polvere che ne è una componente. Di fatto il biblico Dio patrilineare dirà all’uomo: “polvere sei e in polvere ritornerai”lxxii, per cui, seguendo la trascendenza della gradualità simbolica immanente del Logos che informa di se il tutto, avremo una ben precisa concatenazione triadica, sempre immanente: a) polvere sei e in polvere ritornerai, b) terra sei e nella terra ritornerai, c) universo sei e nell’universo ritornerai. Del resto, anche il nome del primo uomo si lega etimologicamente alla topica matriarcale. Infatti “il nome di Adamo ha come suo preciso significato quello che, proprio alla lettera, è la terra rossa. La A iniziale di Adàm sta per l’articolo la”lxxiii. Del resto, il rosso ci rimanda al colore che è la caratteristica più pregnante della terra africana e che in preminenza la distingue. Pertanto e per concatenazione causale, la polvere della terra ci rimanda alle origini della terra stessa, il che giustifica la successione a) – b) – c) appena enunciata e che apre il discorso dell’astrofisica sull’universo. In questo caso il Black hole, che si nutre della materia e dell’energia dell’universo, o più precisamente del suo spirito costituito dall’informazione, diverrà, ben a ragione, metafora dell’universo materno generatore, nella teorizzazione della fisica più avanzata, quella del White hole, che affronteremo più avanti.

0.8 Il Logos e la voracità.

Il Black hole, d’altro canto, può essere anche utilizzato come metafora. Infatti ha tutte le caratteristiche per poter essere paragonato con l’insaziabilità viscerale dell’essere umano, attraverso la sua proprietà fisica che potremmo definire antropomorficamente come di voracità insaziabile. Una voracità questa che viene attivata dall’umano sia sul piano fisico che su quello psicologico. La prima esemplificazione della nostra voracità viscerale si presenta in tutto il suo peso sociale con l’esteso fenomeno dell’obesità. Per ciò che ci riguarda da vicino ed attualmente: “il sistema di sorveglianza in età infantile del Ministero della Salute stima che in Italia i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi di eccesso ponderale siano ben 1 milione e centomila. Il 12% dei bambini risulta infatti obeso, mentre il 24% è in sovrappeso: più di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età”lxxiv.

Di fatto la linea diretta del nutrimento di ogni essere umano segue sempre un continuum che ha inizio: a) dal concepimento in poi all’interno del grembo materno, b) dalla nascita in poi con l’allattamento e, c) con lo svezzamento, durante il quale le misure della quantità e della qualità degli alimenti fisseranno infine quella personalità sulla quale avrà la sua base la prassi dell’alimentazione. Una regolazione, questa, che rimarrà perennemente stabile in ogni individuo per tutta la vita, con poche variazioni secondarie. Quindi è ben chiaro che la prima modalità nutrizionale, dispensata dalla madre sia durante la vita prenatale che postnatale, condizionerà stabilmente norma e comportamenti alimentari dell’adulto. Di fatto si avranno le conseguenze di due concause: nello stadio prenatale vi sarà una carenza nutritiva (Cfr. Mikaelsson) ed in quello postnatale una ipernutrizione di compenso. E’ noto all’evidenza il fatto che una madre ansiosa tenderà ad ipernutrire la propria prole, il cui sovrappeso, ci spiace evidenziarlo, darà la misura dell’ansia materna.

Da parte sua, negli Stati Uniti l’obesità diviene la linea di demarcazione che distingue le classi povere da quelle agiate. Durante la mia attività professionale sia a Miami che a Los Angeles ho avuto modo di constatare quanto la clientela appartenente ad un certo livello sociale evitasse accuratamente di incorrere in questa dinamica. Al contrario in Italia, negli anni ’50 ed ancor oggi in certe aree rurali depresse, o nella fascia de i nuovi poverilxxv, un panciuto ventre, aggettivato come padronale, era ed è segno di prosperità, mentre la magrezza eccessiva era ed è segno di denutrizione e quindi di povertà. Un disagio sociale questo che sembra attualmente essere di nuovo presente. Un altro tipo di insaziabilità viscerale era ed è quella che si riscontra in certi ambiti del senior manager ginevrino. In questo caso il dinamismo imprenditoriale si presentava problematico alla consulenza postanalitica, tanto da necessitare di correttivi psicoterapeutici. Ciò si verificava quando, per ritenzione psicologica, questo senior manager evitava lo scambio dinamico ed il reinvestimento. Riepilogando, avremo quindi con l’obesità una ripetizione costante del piacere e dell’eccitazione data dal mangiare, fissata nella fase orale. Una fissazione che si ripresenterà, ad esempio con alcuni senior managers, nella fissazione dello stadio anale ritentivo. Avremo quindi che il rapporto disarmonico madre prole durante la neotenia si ripresenterà poi nell’adulto con caratteristiche psicologiche non equilibrate, tanto da assumere comportamenti perversi che si reduplicheranno socialmente nei secoli. Una costante che si avvicina a questa esemplificazione e che ha superato la barriera del tempo riguarda una certa insaziabilità viscerale legata a una particolare incorporazione cruenta. Una incorporazione definibile proprio come sadico orale. Leggeremo, nel capitolo biblico dei Proverbi datato al VI secolo a. c.lxxvi: “C’è gente i cui denti sono spade e i cui molari sono coltelli, per divorare gli umili eliminandoli dalla terra e i poveri in mezzo agli uomini.”lxxvii Abbiamo qui una esemplificazione dell’insaziabilità viscerale antica di 2.600 anni, che si potrebbe riproporre anche ai tempi odierni, per cui certe coazioni a ripetere, ad esempio contro la natura e contro gli altri esseri umani, possono essere definite come costanti strutturali della psicopatologia umana. Un altro tipo di esemplificazione psicologica dell’insaziabilità viscerale ci conduce alla voracità insaziabile di attenzione. Un esempio quasi comico ci viene talvolta dal mondo accademico delle conferenze, nel quale il docente che propone teorie obsolete cerca in tutti i modi di occupare lo spazio dei suoi colleghi per attirare l’attenzione sulla propria banalità espositiva e di contenuti. Nel riflettersi del contrario a questa banalità risplende un’eccellenza: quella dell’artista. E’ proprio su questo palcoscenico che il primo attore, mentore delle musae, offre al mondo l’eterna magnificenza del divinolxxviii. Una magnificenza che rispecchia in se le profondità abissali e le altezze più elevate raggiunte dall’animo umano (Cfr. F. Sediari). Qui paradossalmente il bisogno vorace di attenzione dell’artista, nelle sue manifestazioni più intense, avrà come motore quello di un vuoto incolmabile che non potrà mai essere saziato, avente spesso come sua causa una fortissima depressione, accuratamente nascosta, ma profondamente radicata. Coloro che ne sono affetti, devono la causa del loro sintomo alla sindrome del Disturbo Depressivo Maggiore: “associato con una elevata mortalità. Fino al 15% degli individui con un Disturbo Depressivo Maggiore grave muore per suicidio.”lxxix Questa tremenda realtà riempie le dimore dei campi elisi degli artisti, così amati e rimpianti da ogni pubblico. In questo caso, come in quelli qui sopra citati, la genesi di questa insaziabilità risale, a nostro avviso, al rapporto problematico vissuto con l’universo del grembo materno prenatale e postnatale. Una mancanza d’amore che determinerà un vuoto così tremendo da essere presente perennemente, sotto la forma celata della depressione, nella vita di quell’artista. La problematica della mancanza d’amore si esprimerà con manifestazioni molteplici. Ritroveremo infatti quella nostalgia o quel vuoto d’amore, lasciato dalla carenza di endorfine presenti nell’allattamento, con l’assunzione reiterata di oppioidi, oppure quella del vuoto o della nostalgia della suzione con l’esaltazione, sempre reiterata, del bere e così via dicendo. In ultimo ci piace citare un’altra esemplificazione dell’insaziabilità viscerale. Una insaziabilità che, con il suo va e vieni del bolo alimentare, esprime una variante sessualizzata dello stadio orale. Nello specifico, questa variante quasi orgiastica accomunava anticamente le classi abbienti con le meno abbienti. Era la pratica dell’ἐμετική, emetikè, o del vomitare dopo aver mangiato a dismisura. Una pratica che rendeva possibile ai crapuloni il mangiare ininterrotto, intervallato da svuotamenti dello stomaco. Del resto nella Roma antica gotta, calcolosi ed obesità erano le patologie, causate dall’insaziabilità viscerale, di cui soffrivano tutti coloro che erano affetti da questa psicopatologia dell’incorporazione alimentare. Una psicopatologia che evidenzia, su base sociale, un’anteprima del disturbo alimentare della bulimia. Avremo inoltre, deprivato della pratica dell’emetikè, ma ad essa correlato, il fenomeno dell’obesità. In linea sequenziale con il fare ed il dire, la parola obeso deriva dal latino obesus, per cui avremo il composto della particella ob intensiva ed esus, participio passato di èdere, mangiare, rodere, consumarelxxx. Quindi l’obesità deriva da una disfunzione dell’incorporare quantità eccessive di cibo. In modo del tutto singolare, il suono fonetico di esus, o più precisamente quello della sua declinazione nel caso accusativo esum, ci rinvia foneticamente all’azione dell’esumare. Un’azione che ci rinvia ulteriormente a quell’ex humus, o proveniente dalla madre terra, del corpo di un essere umano dopo la morte. Un’associazione questa che si ripresenta nella conseguenza infausta dell’obesità, che accentua in modo negativo la prognosi esistenziale dell’obeso, decurtando in maniera rilevante la sua vita media. In questo caso etimologia e statistica coincidono singolarmente nelle loro risultanti. Un orizzonte di risultanti ben chiaro nella sua sintesi: il cattivo rapporto di interazione tra madre e prole è alla base della fissazione di un’insieme estremamente vasto di psicopatologie. Pertanto, come ad ogni diagnosi consegue la cura, l’obbligo che ne deriva è quello dell’aiuto e dell’impegno totale da parte di ognuno di noi nei confronti dell’universo femminile, affinché lo stesso possa vivere e generare la vita nelle condizioni e nel modo migliore.

0.9 Il Logos del cuore tra neuroscienze, mito e teologia.

E’ quindi lo stato di benessere o di malessere della madre che incide sulla vita della futura prole e nel determinare le basi della personalità della progenie. Avremo pertanto un rapporto di simbiosi interattiva tra madre e prole racchiuso all’interno di un universo circoscritto ed indistinto. Nel profondo dell’universo del grembo materno c’è un fenomeno che tutti gli specializzandi in cardiologia conoscono, ma che difficilmente potrà emergere come ricordo alla nostra coscienza. Prima che il nostro cuore inizi a battere, c’è un altro cuore che batte per noi: quello di nostra madre. E’ quindi con il pulsare del cuore materno che ha inizio per noi la vita ed è con la fine delle pulsazioni del nostro cuore che ha il suo termine la nostra vita corporale nel nostro universo terreno. Per ciò che riguarda la figurazione corrispondente nell’immaginario mitologico, alla filogenesi della Grande Dea, specifica espressione della donna in gravidanza, farà seguito, proprio come nell’ontogenesi, quella della madre che tiene in braccio il suo bambino. E’ proprio con questa immagine, nella quale l’orecchio del bambino accostato al seno materno percepisce e si riappropria del pulsare familiare del cuore materno, che vogliamo far risaltare questo evento così importante nella psicofisiologia dell’umano. Del resto ci sembra giusto mettere in evidenza il fatto che l’immagine della madre che tiene in braccio il neonato si presenti come icona universalmente connaturata in tutte le società, sia nel mito che nelle varie religioni, dalla più remota antichità fino ad oggi. Un’icona che però può assumere una ben determinata significazione nella neurofisiologia del sistema nervoso centrale, motorio e cardiaco del neonato. Una risposta positiva di tranquillità, di pace e di calma, che traspare in tutte le immagini della madre che tiene in braccio il suo bambino. Leggeremo al proposito su di un lavoro intitolato Le reazioni di calma del neonato durante l’abbraccio materno negli umani e nei topilxxxi, nell’abstract di un lavoro compiuto dalla biologa molecolare Kumi O. Kurodalxxxii e collaboratori del Riken Brain Science Institute: “Il nostro studio ha dimostrato per la prima volta che quando la madre prende in braccio il bambino ottiene una reazione di calma nel neonato. La risposta della calma nel neonato si presenta come una serie coordinata di regolazioni del sistema nervoso centrale, motorio e cardiaco.”lxxxiii Seguitando questa nostra piccola indagine sulle tracce del cuore, si evidenzierà alla nostra conoscenza un altro fattore paradigmatico nel campo delle neuroscienze. E’ costituito da un lavoro che ha proprio come titolo Seguendo il tuo cuorelxxxiv. In questa ricerca, compiuta dal neuropsicologo Joel S. Winstonlxxxv e dal neurologo cognitivo Geraint Reeslxxxvi dello University College di Londra, avremo che: “La capacità di riferire accuratamente la presenza o l’assenza di un visual target è influenzata dall’attività del cervello evocata dal battito cardiaco.”lxxxvii Pertanto l’ipotesi dell’insospettabile contingenza che esiste tra battito cardiaco ed intelletto si fa strada, in modo del tutto stupefacente, al nostro conoscere. In realtà, anche sotto il profilo linguistico l’immagine visiva, sia nella lingua greca che in quella latina, si conforma nella capacità ideativa o dell’ideazione. Scrivevo al proposito: “L’ideazione e la parola idea, sapevo benissimo essere una derivazione della parola latina video alla quale era venuta a mancare la lettera v iniziale. Si trattava proprio di una dinamica celata all’interno di un’aferesi che più propriamente: “E’ la caduta di una vocale o di una sillaba all’inizio di una parola” lxxxviii. Un’aferesi che si esemplificava nel latino video con la caduta della v, trasformandosi in quell’ideo da cui derivano le parole idea, ideazione e quindi la funzione ideativa. […] Anche per i greci era provato che la parola idea derivasse: “dal gr. idea, aspetto, forma, apparenza, deriv. da ideîn, vedere.”lxxxix”xc. Quindi lo sviluppo intellettivo e ciò che ne consegue dopo la nascita hanno il loro prodromo in quell’interrelazione così particolare esistente tra battito del cuore e visual target, come appare evidente nel lavoro appena sopra citato dei due ricercatori della University College di Londra. Avremo, quindi, con la capacità ideativa, il primo prodotto dell’attività mentale che si espanderà in ogni direzione esattamente come avviene nella genetica con le cellule totipotenti. Un’ideazione che, come nella sua massima formatività intellettiva espressa nell’eureka di Archimede, manifesta la sua più alta capacità di decodificazione, o dell’analisi teoretica, dell’universo psicofisico di cui siamo Recipiendarixci. Un in principio che ci permette di tracciare un ponte quasi immaginario ma significante, fra intelletto del cuore ed intelletto della mente. Un intelletto che si traduce, sotto l’aspetto teologico, in Sapienza, esattamente come potremo leggere nel libro della Sapienza di Salomone: “Il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore.”xcii A questo punto si potrà mettere in evidenza che la frase appena citata conchiude una vera e propria quadratura del cerchio operata dall’autore biblico, un giudeo di Alessandria d’Egitto che redigeva questo libro qualche decennio prima dell’inizio dell’era volgare. Una enunciazione che riassume fin qui il percorso teoretico di questo capitolo. Un percorso che vede però una significante concomitanza tra il Logos dell’informazione elaborata nel campo delle neuroscienze ed in quello dell’ ultima fisica teorica e quella elaborata nel campo teologico, che esemplificheremo più ampiamente nel prossimo capitolo.

