La Luce

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso DioTutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.
La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno compresa.

Queste sono le parole di Giovanni, nel suo vangelo che per prime in loggia parlano della luce.
Questi brani li ascolta un iniziato ancora nelle tenebre se apprendista verso la luce se compagno e in piena luce se maestro. Certamente non le può ascoltare chi profano chiede di entrare, chi seduto nel Gabinetto di Riflessione realizza una specie di sintesi della Creazione, essendo condizione per qualsiasi generazione, l’assenza totale di luce. La parola V.I.T.R.I.O.L. è l’anagramma della formula ermetico – alchemica: “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem” (Visita l’interno della terra, rettificando troverai la pietra nascosta). È un invito alla ricerca della Luce, che altro non è se non l’anima umana, nel silenzio della sua meditazione. Si accorgerà di vivere nell’ombra, con una benda sugli occhi, quella benda che gli sarà tolta nel tempio quando sarà iniziato alla vera luce.

Il tempio si divide in una zona d’ombra e una di luce, la zona di luce segue la linea est-ovest che va dal MV al primo S. la zona d’ombra rimane avvolta nelle tenebre, è la zona dove sostano gli apprendisti nell’attesa di avere vera luce e il passaggio a compagno. Non possiamo fermarci alla considerazione della luce come sorgente, lampadina,fuoco,sole ecc. per luce dobbiamo intendere la forza dirompente della conoscenza capace di rischiarare le tenebre e nella quale gli apprendisti si tuffano per il non facile cammino.
Il paradosso di Giovanni, la luce splende nelle tenebre sta proprio a significare la necessità di leggere senza paraocchi e ascoltare senza paraorecchie. La luce è l’opposizione alle tenebre particolarmente quando si vuole evidenziare un mutamento o un’evoluzione. Tale pensiero si trova in molti rituali d’iniziazione di diverse civiltà.
Esotericamente la luce è il simbolo eterno della conoscenza, ecco perché possiamo dire che nelle tenebre è presente la luce, se così non fosse l’apprendista e il compagno rimarrebbero sempre avvolti nelle tenebre.

Nella loggia il simbolo dell’occhio inserito nel delta luminoso con i raggi che si diffondono in cerchio suggerisce all’apprendista la ricerca della Luce.

Nel grado di maestro le tenebre si diradano per lasciar posto alla luce. Luigi Troisi nel suo dizionario di Massoneria Universale afferma che vastissima è simbologia sulla Luce, identificandosi vuoi con lo Spirito, vuoi con l’Intelletto, con il Tutto, il panta universale, con la Vita stessa e con la Speranza Salvifica. Per l’evangelista Giovanni “Gesù è già Luce del Mondo”. Durante l’iniziazione massonica, il Maestro Venerabile chiede all’Esperto “perché volete introdurre un profano fra noi?”. E la risposta è chiara e inequivocabile: “Perché desidera ricevere la luce, essendo uomo libero e di buoni costumi”. Il desiderio della luce è un bisogno corporale dell’Uomo già nei primi mesi di gestazione dentro il ventre della madre, desiderio che sarà soddisfatto fisiologicamente da lÏ a poco e spiritualmente in avvenire per ognuno di noi e in misura diversa in rapporto alla nostra sensibilità ed alla nostra propensione all’assoluto, e per questo la Cultura Misterica (ed uso qui il termine Cultura da ‘Culto’ in senso etimologico stretto) ed Iniziatica è la grande occasione che hanno pochi eletti per il raggiungimento di quella percezione della perfezione che, secondo Guenon rappresenta l’identità assoluta; ma è solamente attraverso la via iniziatica che ciò diventerà possibile, anche se siamo perfettamente consapevoli con il Filosofo che non sarà così per ogni individuo.
La luce iniziatica che pervade l’officina, quando al neofita viene tolta la benda , rappresenterà l’essenza di quella influenza spirituale, che con l’ausilio delle parole rituali, diffonderà nel suo spirito e nel suo cuore. Il binomio luce-parola è già presente nel prologo del Vangelo di Giovanni; Esso illumina ogni uomo. Nell’iniziato la vera luce giovannea assurge a simbolo d’universalità, utilizzabile da parte d’ogni adepto di qualsivoglia credenza religiosa.
In Massoneria inoltre il termine Luce richiama al plurale la triade iniziatica del Maestro Venerabile, del Primo Sorvegliante e del Secondo Sorvegliante, che rappresentano i tre cardini sui quali poggia la Famiglia Iniziatica (il Venerabile irradia attraverso di sé la luce della Saggezza; il Primo Sorvegliante la luce della Bellezza; il Secondo Sorvegliante la luce della Forza compiendo in loro l’armonia delle luci di Loggia, che devono illuminare il percorso iniziatico dei Fratelli.

