Squadra e Compasso

Tracciare una Tavola su Squadra e Compasso significa per un Apprendista imboccare una strada percorsa per secoli da migliaia di Fratelli che ne hanno tratto innumerevoli esperienze e spunti di riflessione.

Un’infinità di materiale di studio si è concretizzata quando ho deciso il soggetto del mio approfondimento; ne ho tratto osservazioni che sono più o meno universalmente accettate e altre analisi che implicano sicuramente studi e preparazione più curati ma dalle quali ho colto gli spunti di maggior interesse.

Un’ovvia premessa mi sembra opportuna: nel complesso simbolismo massonico, essendo la Massoneria non dogmatica non c’è un’interpretazione data come legge per nessun simbolo. In una concezione esoterica come la nostra, non legata ad unaDottrina, i simboli sono invece segni di riflessione, che non hanno di per sé un significato univoco o codificato.

Squadra e Compasso come utensili da lavoro, necessari per elevare costruzioni stabili e regolari, si legano alla Massoneria Operativa, la cui origine si perde quasi nella leggenda, agli operai che lavoravano alla costruzione del Tempio di Salomone per conto dell’architetto fenicio Hiram, che iniziato al sapere della Geometria Sacra, fu ucciso subito dopo la fine dei lavori per la costruzione del tempio. Dopo l’assassinio le sue maestranze fecero un patto affinché la conoscenza del proprio Maestro non andasse perduta ma fosse portata avanti segretamente nei secoli.

Squadra e Compasso divennero già nel tardo Medio Evo l’Emblema dei Liberi Muratori: li troviamo, ad esempio, incisi sulla facciata della cosiddetta Loggia dei Fratelli Comacini, la casa dove alloggiavano gli operai che lavoravano alla costruzione della Basilica di San Francesco di Assisi alla fine del 1200, nel chiostro della Basilica stessa e nella Chiesa di S. Cristoforo a Perugia, solo per rimanere in ambito territoriale.

Iniziarono a essere usati durante i lavori della prima Massoneria cosiddetta speculativa intorno agli inizi del XVII secolo anche se vennero raffigurati e codificati in Massoneria solo nel XVIII secolo.

Squadra e Compasso divengono quindi simboli.

Simboli dei mezzi che ordinano virtù e conoscenze e che inducono alla perfezione dello spirito.

Simboli dell’ordine degli elementi e delle leggi naturali che governano l’Universo.

Posti sull’Ara insieme al Libro della Legge Sacra, compongono le Grandi Luci della Massoneria e ne sono probabilmente i simboli basilari.

La Squadra è un utensile fisso, quindi passivo, se vogliamo, lunare e femminile, simboleggia il rigore morale e la perfezione.

La squadra rappresenta il mondo del concreto, la sfera pratica, o la misura della realtà oggettiva. É la luce interiore, simbolo di Rettitudine e della Materia.

Nella “materialità” della Squadra risiede la volontà e la determinazione ad agire. La Squadra è un mezzo di osservazione. Essa si presenta con due bracci ad angolo retto, che implicano due punti di vista del tutto indipendenti fra di loro. In tal modo è possibile avere una misurazione imparziale, senza che uno dei punti di vista prevalga sull’altro, assumendo quindi il significato di equilibrio tra gli opposti, divenendo anche simbolo di Legge e di Giustizia. La Squadra ci propone il dovere di essere imparziali ed equilibrati nelle nostre osservazioni. All’Oriente la Squadra adorna il trono ed il petto del Maestro Venerabile, perché i suoi insegnamenti e le sue direttive debbono essere sempre sagge e rette, e perché è da lui che si deve irradiare e diffondere la Luce massonica su tutti i Fratelli della Loggia. Si ispira alla squadra la posizione ad angolo retto dei “passi” e della “marcia”, delle luci dei tre candelabri, la squadratura nella deambulazione in Loggia e la posizione “all’ordine”. Tutti questi esempi sottendono significati di operosità, di disciplina e di progressione nella rettitudine.

Il Compasso, solare e maschile è un utensile mobile, ed essendo ad apertura variabile, esprime la possibilità di ampliare il campo d’azione mentale e nella conoscenza di se stesso, rappresentando il modo di essere di colui che è pronto ad allargare la propria visione dell’Universo.

Il compasso indica la Volontà, la Capacità, il Genio. E’ Simbolo attivo che domina e plasma la Materia.

