Luce Sacra

Alla luce, quale elemento che sempre ha caratterizzato parte della storia e delle dottrine religiose, mistiche ed esoteriche, si è attribuito per secoli significati e tradizioni diverse.

La luce è diventata il simbolo che ha caratterizzato popoli, credenze, ritualità e culture diverse tra loro ma che ognuna ha tramandato per farsi conoscere.

La luce è un aspetto dell’”esperienza religiosa”; la luce segna, per l’uomo, una evoluzione di carattere spirituale; ha un ruolo centrale nelle cerimonie iniziatiche ed in tutti quei riti che possono essere ricondotti all’iniziazione.

In secondo luogo, la luce è collegata al calore, alla fecondità, alla vita.

Attraverso l’esperienza della luce, in generale, l’uomo esce dal mondo profano per prendere contatto con il trascendente.

Lo studioso Eliade, trattando il tema mitico del passaggio dalle tenebre alla luce, interpreta il passaggio come segno della nascita, da un universo non manifesto, latente, indifferenziato, del cosmo formato e ordinato, un cosmo nel quale all’oscurità della tenebra primordiale si sostituisce la chiarezza della luce.

L’emergere della luce dalle tenebre simboleggia sia la creazione di un Universo che l’inizio di una Storia: sotto il segno della luce appaiono tanto il mondo quanto l’umanità.

Terra di sole e di luce, l’Egitto ha dato nascita, fin dal III millennio a.c, ad una religione in cui la luce era considerata uno dei segni della perfezione cosmica, del sacro, della divinità.

Nei “Testi delle Piramidi” l’illuminazione del defunto è strettamente legata al suo accesso al mondo del divino e più precisamente alla sua identificazione con le divinità solari.

Nelle epoche antiche, un destino solare, dopo la morte, era stato riservato esclusivamente al Sovrano; più tardi, anche ai sudditi (dalla V dinastia).

Questa fede nel divenire luminoso dei morti, assolti al tribunale degli dei, si manifesta concretamente nel simbolismo abbondante che accompagna le sepolture (maschere d’oro, mummie ricoperte di pietre e metalli preziosi, rituale delle torce).

Nella celebrazione dei misteri di Eleusi, il registro simbolico della luce ha una notevole importanza.

La luce sembra essere un elemento costitutivo dei misteri fin dalle cerimonie preliminari che comprendevano una processione inaugurale che trasferiva da Atene a Eleusi gli oggetti sacri, scrupolosamente dissimulati, che dovevano servire all’iniziazione.

Il demone Jacchos è rappresentato con delle torce; alla sua venuta il prato risplende di fiamme.

Il Dio ha trasmesso la sua fiamma ai partecipanti, lo Ierofante annuncia che porterà a sua volta la torcia sacra per condurre giovani e donne al luogo in cui sarà celebrata la veglia notturna in onore della dea Demetra.

Fiaccole e torce, dunque, sono simboli fortemente evocati dalla luce che rivela le cose fino ad allora tenute nascoste.

E’ grazie a questa visione che l’iniziato può sperare, dopo la morte, di rinascere.

Platone, nel “Mito della Caverna”, simboleggia i generi dell’essere sensibile e soprasensibile con le suddistinzioni: le ombre della caverna sono le mere parvenze sensibili delle cose, le statue le cose sensibili; il muro è lo spartiacque che divide le cose sensibili e soprasensibili; al di la del muro le cose simboleggiano il vero essere e le Idee ed il Sole simboleggia l’idea del Bene.

In secondo luogo, il mito simboleggia i gradi di conoscenza nelle due specie e nei due gradi di queste: la visione delle ombre simboleggia l’immaginazione e la visione delle statue simboleggia la credenza; il passaggio delle visione delle mstatue alla visione degli oggetti veri e la visione del sole, prima mediata e poi immediata, rappresenta la dialettica nei vari gradi e la pura intellezione.