Per Hans Biedermann La Luce è il Simbolo universale della divinità, in cui la luce viene simboleggiata anche per mezzo del più potente dispensatore di luce, il Sole. La luce solare è conoscenza immediata, quella della Luna, di converso, conoscenza riflessa, ottenuta speculativamente. Elios è spesso considerato come l’occhio del mondo: è colui che vede tutto , ed è a questo punto interessante il collegamento con la simbologia del’occhio incluso nel Delta sacro o simbolo della divinità onnicomprensiva. Il concetto della “illuminazione” e delI’ ascesa alla luce attraverso le tenebre è l’oggetto della maggior parte delle dottrine iniziatiche.

Non solo in quella Cristiana, ma in ogni religione la Luce è utilizzata quale simbolo di espressione di divinità e spiritualità. In Cina la dualità della Luce è espressa con il carattere ming

che sintetizza le luci del sole e della luna; per i buddisti cinesi è il senso di illuminazione; per gli islamici al-nur (la luce) è essenzialmente identica a al-ruh,

lo Spirito. L’irraggiamento della Luce a partire dal punto primordiale genera l’estensione secondo la Cabala, è l’interpretazione simbolica del Fiat Lux della Genesi, che per Guenon è anche illuminazione.
La stessa importanza è data dalla Libera Muratoria al concetto di Luce: attraverso questa si ha l’Iniziazione, la morte profana e l’uscita dalle tenebre, è la Luce che il Maestro Venerabile dà per mezzo della spada fiammeggiante. Con essa il Venerabile proclama l’Iniziato, lo dota degli strumenti che gli saranno necessari per viaggiare, “dall’est all’ovest, dal nord al sud”, così che la Parola, il Verbo non venga mai dimenticato e con sé la Conoscenza degli antichi misteri e della loro continuità. La Luce ci permette di accedere e, quindi, conoscere la Parola che ognuno di noi deve poter utilizzare per costruire il proprio Tempio interiore e tramandare il Verbo stesso. E’ la guida che accompagna i nostri “architettonici” lavori, ma soprattutto ci permette di identificare e codificare le varie tappe del nostro Viaggio. Senza la Luce l’uomo rimarrebbe nella oscurità e nell’oscurantismo, analfabeta e quindi schiavo di preconcetti. La Luce non crea la Via poiché è essa stessa la Via, la Forza che spinge alla ricerca, alla introspezione. Questa dualità tra luce e tenebre è ben radicata nella religione, dove in occidente e espressa con la contrapposizione d’angeli e demoni; in India deva-asura, in Cina con le influenze celesti e terrestri ecc. Anche nella tradizione celtica esiste una tale equivalenza simbolica, soprattutto quella della Luce e dell’occhio: il sole è chiamato Ilygod y dydd,

occhio del giorno, e l’espressione irlandese li sula ovvero luce dell’occhio, è una metafora che designa il brillare del sole.
E infine per chiudere come non soffermarsi sul solstizio d’inverno, ovvero domani. In questa data avviene quello che gli antichi romani festeggiavano con i Saturnalia.Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Il sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio d’estate boreale, mentre raggiunge il massimo di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio d’inverno boreale, corrispondente all’estate australe.
Il solstizio d’inverno ha rappresentato nei secoli occasione di festività di vario genere: I saturnalia dell’antica Roma, Kwanzaa per alcuni afroamericani o lo stesso natale , yule nel neopaganesimo. Il simbolismo tradizionale delle porte solstiziali, che corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla Caverna Cosmica: la prima porta , quella “ degli uomini” , corrisponde al solstizio d’estate, cioè all’entrata del sole nel regno zodiacale del Cancro, la seconda quella “degli dei” al solstizio d’inverno, cioè dall’entrata del sole nel segno zodiacale del Capricorno. Il Solstizio d’inverno corrisponde invece in senso microcosmico, alla presa di coscienza della vera spiritualità in quanto uscita nella luce.Durante questo processo la comprensione esoterica può essere visualizzata come un’illuminazione riflessa che rischiara il buio della caverna: un fascio di luce che penetra da un’apertura nel tetto della caverna e che genera quell’illuminazione di riflesso, descritta anche nel mito della caverna sacra di Platone e la cui fonte è il “sole intelligibile”.

Nel percorso rettilineo tra la seconda e la terza nascita, all’interno della Caverna Cosmica, e tra le due porte solstiziali, l’illuminazione, dunque, penetra in noi dalla sommità del cranio, come secondo i rituali operativi massonici, sulla sommità del cranio di ogni uomo è sospeso il filo a piombo del Grande Architetto, quello segna la direzione dell’asse del mondo.

Scritto da  Fr. Renato Bruno

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