Evidenzia la condizione indispensabile per vivere in modo completo le esperienze che ci vengono proposte dalla vita. Mentre la Squadra, con il suo angolo fisso a 90°, si presenta come mezzo di riferimento per le nostre osservazioni, il Compasso propone il nostro arricchimento interiore come fine mirato delle esperienze. L’apertura del pensiero coinvolge una attività dello spirito, quindi una crescita metafisica.

Possiamo considerare il Compasso come simbolo della Spiritualità: rappresenta l’astrazione, la mente: è il giudizio soggettivo.

Quando il compasso si coniuga con la squadra, sovrapponendosi al libro sacro, aperto al versetto di Giovanni “in principio era il verbo”, formula della creazione, è come se quel suggello impegni il Cielo (compasso) e la Terra (squadra) a determinare una nuova creazione, a promuovere cioè, un nuovo ordine. Lo spazio ed il tempo ne vengono rigenerati, perdendo così ogni connotazione naturale. Avviene, quindi, una rottura di livelli, una trasmutazione dal fisico al metafisico, dal profano al sacro.  Gli stessi strumenti dell’arte muratoria, si elevano da oggetti a simboli. L’attività non è più materiale, ma spirituale; il Tempio incompiuto, per il quale si approntano mattoni e si squadrano pietre grezze, è diventato quello interiore che cresce di livello col nostro progressivo affinamento. In conclusione si può dire , che i due simboli dominano ed informano la vita del libero muratore; egli vive, così, “fra la squadra e il compasso”.

I Simboli di Squadra e Compasso, uniti insieme, rappresentano il modello di sintesi operativa nella ricerca della conoscenza, fatto di rigorosità di giudizio e di volontà d’acquisizione della piena libertà interiore. In camera di apprendista, sul libro della legge Sacra, la Squadra è posta sopra il Compasso, predomina così la Materia sullo Spirito, cioè l’apprendimento sulla creatività intellettiva. La disgiunzione tra Squadra e Compasso sottintende invece la sospensione dei lavori.

Per cogliere altri significati di questi due simboli bisogna, come dire, cercare di “dargli vita”.

La squadra è accostabile alla simbologia delle Croci, specialmente alla Tau o alla Tau capovolta formata da due squadre a braccia differenziate; tale simbolo egizio appare tradotto nel simbolo del Maglietto evocante l’Autorità del Maestro Venerabile. Formata da quattro squadre a braccia uguali raffigura la croce latina o la croce uncinata, con tutte le valenze simbologiche attribuibili a tali croci. Quattro squadre, con braccia differenziate, formano invece la Croce Cristiana assurta a simbolo della cristianità. La squadra a braccia differenziate è accostabile alla simbologia del Rettangolo, che geometricamente è formato da due squadre capovolte e riunite tra loro, ovvero può dare l’idea di due Triangoli Pitagorici nella proporzione dei lati 3 a 4 o del Delta nella proporzione dei lati 1 a 2   e che in Massoneria compaiono nel tempio sulla parete ad oriente con all’interno l’occhio umano. La squadra massonica ha la proporzione dei lati 3 a 4, capace quindi di conformare il Rettangolo ed il triangolo Pitagorico. Essa è accostabile a tutte le figure geometriche aventi angolo di 90° ed è quindi simbolo di equilibrio e rettitudine.

II   compasso, essendo mobile avrà rilievo simbolico a seconda del grado di apertura : In camera di apprendista il compasso è aperto a 45°.