In terzo luogo simboleggia l’aspetto mistico e teologico del platonismo: la vita nella dimensione dei sensi e del sensibile è vita nella caverna, così la vita nella dimensione dello spirito è vita nella pura luce; il volgersi del sensibile all’intellegibile è espressamente rappresentato come conversione; e la visione suprema del sole e della luce in se è visione del Bene e contemplazione del Divino.

Nella concezione squisitamente platonica si esprime, in quarto luogo, la concezione politica.

Platone parla infatti anche di ritorno nella caverna di colui che si era liberato dalle catene, di ritorno che ha come scopo la liberazione dalle catene di coloro in compagnia dei quali, egli prima era schiavo.

Questo ritorno è indubbiamente il ritorno del filosofo-politico, il quale se seguisse il suo solo desiderio, resterebbe a contemplare il vero, e invece superando il suo desiderio, scende per cercare di salvare anche gli altri (il vero politico, secondo Platone, non ama il comando ed il potere, ma usa comando e potere come servizio per attuare il bene).

Ma l’uomo che ha “visto” il vero Bene, dovrà e saprà correre il rischio di non essere creduto e di non potersi più riadattare e riabituare al buio, quando ritornerà nella caverna.

La luce ed il sole si trovano al centro di numerosi riti brahmanici, soprattutto in quei “sacramenti” costituiti dalle feste familiari che scandiscono la crescita del bambino e la vita dell’adulto.

Uno di questi riti, chiamato “uscita” viene celebrato 4 mesi circa dopo la nascita: è la prima uscita del bambino dalla casa familiare alla luce del sole.

Il padre rivolge il viso del bambino nella direzione del sole e pronuncia le seguenti parole: “Salute a te, o divino sole. Tu possiedi centinaia di raggi, tu dissipi l’oscurità, allontana dal mio destino la cattiva sorte”.

Il Buddha, vissuto tra il VI e V secolo a.c, in occidente è chiamato l’”Illuminato”, difatti tutta l’iconografia del Buddha include una rappresentazione della luce, in due forme principali: la fiamma e l’alone.

In Tailandia la luce si presenta sotto forma di una fiamma posta in cima alla testa; in India, invece, la luce si presenta sia come nimbo circolare che forma intorno al capo un’aureola, sia come mandorla che circonda il corpo.

Quando il Buddha presenta sul capo una fiamma o un gioiello, ciò significa che egli illumina i mondi e la sua luce raggiunge gli Universi più lontani.

Quando è circondato da un alone di luce, è la sua stessa persona ad essere come rivestita di luce.

Nella religione manichea, religione sorta in Persia ad opera di Mani (215-276 d.c.), particolare importanza ha la liturgia del Bèma.

Ogni anno, alla fine di febbraio o alla fine di marzo, alle fine di un rigoroso digiuno di circa trenta giorni che ricorda la durata della passione di Mani, i suoi discepoli celebravano la loro festa più importante, la solennità del Bèma.

Un podio composto da cinque gradini veniva situato nel mezzo dell’assemblea, ornato di stoffe preziose, di fiori e dorature.

Per i manichei il numero cinque è sacro.

I cinque gradini del podio , simboli della grandezza del regno della luce, sono colmi di libri sacri del profeta ed immersi in una luce splendente sono il simbolo della strada luminosa che conduce le anime al paradiso.

In cima al podio si erge maestosa la “grande immagine di Mani” che risplende al centro delle luci della festa.

Per quanto attiene alla religione cristiana, c’è da dire che nell’Antico Testamento si riscontra il timore di idolatria nei confronti della mistica della luce.

E così la Trasfigurazione di Cristo, mentre assume grande rilievo nell’arte dell’oriente cristiano, al contrario ha scarsa importante nell’arte occidentale.

Ed è proprio nella “Trasfigurazione” di Cristo che il tema della luce assume una dimensione marcata.

E’ una luce mistico-cosmica che emana dal Corpo del Trasfiguarato.

In Oriente, in un mosaico del monastero di S.Caterina del Sinai (VI sec.), il Cristo appare frontalmente, maestoso e da lui si sprigionano otto flussi luminosi.