0.10 Il Logos della Sapienza

Quindi la Sapienza é in se per se il paradigma più significante dell’informazione nel campo della fisica teorica. Unisce cuore e pensiero presentandosi come l’espressione più viva di quell’ essenza che si definisce nell’ intelletto più puro. Nella nostra filogenesi cultuale segue un cammino che, dagli scritti veterotestamentarii, passando attraverso la Sapienza di Salomone, giunge fino al prologo dell’apostolo Giovanni. E’ proprio la filogenesi concettuale della Sapienza che cercheremo di scoprire in questo capitolo. Dopo questa messa in luce, per rendere giustizia anche all’ antropologia mitologica, potremo aprire un’altra tematica, sempre legata al cuore. Una tematica pulsante che ha avuto inizio con la vita nell’universo del grembo materno e che, semplicemente, ha il suo termine nel nostro universo terreno. Un universo che, però, fa da trampolino per le aspettative umane di un altro universo, quello della dimensione ultraterrena. A questa apertura trascendente fa seguito, nel mito, un rituale, quello simbolico della psicostasia; un vocabolo questo costituito dalla parola ψυχή, psìche, che ha come significato a tutti noto quello di anima, e quello di στἃσις, stasis. Alla parola stasis corrispondono due classi di significato, quelli di “a) collocamento; erezione; innalzamento[…] b) il pesare; prova”xciii. In breve, la liturgia del rituale relativo alla psicostasia era presieduta dal dio Anubi, signore della morte o Signore degli Occidentali. Il rito consisteva nella pesatura del cuore, ossia dell’anima del defunto, eseguita dal dio su di una bilancia a due bracci. Su di un piatto della bilancia era posto il cuore, sull’altro una piuma. Il dio della saggezza Thot prendeva nota dell’esito della pesatura. Se il peso del cuore o dell’anima era minore od uguale alla piuma, il defunto veniva ritenuto giusto e poteva raggiungere il regno dei morti. Nel caso contrario, l’anima del defunto veniva divorata dalla mostruosa dea tripartita Ammit, avente fauci e testa di coccodrillo, corpo di leone e posteriore di ippopotamo. Le figurazioni di questo rituale sono documentate in immagine attraverso numerosi reperti quali, fra gli altri: nel papiro 79-001134, risalente alla XVIII dinastia (1550-1295 a.c. circa), conservato nel museo del Louvre di Parigi, oppure nel papiro H587271, risalente alla XIX dinastia (1275 a.c. circa), conservato nel British Museum di Tebe, e via via fino a giungere al papiro 0147211, risalente alla XXX dinastia di Tolomeo I (332-330 a.c. circa), conservato nel Museo delle antichità Egizie di Torino. E’ con l’ingresso della cultura grecizzante, introdotta da Alessandro Magno e consolidata da Tolomeo I Sotere e dai suoi successori, che si attuerà la fusione sincretica con la cultura egizia preesistente. Prima di entrare in merito allo scritto della Sapienza di Salomone, sono necessarie alcune premesse: questo libro fa parte della letteratura deuterocanonica, ovvero di: “Quei libri o parti di libri dell’AT che si trovano nella traduzione greca dei Settanta (LXX), ma non nel testo ebraico. Questi libri sono accettati come Sacra Scrittura dalla Chiesa Cattolica e da quella ortodossa”xciv, ma non da quella ebraica, mentre hanno una buona considerazione da parte dei protestanti. Dopo questa premessa potrà avere inizio la sequenza diacronica della filogenesi concettuale della Sapienza che ci condurrà direttamente all’incipit del prologo giovanneo: “in principio era il logos ed il logos era con Dio ed il logos era Dio”. Del resto, sia la Sapienza di Salomone sia il Vangelo di Giovanni, sono stati redatti in lingua greca subendo chiaramente sia l’influsso filosofico che concettuale relativo ai contenuti insiti nella lingua e nella cultura greco alessandrina. Per ciò che riguarda, invece, l’incipit concettuale veterotestamentario della Sapienza, ritroveremo questa parola citata ben 231 voltexcv negli scritti biblici canonici. Quindi, per derivazione dalla tradizione veterotestamentaria, avremo nell’apologo un Logos, un Dio, che in principio si proponeva come pura Sapienza. Una Sapienza strutturata nella funzione di Architetto. Il versetto della derivazione veterotestamentaria che impersona quanto appena detto è quello della Sapienza creatrice nel quale leggeremo: “allora io ero con Lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante”xcvi, questo versetto si presenta come fondamentale per giungere alla decodificazione del secondo inciso del prologo giovanneo. Di fatto se accettiamo come valida l’ipotesi che il Logos sia costituito dalla Sapienza come Architetto, e che quel “con Lui” sia, come é, allusione diretta a Dio, avremo giustamente il fluido decorrere che si rende nella traduzione “e il Logos era con Dio”, riconfermata, a scanso equivoco, con l’inciso “e il logos era Dio”. Quindi quella preposizione semplice con rende piena giustizia al greco prosxcvii. Allo stesso modo, da parte sua, la Sapienza di Salomone ci permette di comprendere un altro inciso dell’apologo, quello che recita: “In Lui era la vita”xcviii,attraverso il versetto “Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce”xcix. Avremo, a questo punto, il bisogno di operare una sintesi ulteriore: la Sapienza é il primo fattore del Logos che si struttura funzionalmente come Architetto o, per meglio dire, come Grande Architetto dell’Universo. Del resto, come l’intelletto distingue ogni uomo, così la luce della Sapienza diviene sinonimo del portato divino. E’ anche interessante notare che la Sapienza, negli scritti veterotestamentarii, è associata a forza e bellezza nei passi: “In lui risiede la sapienza e la forza”c e “Tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza”ci. Essa, la Sapienza, con la sua bellezza e la sua forza, é, quindi, ciò che informa o dà forma con il suo spirito a tutto il creato, divenendo in tal modo il perfetto equivalente dell’informazione della fisica teorica. Una Sapienza che, con la sua luce, illumina il nostro intelletto. Una luce che permette di visualizzare alla nostra percezione l’immagine del creato nella quale si esprimono l’immanenza e la trascendenza del Divino. Un’immagine nella quale s’intravede l’opera del Grande Architetto. Si chiude così il cammino diacronico della Sapienza che, dagli scritti veterotestamentarii, passando per la Sapienza di Salomone, giunge quasi cento anni dopo, “prima del 70 d.C.”cii, fino al prologo giovanneo, nel quale viene operata quella mirabile sintesi con gli scritti precedenti. Qui, invece, l’analisi del moderno ricercatore tende a conformare gli itinerari già percorsi da Mario Livio, che per ultimo, ma non per primo, si è posto la domanda se Dio è un matematico. Una domanda e, allo stesso tempo, una constatazione che ci permette di proporre il Logos come ente che informa di se non solo la matematica ma tutte le leggi del mondo fisico e metafisico. Una risposta però che, a nostro avviso, lega ancor di più l’umano con questa entità, sulla cui significazione, sia concorde sia discorde, ogni essere pensante, si è posto da sempre un significante interrogativo.

0.11 Il Logos del riverbero della participation mystique.

Quindi, la Sapienza, nel suo essere paradigma dell’essenza dello spirito divino del Logos, che abbraccia ogni cosa, non può essere nè buona nè cattiva, nè espressione del bene o del male. E’ l’essere umano che nel suo utilizzo la definisce nelle varie aggettivazioni. La Sapienza non può mai essere diabolica ma sola espressione del Divino. Un’espressione che può materializzarsi anche in un cataclisma naturale con il quale lo Spirito Divino interagisce conoscendone ogni voce e, quindi, ogni risposta con causata. Un terremoto, ad esempio, non è nè buono nè cattivo, neppure espressione del male o del bene, ma una delle conseguenze dovute al processo di assestamento “della tettonica a placche, che ha portato alla frammentazione della crosta in zolle in reciproco movimento. Questo processo si é innescato dopo un miliardo di anni dalla formazione della crosta terrestre”ciii ed é la diretta espressione dell’assestamento degli equilibri giroscopici che interessano il nostro pianeta. Ugualmente, ed allo stesso modo, lo è la formatività analoga della natura (Cfr. F. Sediari) con le sue proiezioni matematiche, come è stato possibile accertare nel susseguirsi di tutte le esemplificazioni fin qui presentate esattamente. Del resto, la formatività analoga della natura é legata all’informazione della fisica teorica di cui é espressione essenziale in quanto fusione di materia ed energia nel suo evolversi più nobile. Il quesito che ci si pone é da dove nasca o sia nata l’informazione. Le Sacre Scritture hanno dato voce a questa risposta attraverso quella Sapienza che noi, via via e sempre più, stiamo identificando con il termine fisico della informazione. Leggeremo sul capitolo biblico della “sapienza creatrice”: “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata”civ. Quindi l’informazione, paradigma della Sapienza, é a sua volta una struttura presente da sempre nel tempo perenne, o più semplicemente eterna.cv A tal punto, risalendo alla nostra ontogenesi, siamo obbligati a riproporre quella che fu la nostra prima scintilla sapienziale, legata indubbiamente al rapporto emozionale pre e post natale, con l’universo materno. Per ciò che riguarda l’emotività, di cui il cuore è una delle rappresentazioni simboliche, avremo che l’emotività stessa impregna di sé e contiene in sé, in modo vario, fattori essenziali quali la strutturazione della formatività analoga nell’interazione tra universo materno e feto ed il materializzarsi psicofisico dell’informazione. Per tal motivo è necessario risalire ad un punto fondamentale. Una base di avvio che prende forma dall’enunciato: prima che il nostro cuore inizi a battere, c’è un altro cuore che batte per noi. Un cuore che, oltre ad essere quello della madre, è il cuore vissuto come immanente e trascendente dalla progenie durante la vita prenatale e postnatale. Un nucleo vitale che rimarrà per sempre come simbolo significante del pulsare della vita. Avremo quindi, riepilogando fin qui, un itinerario che, partendo dal cuore della madre, conduce all’anima, alla psiche del figlio (Cfr. K. O. Kuroda) ed, attraverso l’indotto del branching (Cfr. R. Levi Montalcini), giunge alla capacità ideativa e quindi allo sviluppo del visual target (Cfr. J. Winston e G. Rees) ed a tutte le espressioni cognitive citate in precedenza (Cfr. R. Restak, A. Decasper e J. Feijoo). Cuore ed emozione ci permettono, infine, di evidenziare un altro fattore basilare molto spesso trascurato per tutto un insieme di motivi: il nostro concepimento si finalizza grazie all’Amore che, come costante e variabile, é parte fondamentale dell’informazione. Per avere una risposta al perchè dell’Amore, é sufficiente pensare alla significazione del nostro esistere. Anche in fisica, sebbene la teo logia venga spesso esclusa, si tende sempre a giungere alla costituzione di una teo ria. E’ molto facile notare come teologia e teoria in fisica abbiano una stessa radice etimologica, quella del teo, che é traccia significante del Divino esattamente come alla base della nostra vita c’é l’Amore tra un uomo ed una donna. Un Amore che appartiene, senza distinzioni, ad ogni umano. Un Amore che trae la sua ispirazione dalla magnificenza dell’universo per cui: “E’ sempre una stella irraggiungibile che noi amiamo”cvi come affermava la psicoanalista Lou Andreas Salomécvii. Per ciò che riguarda la teoria o la sua pratica, quella della teorizzazione, la stessa si lega all’azione pontificale dell’unire le due rive del sacro e del profano. In essa si compie una sintesi ideale e, contemporaneamente, di giustizia attivata nel momento stesso in cui non vi è discriminazione fra le parti interagenti. Una discriminazione che chiaramente è sintomo di una certa difficoltà nell’operare quella sintesi ideale che è, nello stesso tempo, desiderio di conoscenza ed espressione di un profondo amore verso l’altro e verso la scienza. Per ciò che riguarda la significazione del nostro esistere, il fisico Brandon Cartercviii propose nel 1973 la sua ipotesi del principio antropicocix. E’, però, lo sviluppo teoretico di un altro fisico, John Gribbincx, della Cambridge University, che ci permette di giungere ad un’altra nostra meta associativa. Ciò che leggeremo integra un principio, quello della scelta, che ci rimanda nuovamente al nostro concepimento nel quale la donna opera una scelta ben precisa, ossia la scelta epigamica. Una scelta che informa il nostro destino e che ritroviamo anche in fisica per ciò che riguarda il principio antropico debole. Ci conferma al proposito il fisico inglese: “La versione debole del principio suggerisce che l’universo abbia avuto in un certo senso una «scelta» sul modo in cui emergere dal big bang”cxi, una scelta che, anche per la donna avrebbe potuto avere un valore diverso nella diversificazione della sua progenie, esattamente come accade per l’universo: “Per esempio l’intensità dell’interazione gravitazionale avrebbe potuto avere un valore diverso da quello che conosciamo. Supponiamo che la gravità fosse molto più intensa: in tal caso, a parità di tutto il resto, le stelle sarebbero più piccole che nel nostro universo e brucerebbero più rapidamente il loro combustibile nucleare per opporsi al collasso gravitazionale. Se la gravità avesse un’intensità abbastanza grande, le stelle esaurirebbero la loro sorgente di energia nucleare prima che forme di vita complessa come gli esseri umani avessero il tempo di evolversi”cxii. L’accostamento tra universo fisico e universo materno, potrebbe qui aprirsi ad una serie infinita di accostamenti che ci rivelerebbero sempre più quanto l’essere umano, costituito con gli stessi atomi dell’universo, segua, come segue in realtà, le stesse leggi dell’universo medesimo. Ci permettiamo qui, ed ora, di proporre un gioco, quello delle equazioni matematiche, tra le quali la più famosa è quella di Albert Einstein: E=mc². Potremmo ipotizzare, sempre ora, che sia Dio ad avere inventato il principio antropico. A ciò, rifacendoci ancora ad Albert Einstein, potremmo proporre un suo enunciato tra i più noti, ovvero che Dio non gioca ai dadi. Come risultante avremo: Dio:principio antropico = Dio:non gioca ai dadi. Semplificando l’equazione otterremo: 1 per principio antropico fratto uno per non gioca ai dadi, per cui emergerebbe la soluzione che il principio antropico non è casuale ma, come affermava John Gribbin, è frutto di una scelta ben determinata. Una scelta che, seguendo il canale evolutivo per cui dalla chimica inorganica, nasce, si sviluppa la chimica organica, potremmo affermare matematicamente che quel principio ha come meta la scelta finalizzata alla vita. Pertanto l’immagine o l’icona universale della madre che tiene con Amore stretto a sé il neonato ed a contatto con il suo cuore, diviene la traccia significante di un percorso metafisico come appare nel suo cammino appena sopra descritto del vissuto trascendente ed immanente. Un vissuto che Carl Gustav Jungcxiii riassumerà con il termine francese di participation mystique: “L’identità psicologica ha come presupposto il suo essere inconscia. Essa è una caratteristica della mentalità primitiva ed è la base vera e propria della participation mystique la quale, infatti, altro non è che un residuo della primordiale mancanza di distinzione psichica fra soggetto e oggetto, dunque del primordiale stato inconscio, essa è poi una caratteristica dello stato mentale della prima infanzia”cxiv. Pertanto, com’è possibile notare ancora una volta in più, esiste un filo conduttore interattivo che unisce simbioticamente la madre con la prole. Un’interazione che ha inizio ancor prima della primissima attività cerebrale del feto. Una pacificazione che permette al cervello del neonato di organizzare la propria attività cerebrale, riproponendo, per conseguenza logica, l’enunciazione del formarsi del pensiero, ossia dell’ informazione, conformata nella nostra “formatività analoga” tra uomo e natura. Una formatività che ha il suo incipit a partire dalla fonte del battito cardiaco della madre stessa. Esiste, però, un’altra dinamica a carattere sinottico, quella esistente tra fisica e fisiologia, tra il nascere ed il morire, che interessa questi due campi di sviluppo dell’informazione e che ci riconduce ad una dinamica nella quale si presenta il riverbero della fissazione in primis della participation mystique. L’esempio emblematico che noi proponiamo è quello dello scrittore Italo Calvino che morì a Siena nel 1985. Pubblicò postumo con Garzanti, nel 1986, una serie di racconti dal titolo Sotto il sole giaguaro. La tematica verteva sulla dinamica dei cinque sensi, ma il testo ne comprendeva tre, esclusa la vista ed il tatto. Nel terzo libro sull’udito si parla di un re, immobilizzato nella sua stanza del trono, che ascolta tutti i rumori e le parole dei cortigiani per scoprire e prevenire l’arrivo del cortigiano che lo avrebbe esautorato. Un cortigiano associabile alla metafora paradigmatica dell’evento biologico finalizzato al parto. Il corollario di preposizioni che ci rimanda al frangente degli ultimi vissuti legati alla prenatalità è: “Nel grande lago di silenzio in cui tu galleggi immobile sfociano fiumi d’aria smossa da vibrazioni intermittenti, tu le intercetti e decifri attento, attonito.” Il nascituro, prima del parto, galleggia nel liquido amniotico, vero e proprio lago di silenzio, tra una contrazione e l’altra nello svolgersi del travaglio materno. Il respiro della partoriente, durante il frangente di ogni contrazione, è proprio come quello di fiumi d’aria smossa da vibrazioni intermittenti, mentre il nascituro, nel suo simbiotico essere interattivo con la madre, intercetta e decifra attonito ogni momento dell’evento che precederà il suo venire alla luce.