Poniamo ora la nostra  attenzione su due forme geometriche elementari generate dai nostri strumenti muratori, il quadrato ed il cerchio, forme tra loro antitetiche ed i cui significati inducono a riflessioni assai più profonde della loro superficiale evidenza. Il quadrato, con il rettangolo, è da sempre il modello geometrico cui si ispira il tracciato della casa, della piazza, del tempio e della città. In definitiva è la forma primaria scelta per ogni costruzione a servizio dell’uomo, delle sue esigenze terrene, della sua vita quotidiana. Al contrario, al cerchio si ispira l’ambiente funerario; la tomba, infatti, a cominciare dalla preistoria è di forma circolare: dai tumuli etruschi, ai mausolei romani e bizantini, fino al mausoleo di Napoleone e persino il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Quindi il cerchio o il cilindro, che ne deriva, o la cupola, anch’essa generata dal cerchio, è la tipologia destinata alla vita ultraterrena. Perciò il quadrato o il cubo, che è l’equivalente di esso nello spazio, sembra ispirare finalità profane; mentre il cerchio o la sfera, finalità religiose, sacre, metafisiche. Quale è dunque la ragione di queste scelte fra due modelli alternativi: l’uno, il quadrato, per la vita terrena, l’altro, il cerchio, per la morte o per finalità ultraterrene? In un ambiente caratterizzato da pareti rettilinee e da spigoli ortogonali la comprensione dello spazio, è immediata e di facile acquisizione. Diciamo che quello spazio è facilmente acquisito dai nostri sensi. Quello spazio è dunque scandito, è razionale. Al contrario, in un ambiente cilindrico, non esiste un punto fermo, è tutto un “continuo”; la parete scorre all’infinito. Nel cerchio, infatti, non vi è né principio né fine; tutto ha una illimitata continuità. La dimensione, la comprensione dello spazio ci sfugge, è annullata. Ed annullandosi le categorie dello spazio e del tempo si recupera il senso dell’eterno, del sacro. Ecco, dunque, perché al quadrato e quindi al cubo si connette il concetto di profano, di terreno, di spazio sensoriale; mentre al cerchio, invece, quello religioso, sacro, extrasensoriale, metafisico. Per meglio capire quanto si è detto, proviamo a fare un’ulteriore riflessione circa l’accezione religiosa e metafisica che attiene al cerchio. Per costruirlo si ha bisogno di un centro. La circonferenza che ne è generata, non è altro che la proiezione, l’espansione all’esterno del centro. Si evidenzia quindi il significato esoterico del centro, che identifica il centro Assoluto nel Grande Architetto e lo spazio generatosi, nell’Universo.

A questo punto bisognerà sciogliere una contraddizione, che è solo apparente.  Perché mai il Tempio si ispira (a parte pochi casi, mi viene in mente il Pantheon) al tracciato del quadrato o del rettangolo mentre è il cerchio che esprime la forma elettiva del sacro? Nell’antichità il culto si esercitava all’aperto; l’ara, cioè l’altare, era all’esterno in adiacenza alla scalinata del tempio e questo era considerato l’abitazione della divinità e quindi si ispirava al modello della casa, cioè rettangolare per lo più. La parola “Templum” invece non definiva tanto l’edificio, ma designava quel cerchio, cioè quello spazio di cielo, di volta celeste, che il sacerdote tracciava nell’aria, ottenendo il consenso divino, cioè la rivelazione in quello spazio così designato. Infatti l’etimologia del verbo contemplare, cioè guardare in cielo, conferma quell’antico rituale. Dante, nel 19° canto del Paradiso, parla di Dio come “colui che volse il sesto (cioè il compasso) allo stremo del mondo e dentro ad esso distinse tanto occulto e manifesto”. La congiunzione del quadrato con il cerchio esprime sempre una correlazione del cielo con la terra.  Penso al “mandala” tibetano, simbolo geometrico, appunto, del cosmo, formato dal cerchio, il cielo, che avvolge un quadrato, la terra. La Mecca, dove il cubo nero della Ka-aba si erge in uno spazio circolare bianco. Una cupola, con significato di cielo, sovrasta inoltre l’altare cubico nelle chiese cristiane. Riguardo a ciò mi viene da fare anche un’osservazione sulla forma del nostro Tempio Massonico, di forma rettangolare che riporta alle attività umane, e quindi all’Officina, c’è poi l’ara, cioè l’altare adiacente alla scalinata, e sopra esso la volta celeste.

Le considerazioni finali di questo mio approfondimento mi portano a riflettere sul fatto che la condizione “normale” dell’uomo può venire definita “profana “. Il termine deriva dal latino “pro-fanum” vale a dire fuori al Tempio. Questa condizione prevede la soddisfazione immediata degli istinti e dei desideri materiali. Due bellissime espressioni si accompagnano al lavoro che ognuno deve compiere per uscire da questa condizione profana: Alleggerire la Squadra per permettere alle porte della mente di aprirsi ad un nuovo modo di essere e Liberare il Compasso, svincolare cioè lo spirito e l’intelletto dell’uomo al fine di una crescita e di una consapevolezza superiore, per il perfezionamento dell’individuo, solo ed unico fine del nostro viaggio iniziatico.

Scritto da Fr. Roberto S.

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