Nel Nuovo Testamento l’evangelista Luca presenta Gesù come “la luce che deve illuminare le nazioni” e San Giovanni identifica la luce primordiale con il Verbo.

I primi secoli cristiani hanno sviluppato un simbolismo molto ricco della luce nella liturgia pasquale: il cero pasquale, luce del lucernario.

La processione con il cero nella messa durante i funerali fa sì che la visione della morte si trasformi in visione della di luce.

La liturgia, l’illuminazione delle basiliche saranno elementi fondamentali dell’esperienza cristiana della luce, ben presto vera e propria dinamica della cultura cristiana.

Luci di Bisanzio

Legame indispensabile tra il Pantheon di Roma e gli innumerevoli luoghi di culto islamici, romanici o barocchi, è la cupola di Santa Sofia, costruita nel 537 con i suo 32 metri di diametro e le sue 40 finestre a presa diretta su una luce che gira da est ad ovest, è senza dubbio quello scrigno che esalta gli ori dei mosaici in fondo alle absidi e sulle pareti laterali.

I giochi fisici della luce contribuiscono ad ammirare i fuochi simbolici dell’altra luce, quella sacra interiore.

La luce e l’illuminazione delle chiese dal Romanico al Barocco

Nelle chiese romaniche (fine dell’XI sec. XII sec.) la luce penetra all’interno da aperture piccole, filtrata da vetro leggermente colorato.

La luce è soprattutto emanata dalla lucentezza dei reliquari, delle statue rivestite di lamine d’oro e, soprattutto, dai lampadari monumentali di forma circolare.

Le chiese di stile gotico, invece, presentano grandi vetrate, fonti di luce.

Contrariamente al periodo gotico, nelle chiese in stile rinascimentale la luce che scivola all’interno è una luce allo stato naturale, in quanto le vetrate colorate delle chiese gotiche vengono sostituite da un vetro chiaro e trasparente.

Il bisogno di illuminazione naturale è molto sentito e diffuso, tanto che nelle vecchie chiese le aperture sono spesso allargate in modo che entri la luce.

Soltanto nel XIX secolo l’arte neogotica introdurrà di nuovo le vetrate colorate, ispirandosi all’arte medioevale del vetro.

La luce non era la Via poiché è essa stessa la Via, la Forza che spinge alla ricerca, alla introspezione.

La stessa importanza è data dalla Libera Muratoria al concetto di Luce: attraverso questa si ha l’iniziazione, la morte profana e l’uscita dalle tenebre, è la Luce che il Maestro Venerabile dà per mezzo della spada fiammeggiante. Con essa il Maestro Venerabile proclama l’iniziato, lo dota degli strumenti che gli saranno necessari per viaggiare, da Oriente a Occidente, da Meridione a Settentrione, così che la Parola, il Verbo non venga mai dimenticato e con sè la Conoscenza degli antichi misteri e della loro continuità.

La luce ci permette di accedere e, quindi, conoscere la Parola che ognuno di noi deve poter utilizzare per costruire il proprio Tempio interiore e tramandare il Verbo stesso.

E’ la guida che accompagna i nostri “architettonici” lavori, ma soprattutto ci permette di identificare e codificare le varie tappe del nostro Viaggio.

Ecco allora che ricevere la Luce massonica diventa ricevere l’insegnamento della Via, ricevere una Tradizione che consente il miglioramento del nostro Io, un affinare quelle potenzialità e caratteristiche che ci permetteranno, un giorno, di salire la Scala che collega il pavimento bianco e nero alla volta Celeste, al Delta che illuminiamo proprio perché esso, a sua volta, illumini noi ed i nostri passi.

Ciò che accomuna religione e Libera Muratoria, in tema di luce è il fatto che con il simbolismo della luce l’uomo si apre al trascendente; la luce diventa, così, la causa dell’essere e delle cose, il senso ed il significato di tutto ciò che ci circonda e delle azioni che mettiamo in atto.

Scritto da Fr. Filippo S.

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