La posizione del re sul trono descritta da Italo Calvino, ci permette, del resto, un altro accostamento: sia con quello della posizione fetale, sia con quello della posizione da seduto. La progressione graduale della postura del nascituro durante il parto è semplice e si delinea con la graduale apertura dell’angolo esistente tra cosce e tronco. Dalla posizione fetale con le ginocchia vicine al petto, si passerà, a mano a mano che l’angolo di apertura fra cosce e tronco si apre, a quella che si ha nella posizione da seduti, per poi passare a quella dell’allungamento degli arti inferiori durante l’uscita dal canale del parto. Quindi, la postura del re seduto sul trono è quella che precede l’uscita attraverso il canale del parto e che fotografa l’immagine del feto poco prima del suo venire alla luce. Tutto ciò ci consente di utilizzare un’equazione concettuale ben precisa: quella del vecchio che sta al bambino, esattamente come sta colui che è prossimo al morire con colui che è prossimo al nascere. Quindi vita e morte, il trapasso della nascita verso la luce ed il trapasso della morte verso la luce, in un’altra vita od in un altro universo, compongono un’equazione sillogica, ovvero un’equazione che unifica proprio l’agire del Logos. Un agire del Logos o della logica nel quale si legano l’immanenza e la trascendenza dell’informazione. Un agire sequenziale che, per essere confermato ai nostri occhi, dovrebbe avere un suo riscontro in una legge universale. Una legge universale che riunifichi, in sé e per noi, due binomi, ovvero sia fisica che fisiologia e sia fisica che metafisica. Una legge universale che si presenti valida e che sia allo stesso tempo logica esattamente come lo è il Logos. L’operazione che ne deriva per ogni essere umano è propriamente quella pontificale che congiunge le due rive del sacro e del profano tra le quali scorre il fiume della vita. Il primo ad operare questa funzione fu Romolo, condottierocxv di una diaspora denominata ver sacrumcxvi. Non a caso nella primitiva e sacra triade romana di Giove, Marte padre, Vesta genitrice, il ruolo del dio Marte era quello di garante delle “sacre primavere”cxvii. Per ciò che riguarda l’operazione sacrale dell’unire le due rive del fiume della vita, fu sempre l’augure Romolo, I re dell’urbs aeternacxviii e I Pontifex Maximus, approssimativamente intorno al 753 a.c., ad iniziarla. Questa opera fu riproposta circa tre secoli dopo da Pitagora. Un’opera sacrale dell’ingegno tesa a svelare, da parte di quest’ultimo, la congiunzione tra esoterico ed exoterico. Una poiesis teoretica, attuale fino ad oggi e che confluirà nella “scienza come strumento di purificazione”cxix e di vera conoscenza. Quanto appena affermato confluirà in una doppia equazione: sacro:profano = metafisica:fisica fratto esoterico:exoterico = teologia:astrofisica. La risultante di questa doppia equazione è la corrispondenza scientifica ai fatti mentre la negazione della stessa afferma nello specifico proprio la negazione della nostra umanità.

0.12 Il logos tra White hole e parto umano.

Ora che stiamo giungendo alle sintesi finali, avremo, quindi, una scienza e conoscenza che si riverberano nel parallelismo sempre più analogico, tra l’universo del grembo materno e quello dell’universo che ci circonda e contiene. Un grembo materno che via via, o diacronicamente nel tempo, partorisce perennemente la vita, ed un Black hole, espressione della fisica teorica, che diacronicamente genera, in un altro spazio-tempo e quindi in un’altra dimensione, sempre e perennemente la vita.

Il parallelismo che ne consegue è evidente: la madre giunta al termine della sua gravidanza, partorisce esattamente come il Black hole che, giunto anche lui al termine della sua gravidanza, genera un altro universo grazie alla dinamica del White hole, come vedremo più avanti nelle conclusioni dell’astrofisico Lee Smolin sulla progenie.

Un parallelismo, che viene delineato attraverso il linguaggio matematico della fisica, nella famosa ipotesi del White hole, redatta proprio da due matematici Joel Smollercxx, della Michigan University, e Blake Templecxxi della University of California Davis. Leggeremo nelle conclusioni del loro abstract: “La massa totale dietro l’urto diminuisce quando l’onda d’urto si espande, e la condizione di entropia implica che l’onda d’urto deve indebolirsi fino al punto in cui si assesta in un’interfaccia Oppenheimer-Snyder, (legandosi ad una quantità finita di massa totale), la quale alla fine emerge dall’orizzonte degli eventi del buco bianco di un ambiente spazio-tempo di Schwarzschildcxxii. La condizione entropica rompe la simmetria temporale delle equazioni di Einstein, scegliendo l’esplosione piuttosto che l’implosione. Queste soluzioni ad onda d’urto indicano un modello cosmologico nel quale il big bang deriva da un’esplosione localizzata che avviene all’interno di un buco nero a spazio-tempo di Schwarzschild asintoticamente piatto”cxxiii. Semplicemente, il big bang della nostra genesi proviene da un altro spazio-tempo che ha dato origine, attraverso il big bang creato da un buco nero, al nostro spazio-tempo e unitamente al nostro universo.

La suggestione che emerge tra il parto del big bang ed il parto della progenie umana è del tutto singolare: in entrambi i casi si ha una forte compressione che si libera con il venire alla luce di una nuova vita. Potremmo anche qui proporre un altro parallelismo con quello che esiste tra sistole e diastole ed il palpito della vita del nostro cuore. A tutti gli effetti, l’analogia che si presenta per noi è quella di una epifania nella quale morte e nascita fisica e metafisica si susseguono nell’immanenza e trascendenza dell’informazione. Per ciò che riguarda il White hole, avremo, proponendo la tematica della corrispondenza ai fatti di Karl Poppercxxiv, una teorizzazione che si rivela come un tentativo di proporre una verità oggettiva sotto il profilo matematico. L’enunciato che ne consegue è paradigmatico. Scrive al proposito delle proposizioni matematiche l’astrofisico Mario Livio: “E’ chiaro che, se si dimostra che la proposizione è vera, allora è sempre stata vera, anche prima che fosse dimostrata la sua validità.”cxxv

Questo enunciato ci rimanda ad una verità perenne ab aeterno che situa la teorizzazione matematica del White hole in una posizione concettuale che fa da ponte, ovvero di corrispondenza ai fatti a carattere pontificale, tra fisica e metafisica. Altresì, fisica e biologia, attraverso l’enunciazione liviana, potranno a loro volta essere unificate sempre attraverso lo strumento pontificale costituito da una legge comune e quindi universale. Avremo pertanto la seguente doppia equazione: proposizione teoretica: a verità = perenne:alla verità fratto fisica:biologia = legge universale:corrispondenza scientifica ai fatti. Un’equazione, questa, che attualmente ha la sua conferma proprio da parte dei più illustri teorici della moderna astrofisica.

0.13 Il logos della legge universale tra fisica e metafisica

A proposito della legge universale, il fisico teorico Leonard Susskindcxxvi, della Stanford University, afferma: “L’idea che esistano precise leggi della natura che governano sia il mondo celeste sia quello terrestre risale a Isaac Newton. Prima di lui non esisteva il concetto di legge universale, valida sia per oggetti astronomici come i pianeti sia per oggetti terrestri come le gocce di pioggia che cadono o le frecce in volo.”cxxvii , od, aggiungiamo noi, per ciò che riguarda in parallelo sia la fisica che l’ipotesi metafisica e che acquisirà ordine nella seguente equazione: legge universale:mondo celeste più mondo terrestre = legge universale:fisica più metafisica. Una convinzione che viene corroborata ulteriormente dal fisico teorico Lee Smolincxxviii , del Perimeter Institute for Theoretical Physics di Waterloo, che afferma: “le creature viventi, come ogni altra cosa dell’universo, sono fatte di atomi che obbediscono alle stesse leggi di ogni altro atomo del mondo”cxxix. Qui, fisica e fisiologia, come già prefigurato nella delineazione delle tesi a. pontificale, b. pitagorica e c. di corrispondenza ai fatti di Karl Popper, si coniugano in una sintesi comune. Ciò ci permette, per sillogismo, di estendere questa corrispondenza al nostro morire con il rinascere e giungere infine alla quadratura del cerchio di questo lavoro per cui: l’umano:atomi dell’universo = universo:morte e nascita fratto biologia umana:generare progenie = fisica del Black hole:generare progenie. La conferma a quest’ultima equazione ci proviene ancora dalla corrispondenza ai fatti esistente tra la biologia umana del generare progenie con quella astrofisica del Black hole che a sua volta genera progenie.

E’ ancora l’astrofisico Lee Smolin che conferma quanto appena ipotizzato: “Ora

scegliamo a caso un universo dalla nostra collezione. E’ facile vedere che è molto probabile che esso sia derivato da un universo con molta progenie che da uno che ne abbia avuta poca. Questo perchè nel corso di molte generazioni gli universi con molta progenie hanno contribuito a creare molti più universi della nostra collezione di quelli che hanno procreato poco.”cxxx. Avremo, quindi, un multiverso, ovvero, un insieme di universi paralleli, che, secondo il fisico Hugh Everett IIIcxxxi, della Princeton University:”non possono comunicare tra di loro”cxxxii esattamente come l’universo dei trapassati alla vita non può comunicare con quello dei trapassati alla morte. L’ulteriore elaborazione di questo enunciato, ci permette di affermare che i trapassati alla vita possono comunicare tra di loro esattamente come in un’altra dimensione i trapassati alla morte comunicano tra di loro. Questa equazione ha una sua conseguenza logica per cui non vi può essere comunicazione tra l’universo dei vivi con quello dei morti sia secondo il fisico sia secondo il teologo. Riprendendo la nostra catena associativa, esistono buchi neri che originano molta o poca progenie, esattamente come esistono donne che partoriscono molta o poca progenie. Questa ennesima equazione ci conduce a sviluppare un’altra circostanza: tutti gli universi nati da un big bang grazie alla dinamica del White hole, darebbero vita, in un altro spazio-tempo diverso da quello del Black hole che li ha originati, a nuovi universi paralleli. Avremo, in pratica, un universo neo-nato partorito da un universo madre in uno spazio-tempo dove prima esisteva il nulla.

La corrispondenza ai fatti tra fisica e metafisica qui diviene tangibile nell’enunciazione teologica della creatio ex nihilocxxxiii, che ci rimanda a quel Logos dell’informazione che informa di se il tutto. Una constatazione, questa, che, in simmetria concettuale, ci obbliga a riproporre il già citato: “Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce”cxxxiv.

Questa interrelazione, che sembrerebbe propagarsi all’infinito, è la stessa interrelazione che esiste e si mantiene nel passaggio tra universo generatore e progenie, od anche tra madre e figlio (Cfr. I. Calvino), tracciando in tal modo una linearità organica che interessa sia fisica che metafisica. Allo stesso modo, la nostra informazione che contiene in sé la nostra totalità psicofisica non potrà morire ma rigenerarsi in un’altra dimensione spazio-temporale esattamente come accade nella dinamica degli universi paralleli. Avremo un altro parallelismo tra fisica e metafisica che ci piace proporre, quello relativo all’eterna perpetuità della luce. L’esemplificazione ci proviene da un Black hole che subisce la forte attrazione di una stella di enormi dimensioni. Un Black hole che tende ad emettere raggi di luce di enorme potenza come risulta dalle osservazioni astronomiche dell’astrofisico Marco Tavanicxxxv dell’Università di Roma Tor Vergata, per cui: “[…] dal flusso gamma osservato si può calcolare l’energia del getto: equivale a un buco nero monstre che <brucia> l’equivalente di molti pianeti come il nostro al minuto! Una specie di Pantagruel cosmico di cui ora grazie ai dati nello spettro gamma abbiamo la prova incontrovertibile della sua esistenza.”cxxxvi. Quindi, i buchi neri possono emettere anche potentissimi raggi gamma luminosi. Questa costatazione, fornita dall’osservazione astronomica sulla perpetuità od immortalità della luce, ci permette di avvalorare quella parte del prologo giovanneo nella quale si attesta: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accoltacxxxvii”cxxxviii. Quindi la luce non accolta, non imprigionata, non vinta dal Black hole, risplenderà e risplende in un nuovo universo, esattamente come accade nell’epifania solare che ci irradia di luce.

0.14 Il logos tra indistruttibilità dell’informazione ed eternità della triade Sapienza, bellezza e forza.

Avremo pertanto uno spirito divino in assonanza con il concetto di informazione espresso dalla fisica teorica, che si riconferma proprio con il citato di un illustre scienziato israelita. Il fisico teorico Jacob Bekensteincxxxix, della Hebrew University di Gerusalemme, scrive al proposito: “La catena di argomentazioni che coinvolge l’olografia ha indotto alcuni, e in particolare Lee Smolin del Perimeter Institute for Theoretical Physics di Waterloo, a ritenere che la teoria definitiva debba riguardare non i campi e neppure lo spazio-tempo, ma lo scambio di informazione fra processi fisici. Se è così, il concetto secondo cui l’informazione è ciò di cui è fatto il mondo, si rivelerebbe straordinariamente letterale.”cxl.

Quindi il Logos o la logica dell’informazione, come lo spirito del Grande

Architetto, che pervade sia ognuno di noi che ogni cosa, sembrerebbe possa essere definito come immortale nella sua immanenza e trascendenza, al di là di ogni spazio e di ogni tempo o di ogni mutazione od informazione in altri universi o dimensioni. Per precisare ulteriormente su ciò che accade a proposito dell’olografia, é sempre il fisico teorico Leonard Susskindcxli con la sua teorizzazione sul principio olograficocxlii che ci permette di comprendere proprio il cambio di dimensione dell’informazione a cui avevamo accennato. Leggeremo al proposito: “La combinazione tra meccanica quantistica e gravità relativa al mondo tridimensionale crea un’immagine di dati che viene memorizzata in una proiezione bidimensionale molto simile ad un’immagine olografica”cxliii. In sostanza, ciò che sarà precisato ulteriormente é che l’informazione sarà mantenuta intatta nel buco nero, subendo solo un cambio dimensionale e restituita in un altro universo, come abbiamo già visto, attraverso la dinamica del White hole. Per cui avremo dimensione tridimensionale:dimensione bidimensionale = dimensione bidimensionale:dimensione tridimensionale la cui risultante è 1 ovvero il ripristino dell’unità iniziale costituente l’informazione. Questa risultante è ancora più chiara se a questa equazione semplice aggiungeremo fratto contrazione:dilatazione come costateremo più avanti nelle enunciazioni di Lee Smolin. Contrazione e dilatazione in fisica hanno un riscontro parallelo con sistole e diastole cardiaca in fisiologia e, di conseguenza, con tutto ciò a cui abbiamo accennato relativamente al rapporto tra cuore della madre con vita prenatale e postnatale della progenie. Quindi la vita si presenta come l’informazione in un fluire continuo e coordinato esattamente come nella prefigurazione del Pánta rêi eracliteo o del tutto scorre. Un tutto scorre confluito, poi, concettualmente, nella legge della conservazione della massa, formulata da Antoine-Laurent de Lavoisiercxliv ed espressa nella sua famosa massima “Rien ne se perd, rien ne se crée, tout se transforme”, ovvero “nulla si perde, nulla si crea ma tutto si trasforma”, per cui l’informazione si conserva tale e quale è nel principio olografico passando, contraendosi, dalla dimensione tridimensionale a quella bidimensionale olografica del buco nero, non perdendo nulla della sua formatività. Ciò accade anche in un fiume nel quale l’acqua, pur compressa nei vortici e dilatata fino alla vaporizzazione nelle cascate, rimane sempre tale e quale è. Parimenti l’informazione, grazie al White hole rinascerebbe, come una cascata, in espansione tridimensionale in un altro universo, come ad esempio nel nostro, riprendendo la sua formatività spazio temporale primitiva come vedremo tra poco.

Giunti a questo punto possiamo proporre una prima ipotesi di conclusione. Superato il nodo cruciale della “nostra morte corporale”cxlv, in simmetria con la dimensione del Black hole, saremmo predestinati ad una nuova vita in un’altro universo. Per cui, morte in fisi ologia umana:conservazione e rinascita dell’informazione = morte in fisi ca astrale:conservazione e rinascita dell’informazione. Di fatto, l’informazione dell’hendiady corpo anima, di cui ognuno di noi è Recipiendario, è come quella scintilla dello spirito del Grande Architetto che ci illumina e che mai nessuno potrà catturare od imprigionare. Una scintilla, od una luce, predestinata a rimanere intatta ed risorgere sempre a nuova vita in quel giardino, o pairidaezacxlvi, dell’Oriente Eterno.

Siamo qui di fatto ed in piena presenza della dinamica della palingenesi o della resurrezione che ci viene cosi compendiata da Luigi Valerio come un: ” ciclico e sempre identico rinascere del mondo (con tutti i suo eventi naturali e umani), dopo l’altrettanto ciclica conflagrazione universale”. cxlvii

La ciclica conflagrazione universale, con la sua apocatastasi del Big Bang, ci rimanda alla palingenesi dell’ universo che ci viene cosi compendiata: termine usato dai filosofi stoici per designare la ricostituzione o apocatastasi dell’universo, dopo che il fuoco l’ha distrutto. Anche se non espressa con questo termine, l’idea di una rinascita o rigenerazione del cosmo era già presente in Pitagora, Empedocle, Anassimandro ed Eraclito: fu proprio Eraclito a inserire il concetto di “palingenesi” in una visione della realtà assoggettata al divenire perpetuo, aprendo cosi la via al concetto dell’ “eterno ritorno” delle cose e della trasmigrazione delle anime.”cxlviii) Una trasmigrazione delle anime definita dai filosofi greci come metempsicosi per cui: In Grecia Orfismo e Pitagorismo inserirono la dottrina della trasmigrazione delle anime in un quadro cosmologico che prevedeva un tempo ciclico per l’universo; su questa linea si mosse Platone, che concepì le virgiliosuccessive reincarnazioni come necessarie per espiare una colpa originaria, di modo che all’anima fosse concesso di ritornare nel mondo delle idee, in uno stato di eterna e immutabile beatitudine, conseguita mediante la contemplazione della verità. Lo gnoticismo vide nella metempsicosi un mezzo necessario all’anima, oltre che per espiare le colpe, per sviluppare la capacità latente di aprirsi alla gnosi totale. cxlix. In Egitto la trasmigrazione dell’anima avveniva attraverso la dinamica della psicostasia la cui diversità con la palingenesi e la metempsicosi dei greci si rende qui evidente. Vorremmo far notare un’altra analogia che esiste tra questi processi metafisici con quello fisico del Big Bang. Luciano di Samosata descrive il processo di ecpirosi come quello di conflagrazione universale che prelude in modo del tutto singolare a quello del Big Bang. cl Quindi la metafisica anticipa la fisica all’interno di un processo che potremmo definire di sintesi naturale. Per ciò, necessariamente, nel momento in cui l’ipotesi metafisica coinciderà con quella fisica dovrà conseguentemente emergere una legge che accomuni i due processi conformando quella corrispondenza ai fatti della dinamica metodologica di Karl Popper. Ora potremo presentare l’insieme degli enunciati anticipati come prova madre. Un insieme che ci viene dispensato dall’astrofisico Lee Smolin, per cui: “[…] una legge della meccanica quantistica afferma che l’informazione non va mai distrutta.” cli Avremo pertanto che: “L’eliminazione della singolarità nei buchi neri fornisce una risposta naturale al paradosso di Hawking dell’informazione. […] L’informazione non si perde, ma finisce nella nuova regione dello spaziotempo.”clii . Di fatto: ” […] quando si tiene conto di tutti i dettagli, non si ha mai una perdita di informazione.”cliii. Anche la dimensione temporale si ripresenta, giustamente, nel nuovo universo generato dal buco nero, per cui il tempo: “Dove va? A quanto pare, in regioni spaziotempo appena create. La singolarità è sostituita da ciò che chiamiamo rimbalzo dello spazio-tempo. Appena prima del rimbalzo, la materia dentro al buco nero è in contrazione; appena dopo il rimbalzo è in espansione, ma in una nuova regione che prima non esisteva. E’ un risultato molto soddisfacente, poiché conferma una precedente congettura di Bryce De Witt e John Archibald Wheeler.”cliv ed, aggiungiamo noi, anche secondo la corrispondenza ai fatti del White hole di Joel Smoller e Blake Temple che si definisce nell’equazione contrazione:dilatazione = Black hole:White hole fratto rimbalzo:nuovo universo.

POSTFAZIONE

Abbiamo percorso fin qui il tracciato classico del “sorite”, un itinerario nel quale alla parafrasi iniziale consegue un corollario di parafrasi nelle quali l’ultima, quella conclusiva, si riallaccia alle tematiche tracciate nella prima enunciazione, conchiudendone la sintesi. L’enunciato che ci ha guidato fin qui, quasi come quell’immagine celata nel marmo e che guida la mano dello scultore, è quello di Ernst Haeckel per cui la nostra ontogenesi riassume e ricapitola in se la filogenesi. Un cammino, questo, seguito anche dai primi psicoanalisti. Di fatto, Sándor Ferencziclv, riferendosi, anche lui come noi, all’eponimo haeckeliano, scriveva: “Se si accetta il presupposto, confermato da innumerevoli osservazioni, che interi frammenti di storia perduta o altrimenti inaccessibile sono conservati come geroglifici nelle forme di espressione, simbolica o mediata, della psiche e del corpo, si potrà comprendere e perdonare se osiamo applicare ai grandi misteri della genesi della specie questa metodologia di decifrazione che ha dato così buona prova di sé nel campo della storia individuale.”clvi.

Noi abbiamo spinto fino ai massimi confini l’analisi ontofilogenetica, ponendo all’interno di un quadro sinottico la nostra genesi con quella dell’universo. Il sillogismo che ne abbiamo tratto è che, come ogni universo muore e rinasce in un’altra dimensione, allo stesso modo anche ognuno di noi, dopo la morte, deve rinascere in un altro universo ed in un’altra dimensione. Ciò in conseguenza del fatto che in natura, ovvero in fisicaclvii, l’informazione che ha conformato la nostra formatività analoga tra uomo e natura è immortale esattamente come lo è il Logos della Sapienza, Bellezza e Forza, per cui ognuno di noi è destinato a rinascere. In tal modo abbiamo tracciato un ponte che unifica la teorizzazione fisica e teologica con un insieme di dimostrazioni che ci permettono di affermare di aver comprovato la corrispondenza ai fatti insita nell’ortodossia metodologica tracciata da Karl Popper. Un ponte dal quale abbiamo potuto osservare brevemente in queste pagine, il fluire della vita nel suo scorrere. La fisica teorica si è posta da sempre il perchè del nostro esistere con idee, intuizioni, che oscillano sempre tra metafisica e fisica. L’intuizione che prima era metafisica, come ad esempio l’orizzonte degli eventi di un buco nero, diviene poi base, con corrispondenza ai fatti, nel campo della fisica. E’ ciò che afferma per antonimia anche Leonard Susskind: “Secondo i principi classici della relatività generale, possiamo interrogarci fin che vogliamo sull’esistenza e sulla realtà di questi mondi, ma non avremo mai una risposta. Sono irrilevanti, privi di significato dal punto di vista scientifico. Sono metafisica, non fisica. Ma esattamente la stessa conclusione era stata tratta erroneamente riguardo all’orizzonte di un buco nero. L’orizzonte degli eventi di un universo in eterna espansione è matematicamente molto simile a quello di un buco nero.”clviii. Avremo quindi la seguente equazione: in primo tempo l’orizzonte degli eventi:metafisica = in secondo tempo l’orizzonte degli eventi:fisica fratto metafisica→fisica. Quest’ultima equazione descrive passo a passo il nostro cammino teoretico: l’idea si trasforma in ipotesi teoretica che poi deve essere confermata nella realtà della corrispondenza ai fatti, ed è questa linea che abbiamo seguito fin qui. La prima idea, quella dell’incipit relativa al logos, ci riporta al perchè dell’esistenza del Divino e quindi a quella dell’esistere del Grande Architetto. A tutti gli effetti, l’incipit del nostro universo sembrerebbe avere il suo inizio con la tremenda forza del big bang che ha poi creato l’immensa bellezza di tutto ciò che ci circonda, espressa con la più incommensurabile Sapienza. La luce di questa triade ha in se un’essenza comune, quella della poiesis creativa, per cui ci domandiamo se sia questa l’essenza che informa di se il Grande Architetto e, quindi, il Grande Architetto stesso.

Con questo interrogativo che il lettore potrà risolvere formulando un’equazione, si conclude il mio lavoro. Un lavoro così piacevole a cui mi dispiace dare qui una fine però il lungo cammino del Logos verso la luce non è concluso, ma rimane per noi il viatico della forza, della bellezza e della Sapienza, che ci indica il sentiero ulissideo del nostro itinerario che non avrà mai fine. Un viaggio che si lega con noi con la certezza che in noi vita e destino non siano mai definitivi, ma sempre aperti a nuovi orizzonti, insieme a quel Logos che ci accompagna nel comune cammino verso una nuova luce.

Bibliografia

i V. J. Wedeen, D. L. Rosene, R. Wang, G. Dai, F. Mortazavi, P. Hagmann, J. H. Kaas, W. I. Tseng, “The Geometric Structure of the Brain Fiber Pathways (2012) Science 30; 335 (6076): 1628-34

ii M.Bulletti “La completa riabilitazione con una semplice tecnica di stimolazioni luminose di un adolescente di 11 anni affetto da una grave sofferenza cerebrale.” Le tavole del 2009, circolo di corrispondenza della quatuor coronati, Perugia 2010, pp105-203

iiiEnunciato concettuale di Karl Popper per cui: “La verità, nel sistema di Popper, è intesa come corrispondenza ai fatti nel suo status oggettivo, mentre svolge, come funzione, un compito di ideale regolativo. L’essenzialismo modificato di Popper, allora, mostra come le teoriescientifiche sono congetture che toccano il mondo reale e che possono essere dal mondo realecorroborate o smentite.”, vedi A. BORGHINI, Karl Popper Politica e società, FrancoAngeli, Milano, 2010, p.31.
iv Giovanni, 1, 1.
v M. Moyer (tuttora vivente), fisico teorico statunitense, ricercatore nel Supernova Cosmology Project presso il Lawrence Berkeley National Laboratory di San Francisco. E’ impegnato nella ricerca intorno all’energia oscura dell’universo, editor presso Popular Science e Scientific American.
vi M. Moyer, Lo spazio è digitale?, Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 524, Aprile 2012, p. 38.
vii E. Haeckel (1834 – 1919) medico, biologo marino, docente di zoologia presso l’Università di Jena, evoluzionista, filosofo monista, coniò il termine di ecologia e diede inizio agli studi relativi a questo nuovo campo di ricerca.
viii R. Levi Montalcini (1909 – 2012), Nobel per la Medicina nel 1986, per le sue ricerche sul fattore di crescita nervoso noto come NGF (Nerve Growth Factor), senatrice a vita dal 2001.
ix R. Levi Montalcini, La Galassia Mente, Baldini e Castoldi, Milano, 2001.
x D. P. Barash (1946 – tuttora vivente), biologo e psicologo statunitense, professore di psicologia presso l’Università di Washington D.C., ha pubblicato 30 libri trattando le tematiche dell’aggressività e del comportamento sessuale animale ed umano.
xi Enciclopedia del Novecento Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1982, voce: sociobiologia.
xii In tutto il lungo periodo della mia esperienza professionale, ho avuto modo di accertare che durante l’amplesso, mentre l’uomo penetra fisicamente la donna, la donna in primo penetra psicologicamente l’uomo, pilotando e dirigendo l’amplesso stesso.
xiii F. Sediari, neuropsichiatra perugino, direttore negli anni ’60 dell’Ospedale Psichiatrico della provincia di Perugia e direttore della rivista Annali di neurologia e psichiatria.
xiv F. Sediari, Dialettica corpo-mente e patologia, in Annali di neurologia e psichiatria, Perugia, n. 75, dicembre 1981, p. 164.
xv M. Emmer (1945 – tuttora vivente), ordinario di matematica all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, si occupa di superfici minime e di calcolo delle variazioni, di computer graphics, dei rapporti tra matematica e arte, tra matematica e cultura, di film, di mostre. Ha realizzato 18 film della serie Arte e matematica. Organizza da 16 anni il convegno Matematica e cultura a Venezia, è editor delle serie Springer Mathematics and Culture e The Visual Mind, MIT Press. Collabora a L’Unità, Sapere, Alfabeta2, La Stampa, Il Manifesto. Ultimi libri pubblicati: Numeri immaginari: cinema e matematica (Bollati Boringhieri 2012). Imagine Math 2 (Springer 2013).
xvi L. Saffaro (1929 – 1998) “pittore, scrittore e matematico italiano di origine iraniana. Dagli anni sessanta si è affermato come una delle figure più originali e inconsuete della cultura italiana, ricevendo ampi riconoscimenti in ciascuno dei campi in cui ha operato. Le sue ricerche sulla determinazione di nuovi poliedri sono state oggetto di numerosi saggi e conferenze, tenute da Saffaro in Italia e all’estero. Queste ricerche sono state a loro volta commentate da studiosi qualificati e più volte apparse sull’Annuario dell’Enciclopedia della Scienza e della Tecnica di Mondadori oltre che in riviste scientifiche. Recensite e presentate da critici autorevoli, ha pubblicato una cinquantina di opere letterarie, edite da Lerici, Scheiwiller, La Nuova Foglio, l’Almanacco dello Specchio di Mondatori e dalle Edizioni di Paradoxos da lui stesso ideate. Nel 1986 ha pubblicato a Parigi Teoria dell’inseguimento, con un saggio introduttivo di Paul Ricoeur. Ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e in molte altre importanti rassegne in Italia e all’estero. La prima mostra personale, presentata da Francesco Arcangeli, si tenne nel 1962 alla Galleria dell’Obelisco di Roma. Ne seguiranno altre quaranta, allestite in qualificate gallerie private e pubbliche. Tra queste ultime, le antologiche al Museo di Castelvecchio a Verona (1979), alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1986), al Museo Civico di Bassano del Grappa (1991) e, dopo la sua scomparsa, al Museo di Palazzo Poggi dell’Università di Bologna (2004) e nella Biblioteca dell’Accademia di Brera a Milano (2009). Sue opere figurano in importanti collezioni pubbliche e private. Tra i premi si ricordano quelli ricevuti alla Biennale di San Paolo del Brasile (1969) e alle Biennali di grafica di Rijeka (1970) e Cracovia (1972). Nel 1966 elabora le tavole del Tractatus Logicus Prospecticus, un’esplorazione teorica delle possibilità offerte dalla prospettiva che, ampliando i riferimenti storici e dilatando le intuizioni, diverrà il perno concettuale di tutta la sua opera. Attorno al 1985, con l’ausilio di potenti calcolatori e di alcuni ingegneri dell’ENEA di Bologna, Saffaro elabora la rappresentazione di poliedri di grado elevato e altri complessi studi.” Riportato nella biografia ufficiale della Fondazione Lucio Saffaro.
xvii M. Emmer, Un film racconta il sogno del maestro dei poliedri, in Galileo, Giornale di scienza e problemi globali, Associazione Culturale Galileo, 27 Febbraio 2014.
xviii P. J. Pollock (1912 – 1956), pittore statunitense, fu uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo astratto, era famoso per la sua tecnica di drip painting, o pittura per sgocciolamento. Caratterizzato da una personalità irascibile ed affetto da alcolismo, morì a causa di un incidente automobilistico. Si sposò con la pittrice espressionista astratta Lee Krasner. Ha goduto di una grande fama fin da quando era vivo.
xix B. Mandelbrot (1924 – 2010), matematico polacco naturalizzato francese, universalmente conosciuto per i suoi lavori sulla geometria frattale. Ha attualizzato la matematica di Gaston Julia, iniziando la rappresentazione grafica di equazioni su computer. Ha dato il suo nome a una famiglia di frattali e ad un particolare insieme. A partire dagli anni ’60 la geometria frattale è stata utilizzata sia per l’analisi finanziaria, sia come chiave di lettura delle forme presenti in natura. La sua ricerca ha sviluppato una particolare sezione della matematica legata allo studio della teoria del caos. Ha avuto innumerevoli riconoscimenti e premi, tra i quali però spicca per la sua mancanza quello del Nobel.
xx Pitagora (572 – 497 a.c. circa), filosofo e scienziato greco, della sua vita si hanno pochissime notizie certe poiché, tra l’altro, non ci sono giunti i suoi scritti, ma solo redazioni riportate nella letteratura a lui postuma. Nato probabilmente nell’isola greca di Samo viaggiò, secondo la tradizione, in Egitto e a Babilonia. Allievo di Ferecide ed Anassimandro, fondò a Crotone intorno al 530 a.c. una sua scuola a carattere sia essoterico che esoterico. Senofane attesta la sua teoria sulla metempsicosi, ma l’originalità della sua scuola dipese dall’introduzione della scienza come strumento di purificazione, che spostò l’irrazionalità delle teorie orfiche su quella della razionalità scientifica. Il filosofo Eraclito, molto critico nei confronti di altri insigni personaggi, lo definì come erudito. Nella scuola pitagorica, l’insegnamento era distinto fra acusmatici o ascoltatori, ai quali era imposto il silenzio e una rigida disciplina di apprendimento, e mathematici, che avevano facoltà di far domande e di esprimere la propria opinione e ai quali erano rivelate le dottrine più profonde della scuola. Noto per la sua ricerca filosofica sul numero e per aver focalizzato l’intuizione babilonese da lui poi esposta con il proprio nome come Teorema di Pitagora. La tradizione lo vuole anche inventore della famosa Tabellina pitagorica e scopritore del rapporto di armonia esistente tra i numeri e i suoni della scala musicale. Secondo la leggenda, a causa della sua appartenenza al partito aristocratico la sua scuola fu data alle fiamme. Di conseguenza, da Crotone fuggì a Locri, poi a Taranto e infine a Metaponto, dove morì.
xxi M. Livio, (1945 – tutt’ora vivente) astrofisico statunitense di origine rumena, attualmente direttore del dipartimento scientifico dell’Istituto del telescopio spaziale Hubble (USA).
xxii M. Livio, Dio è un matematico, Rizzoli, Milano, 2011, p. 36.
xxiii S. Ohno (1928 – 2000), genetista e biologo evoluzionista di origine giapponese naturalizzato statunitense, specializzato nella ricerca dell’evoluzione molecolare. PhD in scienza veterinaria presso la Tokio University of Agriculture and Technology e PhD in biologia presso l’Università di Hokkaido. Nel 1951 studente in visita negli Stati Uniti presso la UCLA, e poi dal 1952 al 1996 ricercatore presso il dipartimento di ricerca del City of Hope Medical Center. La sua pubblicazione più importante è il testo Evolution by Gene Duplication (1970); dato che ricerche successive hanno confermato il ruolo chiave della duplicazione genica nell’evoluzione molecolare, la ricerca per convalidare il modello di Ohno è tuttora molto attiva. Ha anche scoperto nel 1956 che il corpo di Barr nel nucleo delle femmine di mammifero era in realtà il cromosoma X condensato. Ha anche suggerito che il genoma dei vertebrati sia il risultato di una o più intere duplicazioni genomiche. Le variazioni di tale idea sono giunte ad essere conosciute come “ipotesi 2R”. Ha indicato che il cromosoma X di mammifero è conservato tra le specie, il che è riportato come “legge di Ohno”. Ha coniato il termine “DNA spazzatura” per i segmenti di DNA che non hanno funzioni conosciute.
xxivS. Ohno, M. Ohno, 1986, The all pervasive principle of repetitious recurrence governs not only coding sequence construction but also human endeavor in musical composition. Immunogenetics, vol 24, n 2, pp. 71-78.
xxv M. A. Clark (tuttora vivente) ordinario di biologia presso la Faculty of Biology, School of Arts and Sciences della Texas Wesleyan University. Il suo principale interesse è costituito dal rapporto esistente tra musica algoritmica e biologia.
xxvi vedi: http://whozoo.org/mac/Music/Sources.htm Abstract: “Ohno discusses the evidence that variations of two small primordial sequences — the decamer AAGGCTGCTG (=the peptide KAA) and a smaller derivative AAGCTG (=KL) are reiterated again and again as primary themes in the sequences of genes, where they alternate with secondary themes composed of other sequences. To make the “repetitious recurrence” of these themes more vivid, Ohno developed a system of rules, based on the molecular weights of DNA’s four bases, to convert the four bases into an octave scale. The system was used to produce a piece scored for violin: Human X-linked phosphoglycerate kinase. He also back-translated a Chopin nocturne into a DNA sequence that contains a remarkable 160-codon open reading frame. Curiously this sequence proved to be strikingly similar to the musical translation of the last exon of the gene for mouse RNA polymerase II.” NOTA BENE: chi fosse interessato ad ascoltare brani di musica ottenuti dalla campionatura di sequenze del DNA può collegarsi al sito internet http://www.whozoo.org/mac/Music/ ed al sito http://www.geneticmusicproject.com/
xxvii R. Levi Montalcini, L’albero dell’intelligenza, Dossier Scienza, Giunti Barbera, Firenze, n. 8, novembre 1986, p. 4.
xxviii M. Buonarroti, Lettera a messer Benedetto Varchi, datata intorno al 1549. Vedi anche E. Crispino, Michelangelo, Giunti, Firenze, 2005, p. 46.
xxix M. Bulletti, Dalla percezione alla trascendenza, Il Borghini, Firenze, 2006, pp. 181, 182.
xxx A. Quattrone (tuttora vivente), ordinario di biologia cellulare presso l’Università di Trento, PI presso il Laboratory of Translational Genomics del Center for Integrative Biology di Trento. Attualmente si interessa di ricerca sull’interazione tra proteine ed RNA e su come tale interazione influisce sulla vita della cellula e sulla genesi dei tumori.
xxxi A. Quattrone, Dai vermi al Nobel, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 411, Novembre 2002, p. 24.
xxxii R. Restak (1942 – tuttora vivente): neuropsichiatra statunitense, professore ordinario di neurologia presso la George Washington Hospital University School of Medicine and Health. Ha pubblicato fino ad ora 20 libri con enorme successo. Si evidenziano tra questi: The Brain (1984), The Infant Mind (1986), The Mind (1988), The Modular Brain (1995), The New Brain (2004), The Naked Brain (2007), Think Smart: A Neuroscientist’s Prescription for Improving Your Brain’s Performance (2009), The Big Questions: Mind (2012). E’ stato ed è redattore e pubblicista presso le più importanti testate americane. Svolge la sua attività libero professionale a Washington, D.C.
xxxiii R. Restak, Il cervello del bambino, Mondadori, Milano, 1987, pp. 205, 206.
xxxiv A. J. Decasper, W. P. Fifer, Of Human Bonding: Newborn Prefer their Mothers’ Voices. In Science, New Series, Vol. 208, Issue 4448, 6 Giugno 1980, pp. 1174-1176.
xxxv G, Manzi, Argil, antenato d’Europa, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 428, Aprile 2004, p. 48.
xxxvi M. Gimbutas (1921 – 1994), paleoantropologa lituana, ha insegnato nelle due prestigiose università americane di Harvard (Massachusetts) e della UCLA (Università della California-Los Angeles). È stata la rappresentante più eminente della scuola paleoantropologica del ‘900. Archeologa e linguista di origine lituana. Nel 1946 Phd in Archeologia all’università di Tubinga. Introdusse nel 1965 la sua “ipotesi Kurgan”, che coniugava lo studio della cultura Kurgan con la linguistica, al fine di risolvere alcuni problemi concernenti gli antichi popoli parlanti il protoindoeuropeo, che qualificò come genti “Kurgan”. Inoltre documentò la fine della cultura del monoteismo matriarcale, causata dall’invasione graduale della cultura politeista patriarcale dei protoindoeropei Kurgan. In qualità di docente ordinario di archeologia alla UCLA dal 1963 al 1989, Marija Gimbutas diresse i maggiori scavi dei siti del neolitico nell’Europa sud-orientale tra il 1967 e il 1980, grazie ai quali furono portati alla luce una gran quantità di manufatti artistici e di uso quotidiano, risalenti ad un periodo precedente a quello che si riteneva a quel tempo l’inizio del neolitico in Europa. I suoi testi di maggior successo furono: Bronze Age Cultures of Central and Eastern Europe (1965), The Goddesses and Gods of Old Europe (1974), The Language of the Goddess (1989) e The Civilization of the Goddess (1991).
xxxvii M. Gimbutas, Il linguaggio della dea, Longanesi, Milano, 1991, p. 237, fig. n. 369.
xxxviii M. Bulletti, La dea Cibele, mito e complesso, in Hiram, Erasmo editore, Roma, 2006, n. 4, pp. 97, 98.
xxxix E. Lecourt, Decouvrir la Musicotherapie, Editions d’Organisation, Paris, 2005.
xl J. De Ajuriaguerra (1911 – 1993), neuropsichiatra e psicoanalista francese di origine basca, specializzato nella neuropsichiatria infantile. Dal 1959 al 1975 fu direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Ginevra, poi docente al College de France. Ha condotto un’intensa attività d’insegnamento e ricerca sia in Francia che nella provincia basca, nel 1986 ha interrotto la sua attività professionale a causa di una grave malattia.
xliJ. de Ajuriaguerra, D.Marcelli, Psicopatologia del bambino, Masson, Milano, 1984, p. 4.
xlii D. Blum (1954 – tuttora vivente), giornalista scientifica statunitense, nel 1992 ha vinto il premio Pulitzer ed il AAAS-Westinghouse Award for Science Journalism, e di recente ha pubblicato il libro Poisoner’s Handbook: Murder and the Birth of Forensic Medicine in Jazz Age in New York. Ha iniziato la ricerca sui feromoni insieme al padre, un entomologo, che li estraeva dalle formiche. Insegna giornalismo presso la University of Wisconsin-Madison.
xliii D. Blum, Il profumo dei pensieri, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, Ottobre 2011.
xliv R. Verma (tuttora vivente), matematica indù, assistente professore presso la Section of Image Analysis, Department of Radiology della University of Pennsylvania. Ha conseguito masters in mathematics and computer applications ed un PhD in computer vision and mathematics conseguiti presso lo IIT di Delhi (India). Ha condotto un postdoc di due anni presso il centro INRIA, lavorando nel progetto MOVI (attualmente rinomenclato LEARS and PERCEPTION) ed un secondo postdoc, sempre di due anni, presso il centro SBIA.
xlvR. Verma et al, Sex differences in the structural connectome of the human brain, PNAS, January 14, 2014, vol. 11, 1, no. 2, pp. 823-828.
xlvi Editoriale: Le diverse connessioni cerebrali di lui e di lei, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 544, Dicembre 2013.
xlvii P. Negri-Cesi, M. Motta, Significato fisiologico del metabolismo intracellulare degli androgeni, in Epididimo e fertilità, Aspetti endocrinologici in andrologia, a cura di G.F. Menchini Fabris., Cofese, Palermo,1982. pp. 47-61.
xlviii M. Bulletti, La genesi della violenza in occidente, Volumnia, Perugia, 2004, p. 371.
xlix C. G. Jung, Psicologia del profondo, (1948), in Opere, Bollati Boringhieri, Torino, 1993, p. 188.
l P. G. Odifreddi (1950 – tuttora vivente), matematico, logico e saggista italiano. E’ stato docente di matematica nelle università di Torino, Alessandria, Siena e Milano e, negli Stati Uniti, alla Cornell University. I suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione, esegesi, filologia e saggistica varia. Attualmente pubblica ogni mese un editoriale sulla rivista italiana Le Scienze.
li P. Odifreddi, Qui si perde l’orientamento, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 524, Aprile 2012, p.20.
lii Genesi, 1, 27.
liii Salmi, 8, 6.
liv S. Freud, Il perturbante, 1919, in Opere, Boringhieri, Torino, 1980, vol. IX, pp. 107-114.
lv S. Freud (1856 – 1939) neuropsichiatra e psicoanalista moldavo, fondatore della psicoanalisi. Eminente rappresentante della massoneria austriaca nella loggia B’nai B’rith di Vienna, filiale austriaca della loggia omonima fondata a New York. Per l’ampiezza e la vastità dell’opera, si rimanda al testo di Peter Gay Freud, una vita per i nostri tempi, Bompiani, Milano, 1988.
lvi M. A. Mikaelsson (tuttora vivente), medico inglese con PhD in psicologia. Ricercatore universitario e membro del Behavioural Genetics Group, Schools of Psychology and Medicine, MRC Centre for Neuropsychiatric Genetics and Genomics, Neuroscience and Mental Health Research Institute della Cardiff University,
lvii M. A. Mikaelsson et al., Placental programming of anxiety in adulthood revealed by Igf2-null models, in Nature Communications, 4, Agosto 2013, article number: 2311.
lviii Abstract: Imprinted, maternally silenced insulin-like growth factor-2 is expressed in both the foetus and placenta and has been shown to have roles in foetal and placental development in animal models. Here we compared mice engineered to be null for the placenta-specific P0 transcript (insulin-like growth factor-2-P0 KO) to mice with disruptions of all four insulin-like growth factor-2 transcripts, and therefore null for insulin-like growth factor-2 in both placenta and foetus (insulin-like growth factor-2-total KO). Both models lead to intrauterine growth restriction but dissociate between a situation where there is an imbalance between foetal demand and placental supply of nutrients (the insulin-like growth factor-2-P0 KO) and one where demand and supply is more balanced (the insulin-like growth factor-2-total KO). Increased reactivity to anxiety-provoking stimuli is manifested later in life only in those animals where there is a mismatch between placental supply and foetal demand for nutrients during gestation. Our findings further distinguish placental dysfunction from intrauterine growth restriction and reveal a role for the placenta in long-term programming of emotional behaviour.
lix Editoriale a firma di Red: Troppo ansiosi? Forse è colpa della placenta, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 540, Agosto 2013.
lx C. T. Gross: Deputy Head of Outstation and Senior Scientist, Developmental Biology, presso L’ European Molecular Biology Laboratory di Monterotondo (Roma).
lxi Cornelius T Gross, Yang Zhan, Rosa C Paolicelli, Francesco Sforazzini, Laetitia Weinhard, Giulia Bolasco, 02/02/2014 Nature Neuroscience 17, 400-406 doi:10.1038/nn.364
lxii L. Rocci, Vocabolario greco italiano, Dante Alighieri, Firenze, 1995, voce: σχίζ, p.1792
lxiii L. Rocci, Vocabolario greco italiano, Op.cit. voce: φρήν, p.1982
lxiv L. Rocci, Vocabolario greco italiano, op cit, voce:Διά, p.438
lxv L. Rocci, Vocabolario greco italiano, op cit, voce:βάλλω, p. 339
lxvi Keith E Szulwach, Xuekun Li, Yujing Li, Chun-Xiao Song, Hao Wu ,5-hmC–mediated epigenetic dynamics during postnatal neurodevelopment and aging”,30/10/2011,Nature Neuroscience 14, 1607-1616 doi:10.1038/nn.2959
lxvii J. Wheeler (1911 – 2008), fisico statunitense. Ha conseguito il PhD nel 1933 alla Johns Hawkings University con una tesi sulla dispersione e l’assorbimento dell’elio. Con Niels Bohr ed Enrico Fermi, fu uno dei pionieri della fissione nucleare, partecipando a Los Alamos allo sviluppo della bomba atomica col progetto Manhattan. Successivamente partecipò al progetto Matterhorn B sulla bomba all’idrogeno. Negli anni sessanta formulò la geometro-dinamica, un programma fisico che doveva descrivere la gravità e l’elettromagnetismo come effetti della geometria dello spazio-tempo. Dette inoltre importanti contributi allo studio dei buchi neri, e fu proprio lui, tra l’altro, a coniare tale termine nel 1967. Fu fra i pionieri degli studi sulla gravità quantistica; in particolare introdusse, assieme a Bryce DeWitt, l’eponima equazione, che determina alcune proprietà generali della funzione d’onda dell’universo. Dal 1938 al 1976 fu professore di fisica alla Princeton University e successivamente alla University of Texas ad Austin. Nel 1997 ricevette il premio Wolf per la fisica e nel 1999 gli fu dedicato un asteroide (il 31555 Wheeler). Ebbe come studenti Richard Feynman, Hugh Everett III, Kip Thorne e James Hartle. Negli anni ’50 collaborò con Tullio Regge in importanti studi di relatività generale, in particolare sulla stabilità della soluzione di Karl Schwarzschild.
lxviii Citazione estrapolata dalla conferenza tenuta il 29 Dicembre 1967 presso la Columbia University di New York.
lxix O. Pianigiani (1845-1926), Etimologo, Magistrato, Senatore.
lxx O. Pianigiani, Dizionario etimologico, Polaris, Genova, 1993, voce: incubo, pp. 686,687.
lxxi Omero, Iliade, VI, 180-184.
lxxii Genesi, 3, 19.
lxxiii G. Ravasi, La Genesi, conferenza tenuta al centro culturale S. Fedele di Milano, Sabato 17 Novembre 1984, prima conversazione: Uomo, dove sei? Mito, storia, sapienza in Genesi, Edizioni Dehoniane, Bologna.
lxxiv Dati emessi dal Ministero della Salute in http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=2952&area=stiliVita&menu=sorveglianza
lxxv G. Beltotto, G. Giojelli, I nuovi poveri, Piemme, Casale Monferrato (AL), 2007.
lxxvi P. J. Achtemeier, Il dizionario della Bibbia, a cura di E. Bianchi, Zanichelli, Bologna, 2004, voce: Proverbi, p. 689.
lxxvii Proverbi, 30, 14.
lxxviii W. F. Otto, Theophania, Il Melangolo, Genova, 1996, p. 49.
lxxix DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano, 2001, voce: Disturbo Depressivo Maggiore, p. 402.
lxxx O. Pianigiani, Vocabolario Etimologico della lingua italiana, Polaris, Genova, 1993, voce: obeso, p. 923.
lxxxi G. Esposito, et al., and K. O. Kuroda, Infant Calming Responses during Maternal Carrying in Humans and Mice, Current Biology, Volume 23, Issue 9, 6 Maggio 2013, pp. 739–745.
lxxxii K. O. Kuroda (tuttora vivente) medico giapponese, direttrice del gruppo di ricerca della sezione Affiliative Social Behaviour presso il Riken Brain Science Institute. Laureata in medicina presso la Osaka University nel 1997 e PhD in biologia molecolare presso la Osaka University Graduate School of Medicine nel 2002. Il suo campo di ricerca riguarda i meccanismi neurologici che mediano i rapporti parentali nei mammiferi.
lxxxiii Abstract: Background. Mother-infant bonding is the earliest and most critical social relationship of mammalian infants. To promote this bond, infants have innate behaviors to seek maternal proximity and protest upon separation via communication with the mother vocally and through body movement. However, the physiological mechanisms regulating these infant behaviors remain largely undefined. Results. Here we show a novel set of infant cooperative responses during maternal carrying. Infants under 6 months of age carried by a walking mother immediately stopped voluntary movement and crying and exhibited a rapid heart rate decrease, compared with holding by a sitting mother. Furthermore, we identified strikingly similar responses in mouse pups as defined by immobility and diminished ultrasonic vocalizations and heart rate. Using pharmacologic and genetic interventions in mouse pups, we identified the upstream and downstream neural systems regulating the calming response. Somatosensory and proprioceptive input signaling are required for induction, and parasympathetic and cerebellar functions mediate cardiac and motor output, respectively. The loss of the calming response hindered maternal rescue of the pups, suggesting a functional significance for the identified calming response. Conclusions. Our study has demonstrated for the first time that the infant calming response to maternal carrying is a coordinated set of central, motor, and cardiac regulations and is a conserved component of mammalian mother-infant interactions. Our findings provide evidence for and have the potential to impact current parenting theory and practice, since unsoothable crying is the major risk factor for child abuse.
lxxxiv J. S. Winston, G. Rees, Nature Neuroscience, 2014, 17, pp. 482–483 Following your heart:
lxxxv J. Winston (tuttora vivente) postdoc clinical research associate presso la University College London. PhD presso il Wellcome center con una ricerca di functional imaging delle emozioni. Attualmente, il suo ambito primario di ricerca riguarda gli aspetti emotivi della percezione facciale.
lxxxvi G. Rees (tuttora vivente) ordinario di cognitive neurology presso lo UCL Institute of cognitive neuroscience e direttore del Rees Laboratory presso la UCL. Phd nel 1999 presso la UCL. Attualmente, il suo lavoro di ricerca è focalizzato sui meccanismi neurali della coscienza umana nella salute e nella malattia.
lxxxvii Abstract: The ability to accurately report the presence or absence of a visual target is influenced by the brain’s heartbeat-evoked activity.
lxxxviii A. Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori, Milano, 1978, voce: aferesi, p.16.
lxxxix G. Devoto, Dizionario Etimologico, Le Monnier, Firenze, 1986, voce: idea, p. 199.
xc M. Bulletti, La completa riabilitazione con una semplice tecnica di stimolazioni luminose di un adolescente di 11 anni affetto da una grave sofferenza cerebrale secondaria ad un idrocefalo scompensato in stato di coma lieve con tetraplegia spastica, in Le Tavole del 2009, Atti Quatuor Coronati n. 10, CCQC, Perugia, 2009, p. 125.
xci L’associazione che qui proponiamo è quella tra il neonato, che viene dato alla luce, ed il Recipiendario, che riceve la luce: “La preparazione del Recipiendario comporta inoltre una Benda, che gli copre gli occhi, e gli sarà tolta quando «riceve la Luce». La rimozione della Benda concretizza lo «choc iniziatico» che l’iniziando deve provare.” J. Boucher, La Simbologia massonica, Atanor Editrice, Roma, 1975, cap. II. 1. La Benda, p. 39.
xcii La Sapienza di Salomone, 2, 2.
xciii L. Rocci, Vocabolario greco italiano, Dante Alighieri, Firenze, 1995, voce: στἃσις, p. 1698.
xciv P. J. Achtemeier, Il dizionario della Bibbia, op. cit., voce: deuterocanonica, letteratura, p. 240.
xcv Bible live software, traduzione del testo biblico a cura della CEI, editrice associazione culturale Elpis, Reggio Emilia, 2000, voce: Sapienza
xcvi Libro dei proverbi 8,30 (trad. CEI).
xcvii “καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν” od, in caratteri latini: kai o logos en pros tov Teon, è stato da noi tradotto: “e il logos era con Dio” in linea con il versetto biblico. Quel pros del testo originale ha infatti come significati: A). avv. inoltre; altresì; oltracciò; ancora – B). prep. – I. gen – 1) di lg. dalla parte di; verso; da: dalla parte del mare; verso nord, sud. 2) tras. – a) parte, favore, per: essere, stare, dalla parte di, favorire. – b) interesse, presenza, appartenenza: presso; innanzi; nel cospetto – c) dipendenza: sotto la protezione di. – d) discendenza, origine, da: da parte di – e) derivazione, causa, provenienza: da; da parte di. – f) con agg. o sost.: onorata da; in onore presso qno. – g) corrispondenza, convenienza: convenientemente; corrispondente a; da; secondo; conforme a; proprio. – II. dat. vicinanza: presso; su; a; in. – b) innanzi, davanti. – c) tras.: avere il pensiero rivolto a, occuparsi di. – 2) oltre a. – III acc. ord. con vb di moto – 1) di lg.: verso; a; – b) con verbi indicanti un moto previo o direzione: appoggiare alla parete, andò a riporre. – c) volgere lo sguardo verso qno. – d) posizione geografica: verso occidente, oriente, levante. – e) innanzi; davanti. – 2) di tp. : verso sera. – 3) Trans. – a) direzione: dire, parlare a. Att.- a; con. Att. – b) relazioni ostili o amichevoli: verso, a, contro, a favore, per, con, tra. – c) gener. : riguardo, circa, per, con. Att. – 4) causa, ragione, scopo, fine: a motivo, per. – 5) in comparazione di, in confronto con, verso, in paragone, comparativamente, relativamente a. – 6) secondo, conforme, in ragione, conformemente; att. – b) modo: con la forza, violenza, violentemente. NB­. anastrofe in poes.- In composiz. verso, presso, secondo, inoltre, aggiunta, grandemente, completamente. Vedi L. Rocci- dizionario greco/italiano, op. cit. p.1581, voce πρὸς.
xcviii Giovanni, 1,4 (trad. CEI).
xcix La Sapienza di Salomone, 1, 7 (trad. CEI).
c Giobbe, 12, 13.
ci Ezechiele, 28, 12.
cii G. Ravasi, Nuovo dizionario di teologia biblica, San Paolo, Milano, 2001, voce: Giovanni (Vangelo), p. 668.
ciii Editoriale: Alle origini della tettonica a placche, Le Scienze, Le Scienze S.p.A., Roma, n.550, giugno 2014, p.32.
civ Libro dei Proverbi, 8, 22- 26. (Trad. CEI).
cv La parola latina aeternitas ha come prefisso il dittongo ae. La vocale a indica il moto da luogo, mentre la vocale e indica, nel suo significato fondamentale, provenienza dall’interno. Il radicale terna indica indubbiamente una triade che, nel caso della Sapienza, è costituita da Sapienza, bellezza e forza. Per ciò che riguarda l’urbs aeterna, della Roma primigenia di Romolo, indica, invece, la triade Giove, Marte padre, Vesta genitrice. (vedi nota 108).
cvi L.A.SALOME’, Riflessioni sull’amore, editori riuniti, Roma, 1993, p.38.
cvii L.A.SALOME’ (1861- 1937) scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa di religione ebraica. amica di Friedrich Nietzsche, diede al filosofo l’ispirazione per le prime due parti del suo “Così parlò Zaratustra”. Fu una delle allieve di Freud con un retroterra culturale di studi  filosofia, teologia e storia della religione. Conosceva piuttosto bene la letteratura francese e tedesca. Oltre che Friedrich Nietzsche, di cui pubblicò la biografia, amò anche Rainer Maria Rilke. E’ conosciuta per la ricerca sulla libido anale per cui è famoso il suo testo Anal and sexual.
cviii B.Carter (1942- tuttora vivente), fisico australiano, noto per i suoi studi sul Black hole e per aver esposto i termini del principio antropico. Proviene dalla scuola di Cambridge ed attualmente opera la sua ricerca presso il “Laboratoire Univers et Théories” di Meudon in Francia. E’ uno dei più eminenti fisici nel quadro internazionale di questo campo di ricerca.
cix B.Carter, Large Number Coincidences and the Anthropic Principle in Cosmology, sessantatreesimo simposio dell’Unione Astronimica Internazionale, 10-12 settembre Cracovia, PL.
cx J.GRIBBIN (1946-tuttora vivente) fisico inglese con dottorato in astrofisica alla Cambridge University, è conosciuto per la sua sterminata produzione saggistica che ha superato le cento pubblicazioni tradotte in varie lingue. I suoi testi più importanti sono: (2007) The Universe: A Biography, Allen Lane.  (2006) The Origins of the Future: Ten Questions for the Next Ten Years, Yale University Press. (2005) Deep Simplicity: Bringing Order to Chaos and Complexity, Random House. (2005) The Fellowship: The Story of a Revolution, Allen Lane. (2005) Annus Mirabilis: 1905, Albert Einstein, and the Theory of Relativity (coauthor Mary Gribbin), Chamberlain Bros. (2004) The Scientists: A History of Science Told Through the Lives of Its Greatest Inventors, Random House. (2004) FitzRoy: The Remarkable Story of Darwin’s Captain and the Invention of the Weather Forecast, Yale University Press. (2003) Science: A History 1543-2001, Gardners Books.  (2003) Get a Grip on Physics, Barnes & Noble Books.  (2003) Big Numbers: A Mind Expanding Trip to Infinity and Back (coauthor Mary Gribbin), Wizard Books 2005 edition.  (2003) How far is up? : Measuring the Size of the Universe (coauthor Mary Gribbin), Icon Books 2005 edition.  (2002) How the Brain Works, DK Adult.(2001) The Birth of Time: How Astronomers Measured the Age of the Universe, Yale University Press. (2000) The Case of the Missing Neutrinos (and Other Curious Phenomena of the Universe), Penguin.(2000) Stardust: Supernovae and Life—The Cosmic Connection (coauthor Mary Gribbin), Yale University Press.  (2000) Eyewitness: Time & Space, DK Children.(1999) Q Is for Quantum: An Encyclopedia of Particle Physics, Free Press.  (1998) Almost Everyone’s Guide to Science: The Universe, Life and Everything, Yale University Press.  (1997) Richard Feynman: A Life in Science (coauthor Mary Gribbin), Penguin Books. (1996) Schrödinger’s Kittens and the Search for Reality, Back Bay Books.  (1996) Fire on Earth: Doomsday, Dinosaurs, and Humankind (coauthor Mary Gribbin), St Martins Press.(1994) Einstein : A Life in Science (coauthor Michael White), Simon & Schuster. Simon & Schuster. (1993) Stephen Hawking A Life in Science (coauthor Michael White), National Academies Press.  (1992) In Search of the Edge of Time: Black Holes, White Holes, Worm Holes (US title Unveiling the Edge of Time), Three Rivers Press.(1990) Gaia, Glassongs.(1989) Cosmic Coincidences. (1988) The Omega Point, Bantam. 0-5533-4515-X. (1987) In Search of the Double Helix, Bantam. (1986) In Search of the Big Bang, Bantam.  (1984) In Search of Schrödinger’s Cat: Quantum Physics And Reality, Bantam. (1983) Beyond the Jupiter Effect, Macdonald. (1982) Jupiter Effect Reconsidered (coauthor Stephen H. Plageman), Vintage Books.  (1976) Jupiter Effect: The Planets As Triggers of Devastating Earthquakes (coauthor Stephen H. Plageman), Random House.
cxiJ. GRIBBIN, Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia, Garzanti, Milano, 1998, p. 392.
cxii J. GRIBBIN, Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia, op. cit., p. 392.
cxiii C. G. Jung (1875 – 1961) psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, eminente rappresentante della massoneria elvetica. Per l’ampiezza e la vastità dell’opera si rimanda al testo di Romano Màdera Carl Gustav Jung: biografia e teoria, Mondadori, Milano, 1998.
cxiv C. G. Jung, Tipi psicologici, a cura di L. Aurigemma, in Opere, Boringhieri, Torino, 1979, volume 6, p. 451.
cxv “I suoi momenti cruciali, da una parte, consistono nella riorganizzazione e incremento del complesso Palatino- Velia, che dà fondamento storico alla “diaspora” o, se si preferisce, ver sacrum di un contingente di Albani guidati da un condottiero. Non esistono serie difficoltà che impediscano di identificare tale personaggio col Romolo della tradizione.” vedi R. Del Ponte, La religione dei romani, Rusconi, Milano, 1992, p.31.
cxvi “La “primavera sacra” fu un sistema tradizionale degli Italici di fare un voto. Infatti in occasione di grandi pericoli promettevano in voto che tutto quanto di “animato” fosse nato presso di loro nella primavera successiva, lo avrebbero sacrificato. Ma sembrando cosa crudele uccidere fanciulli e fanciulle innocenti, dopo che erano pervenuti all’età adulta, li coprivano di un velo e in questo modo li facevano uscire fuori dai loro territori.” vedi PAOLO DIACONO, De verborum significatu, 519 L.
cxvii R. Del Ponte, La religione dei romani, op. cit., p.51.
cxviii L’urbs aeterna fu fondata, come noto per tradizione, il 21 Aprile del 735 a.c. Secondo Marco Terenzio Varrone: “[…] nel Lazio molti usavano fondar città secondo il rituale etrusco, cioè con una coppia di bovini, un toro e una vacca, questa dalla parte interna, facevano intorno un solco con l’aratro (e ciò facevano, per motivi religiosi, in un giorno di auspicii favorevoli), al fine di essere difesi da un fossato e da un muro. Il luogo da cui avevano estratto la terra chiamavano fossato e quella, gettata all’interno, chiamavano muro. Il circolo (orbis) che si veniva a trovare tracciato dietro questi elementi segnava il principio della città (urbs); e poiché esso era dopo il muro (post murum) si chiamò pomerio (postmerium) e andava fin dove terminava la zona fissata per prendere gli auspici per la città. Dei cippi che segnavano il limite del pomerio rimangono presso Ariccia e presso Roma. Perciò le città la cui cinta era stata precedentemente tracciata con l’aratro furono chiamate urbes, da orbis (circolo) e urvum (aratro)”. vedi Varrone, a cura di A. TRAGLIA, U.T.E.T.,Torino, 1992, M.T.V., De Lingua Latina, V,143, p.145 e147. E’ certo che la fondazione di Roma fu accompagnata da auspici eccezionali. Di fatto l’urbs aeterna era predestinata all’eternità grazie alla protezione di una specifica terna divina. Era il Pontefice Massimo che presiedeva il collegio dei pontefici che: ” […] in origine consiteva in tre membri” ed era sempre il Pontefice Massimo che, dopo la morte di Romolo Quirino “[…] sceglieva o come si diceva captabat i flamini delle tre divinità più grandi, Giove, Marte e vedi G. F. Moore, Storia delle religioni, Laterza, Bari, 1989, p.616.
cxix Enciclopedia Garzanti di filosofia, Garzanti, Milano, 2004, voce: Pitagora, p. 850.
cxx J. Smoller (1935 – tuttora vivente) matematico americano, è professore ordinario di matematica pressa la Michigan University e si occupa di equazioni differenziali. ha affrontato la trattazione matematica di: equazioni di reazione-diffusione; equazioni di Navier-Stokes; teoria delle biforcazioni; generalizzazioni dell’indice Conley e onde d’urto nella teoria della relatività generale. Ha lavorato anche su altre equazioni della fisica matematica nel quadro della relatività generale. Durante il conferimento del Premio Birkhoff ha spiegato in quale modo la matematica possa aprire nuovi orizzonti nel trattamento di specifici problemi della fisica.
cxxi B. Temple (tuttora vivente), docente di matematica presso la University of California Davis. PhD in matematica nel 1980 presso la University of Michigan. Il suo campo primario di ricerca consiste nella teoria matematica delle onde d’urto e della relatività generale.
cxxii “Un’immaginaria superficie sferica chiamata orizzonte degli eventi divide in due l’universo. La luce che parte da un punto all’interno dell’orizzonte verrà inevitabilmente risucchiata dal buco nero, mentre quella che parte dall’esterno riuscirà a sfuggire alla sua gravità. Se il Sole dovesse diventare un buco nero, il suo orizzonte degli eventi avrebbe un raggio di circa 3 chilometri. Il raggio dell’orizzonte è detto raggio di Schwarzschild, in onore dell’astronomo Karl Schwarzschild, che fu il primo a studiare la matematica dei buchi neri. Il raggio di Schwarzschild dipende dalla massa del buco nero – per la precisione, è direttamente proporzionale alla massa. Se ad esempio al posto della massa del Sole avessimo una massa mille volte maggiore, un raggio di luce originato a un chilometro o due dalla singolarità non avrebbe speranza di sfuggire, perché il raggio dell’orizzonte crescerebbe anch’esso di un fattore mille, raggiungendo i 3000 chilometri. La proporzionalità tra la massa e il raggio di Schwarzschild è la prima cosa che un fisico impara sui buchi neri. La Terra, essendo un milione di volte più leggera, ha un raggio di Schwarzschild un milione di volte più piccolo di quello del Sole: per diventare una stella oscura dovrebbe essere compressa fino alle dimensioni di un mirtillo. Per contro, al centro della nostra galassia è acquattato un buco nero gigante con jun raggio di Schwarzschild di circa 150 milioni di chilometri – grossomodo la distanza Terra-Sole. E in altri angoli dell’universo ci sono mostri ancora più grandi.” vedi L. Susskind, La guerra dei buchi neri, Adelphi, Milano, 2009, p. 32.
cxxiii J. Smoller and B. Temple, Shock-wave cosmology inside a black hole, PNAS, September 30, 2003, vol. 100, n. 20, pp. 11216–11218. Abstract: We construct a class of global exact solutions of the Einstein equations that extend the Oppeheimer–Snyder model to the case of nonzero pressure, inside the black hole, by incorporating a shock wave at the leading edge of the expansion of the galaxies, arbitrarily far beyond the Hubble length in the Friedmann–Robertson–Walker (FRW) spacetime. Here the expanding FRW universe emerges be-hind a subluminous blast wave that explodes outward from the FRW center at the instant of the big bang. The total mass behind the shock decreases as the shock wave expands, and the entropy condition implies that the shock wave must weaken to the point where it settles down to an Oppenheimer–Snyder interface, (bounding a finite total mass), that eventually emerges from the white hole event horizon of an ambient Schwarzschild spacetime. The entropy condition breaks the time symmetry of the Einstein equations, selecting the explosion over the implosion. These shock-wave solutions indicate a cosmological model in which the big bang arises from a localized explosion occurring inside the black hole of an asymptotically flat Schwarzschild spacetime.
cxxiv K.Popper (1902- 1994) filosofo epistemologo austriaco naturalizzato inglese di religione ebraica. La Sua corrispondenza ai fatti coincide con l’enunciato pitagorico sulla scienza che unifica esoterismo con exoterismo. E’ conosciuto e riconosciuto come uno dei massimi esponenti per il suo rifiuto e la critica dell’induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza. Ha scritto numerosi testi tra i quali “Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica “[1969] [1972], “Miseria dello storicismo” [1944-45], “Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico “[1972], “Poscritto alla logica della scoperta scientifica “[1981] [1984].
cxxv M. Livio, Dio è un matematico, op. cit., p. 60.
cxxvi L. Susskind, (1940 – tuttora vivente), fisico statunitense, docente ordinario della teoria delle stringhe e della teoria quantistica dei campi presso la Stanford University (California). E’ attualmente uno dei fisici più autorevoli nel campo della ricerca della fisica teorica. Pioniere della teoria delle stringhe, grande amico di Stephen Hawkings, ha dibattuto con quest’ultimo le teorie strutturali riguardanti i buchi neri.  Nel 1998 gli è stato conferito il premio Sakurai per la fisica teorica. Tra le sue pubblicazioni, si segnalano: The Cosmic Landscape: String Theory and the Illusion of Intelligent Design, Little, Brown and Company, Boston 2005 [trad it. Il paesaggio cosmico. Dalla teoria delle stringhe al megaverso, Adelphi, Milano 2007], La guerra dei buchi neri, traduzione di Franco Ligabue 2009, 4ª ediz.. Ha scoperto, tra gli altri, attorno al 1970, che il modello di risonanza duale per le interazioni forti di Gabriele Veneziano poteva essere descritto da un modello quantistico di stringhe.
cxxvii L. Susskind, Il paesaggio cosmico, Adelphi, Milano, 2007, p. 17.
cxxviii L. Smolin, (1951 – tuttora vivente), fisico teorico statunitense. Ordinario di fisica presso la University of Waterloo nello stato dell’Ontario (Canada). E’ direttore del Perimeter Institute for Theoretical Physics. Ha dato notevoli contributi alla teoria quantistica della gravitazione. Ha pubblicato numerosi lavori con argomento sulla: cosmologia, teoria delle particelle elementari e fondamenti della meccanica. Ha pubblicato i saggi: The life of the Cosmos, Three Roads to Quantum Gravity ed il recente The Trouble with Physics.
cxxix L. Smolin, La vita del cosmo, Einaudi, Torino, 1998, p. 28.
cxxx L. Smolin, La vita del cosmo, op. cit., p.117.
cxxxi H. EVERETT III (1930- 1982), fisico statunitense, docente presso la Princeton University, è conosciuto nel campo della fisica teorica per aver formulato per primo nel 1957 l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Attivo nel campo della matematica, ingegneria e strategia militare, contribuì alla teoria dei giochi; ha contribuito allo sviluppo dei moltiplicatori di Lagrange in ricerca operativa.
cxxxii H. EVERETT III (1930- 1982), tesi di dottorato in fisica teorica: The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics.
cxxxiii Genesi, I-II.
cxxxiv La Sapienza di Salomone, 1, 7.
cxxxv M. Tavani (tuttora vivente), direttore di ricerca all’Istituto nazionale di astrofisica e docente all’Università di Roma-Tor Vergata. E’ responsabile scientifico della missione AGILE.
cxxxvi M. Tavani, G. Barbiellini, A. Argan, AGILE: dai buchi neri alla Terra, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, n. 536, Aprile 2013, p. 68.
cxxxvii La traduzione “accolta” della CEI è riferita al greco κατέλαβεν, katélaben. Questa voce verbale deriva dal verbo καταλαμβάνω, katalambàno, i cui significati sono: 1) afferro, prendo, qualcuno o qualcosa, 2) occupo; prendo; m’impadronisco 3) sorprendo; colgo; prendo; trovo; incontro 4) afferro con la mente; comprendo; intendo; capisco 5) tengo; ritengo; stringo; comprimo; freno; arresto; fermo. Vedi L. Rocci, Vocabolario Greco Italiano, Dante Alighieri, Firenze, 1995, p. 988, voce καταλαμβάνω.
cxxxviii Giovanni, 1,4-5. (Trad. CEI). “ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν.”
cxxxix J. Bekenstein, (1947 – tutt’ora vivente), docente di fisica teorica alla Hebrew University of Jerusalem, ha contribuito con i suoi studi alla fondazione della termodinamica dei buchi neri e ad altri aspetti riguardanti la connessione tra l’informazione e la gravitazione. Al riguardo è riuscito a dimostrare che vi è una massima quantità di informazione che può essere immagazzinata in qualsiasi volume e che questo valore è proporzionale all’area dello spazio che il volume racchiude e non al volume stesso.
cxl J. Bekenstein, L’informazione in un universo olografico, in Le Scienze, Le Scienze s.p.a., Roma, Settembre 2003, p. 53.
cxli Dopo le ricerche effettuate da vari fisici teorici, che confermano la validità del principio olografico, Leonard Susskind concluderà:” Immaginiamo una scena che contenga un grande buco nero, vari oggetti che vi possono cadere, e la radiazione che ne esce. L’intera scena può essere descritta da un ologramma quantistico localizzato a grande distanza, su un lontano confine dello spazio. Ma ora ci sono due possibili modi – due diversi algoritmi – per decodificare l’ologramma: il primo ricostruisce la scena così come viene vista dall’esterno del buco nero, con la radiazione di Hawking che riemette verso l’esterno i bit di informazione caduti oltre l’orizzonte; la seconda invece mostra la scena come sarebbe percepita da un osservatore che cade nel buco nero. Un solo ologramma, dunque, ma due modi per ricostruirne il contenuto.” vedi L. SUSSKIND, Il paesaggio cosmico, op. cit., p. 324.
cxlii Susskind: The World as a Hologram, Journal of Mathematical Physics, Bd.36, 1995, S.6377.
cxliii The World as a Hologram- L. Susskind- (Submitted on 15 Sep 1994 (v1), last revised 28 Sep 1994 (this version, v2)) According to ‘t Hooft the combination of quantum mechanics and gravity requires the three dimensional world to be an image of data that can be stored on a two dimensional projection much like a holographic image. The two dimensional description only requires one discrete degree of freedom per Planck area and yet it is rich enough to describe all three dimensional phenomena. After outlining ‘t Hooft’s proposal I give a preliminary informal description of how it may be implemented. One finds a basic requirement that particles must grow in size as their momenta are increased far above the Planck scale. The consequences for high energy particle collisions are described. The phenomena of particle growth with momentum was previously discussed in the context of string theory and was related to information spreading near black hole horizons. The considerations of this paper indicate that the effect is much more rapid at all but the earliest times. In fact the rate of spreading is found to saturate the bound from causality. Finally we consider string theory as a possible realization of ‘t Hooft’s idea. The light front lattice string model of Klebanov and Susskind is reviewed and its similarities with the holographic theory are demonstrated. The agreement between the two requires unproven but plausible assumptions about the nonperturbative behavior of string theory. Very similar ideas to those in this paper have been long held by Charles Thorn.
cxliv A.L. DE LAVOISIER (1743- 1794), chimico, biologo e filosofo francese, universalmente riconosciuto come il padre della chimica moderna. Studiò chimica, botanica, astronomia, matematica e geologia, riformulò, a partire dal 1764, una nuova strutturazione della chimica. Membro dell’Accademia francese delle scienze. Studiò la combustione e dimostrò che la respirazione avviene attraverso l’utilizzo dell’ossigeno, come anche nel processo di ossidazione del ferro. Studiò anche l’idrogeno come generatore, con l’ossigeno, dell’acqua. Il suo Traité Élémentaire de Chimie del 1789, è considerato il primo trattato di chimica moderna. Di nobile origine, fu conte ed esattore delle imposte per la monarchia. Per tal motivo fu ghigliottinato nel 1794.
cxlv San Francesco D’Assisi, Cantico delle creature: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male”.
cxlvi O. Pianigiani, Dizionario etimologico, op. cit., voce: paradiso, p. 974.
cxlvii Valerio, Dizionario di Filosofia e di Psicologia, Editrice Ciranna & Ferrara, Seregno (MI), 1986, voce: Palingènesi, pag. 114
cxlviii le Garzantine: FILOSOFIA, Vol. 2, GARZANTI, Milano, 2007, voce : palingenesi, pag.812
cxlix le garzantine: FILOSOFIA, Vol. 1, GARZANTI, Milano, 2007, voce: metempsicosi, pag. 715
cl (Luc. di Samosata, vitarum auctio XIV,14)
cli L.SMOLIN, L’universo senza stringhe, Einaudi, Torino, 2007, p.91.
clii L.SMOLIN, L’universo senza stringhe, op.cit, p.249.
cliii Ivi.
cliv L.SMOLIN, L’universo senza stringhe, op. cit., p.249.
clv S.FERENCZI (1873- 1933), psichiatra e psicoanalista magiaro, è stato uno dei primi psicoanalisti. Iniziò a Vienna a partire dal 1894 la sua attività di psichiatra. Lavorò anche a Budapest trattando casi di estrema difficoltà nell’ambiente della prostituzione e dell’omosessualità. Si interessò anche di ipnosi e di arte, peritandosi nel campo della poesia e di Arte. Attraverso l’applicazione della tecnica Junghiana delle associazioni, si avvicinò alla psicoanalisi conoscendo, di conseguenza nel 1908 Sigmund Freud. Iniziò, a questo punto, una collaborazione che durò per tutta la sua vita. Pose le basi per la fondazione della Società Psicoanalitica internazionale e per quella ungherese, di cui fu presidente durante tutta la sua vita. Pubblicò nel 1924 il saggio Thalassa: saggio sulla teoria della genitalità. Nel 1918 divenne all’Università di Budapest docente di psicoanalisi, prima cattedra al mondo in tale disciplina. Approfondì la dinamica del narcisismo nei bambini e negli omosessuali e, a partire dal 1929, studiò gli aspetti organici e psicosomatici nella psicoanalisi sotto la guida di Georg Groddeck. Contribuì fortemente all’inquadramento teorico del trauma psicologico. Scrisse tredici saggi che diedero un contributo notevole all’avanzamento della teorizzazione psicoanalitica e alla storia del movimento psicoanalitico.
clvi S.FERENCZI, Thalassa, Raffaello Cortina, Milano, 1997, p.75.
clvii Vedi: Φύσις: natura, in tutti i sens. ital.; qu. natura; condizioni; qualità costitutive; proprietà costitutive. – 2) natura, nel sens. di forma; statura; taglia; presenza; altezza; figura _b) costituzione; temperamento. – 3) natura o carattere; indole; animo; disposizioni morali; naturale; mente; facoltà dell’animo; qualità. – 4) tal. fa quasi perifrasi, πέτρου φ. nat. del macigno, i. e. macigno. – 5) in sens. astratto, natura; ordinamento neturale; κατà φύσιν, secondo natura; naturalmente. _b) κῶς φύσιν ἔχει; con acc. e inf. come è naturale ( possibile) che.. _c) nascita; generazione; stirpe. – 6) t. fil. natura, come potenza che dà principio, moto – come sostanza delle cose. _b) concreto, essere animato; natura. _c) sesso. _d) razza. _ e) organi sessuali, come it. natura. – 7) specie; sorte; qualità. _b) φύσις, forze. – 8) produzione; formazione, γáλακτος, del latte. -L. ROCCI, Vocabolario greco italiano, OP. CIT. voce Φύσις, p.1993-94.
clviii L. SUSSKIND, Il paesaggio cosmico, op. cit., p.325.
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