La menorah

La menorah, il candelabro a sette braccia, è forse il simbolo più antico della religione ebraica. Forma, misure, e materiali si trovano  dettagliatamente specificate in un passo della Torah, nel libro dell’Esodo, in corrispondenza delle regole inerenti l’organizzazione del culto. Secondo la tradizione biblica,Mosè  la realizzò seguendo le istruzioni di Dio dopo il suo ritorno dal   monte Sinai e la collocò sul Tabernacolo.  Il destino del candelabro originale, se è mai esistito, si perde nella leggenda tra le distruzioni del primo e secondo Tempio di Gerusalemme. La testimonianza più antica rimastaci è una scultura che la raffigura, databile intorno al 50 A.C. Molte consuetudini ebraiche sono state riadattate nei secoli ma non la Menorah che pur avendo solo funzioni ornamentali e non collocazione liturgica, ne rimane il simbolo universale.

Per la Massoneria, la Menorah è diventato oggetto rituale, arreda infatti ogni nostro tempio. Diverse ed ognuna con un suo corretto fondamento sono le interpretazioni circa i suoi significati simbolici, in questa trattazione ne ho limitatamente indicati alcuni,  ognuno di noi nelle sue speculazioni potrà trarne ulteriori e trasmetterle ai Fratelli in modo che il simbolo sia sempre più svelato.

Nel corso di quella che possiamo definire una evoluzione interpretativa nel corso dei millenni, ha rappresentato essenzialmente un simbolo di luce spirituale, “gli occhi del Signore che spazia su tutta la terra”,   il rovo ardente in cui si manifestò a Mosè la voce di Dio sul monte Horeb, le leggi di Dio che illuminano il cammino della vita. La menorah è l’albero della vita presente in molte religioni. Non a caso, nelle istruzioni date a Mosè per la sua fabbricazione, si insiste sui particolari “botanici” con riferimento, in particolare, al mandorlo: questo è il primo albero a fiorire in primavera, è il risveglio dopo l’inverno, da qui una breve correlazione con il seme della vita e come vado a spiegare con il numero 7. Di tutte le divisioni, quella in sette è forse la più importante e la più frequente, più ancora di quella del Ternario. Questo numero risulta alla base di molti fenomeni naturali, ed ha avuto di conseguenza un ruolo  importantissimo   in molte religioni e filosofie nel corso della storia.  Esso domina   nella chimica, nella fisica, nell’astronomia, nella biologia. Sostanzialmente l’elemento settenario racchiude  molte delle chiavi dell’Universo.

La embriologia, in particolare,  ci dice che molte specie di animali covano le loro uova per uno o due settenari, mentre la schiusa avviene dopo un periodo che è usualmente multiplo di un settenario. C’è da domandarsi  perché tali fenomeni si manifestino sulla base di un multiplo di 7. Che correlazione può esserci tra il 7 e la scienza che studia la vita e la vitalità nelle sue primissime fasi; fasi, cioè, che comprendono, all’infuori di ogni influenza esterna, tutti i cicli vitali dell’essere, tutte le successive forme organiche, tutti i processi di formazione delle varie specie, condensati nel mistero dell’embrione. È compendiata nell’uovo tutta la storia millenaria dell’essere. Il centro microscopico, ove si compie il miracolo naturale della generazione, è il punto piccolissimo ove si conserva e si trasmette attraverso milioni di generazioni, il principio incomprensibile della Natura. Anche  nell’uomo sappiamo che il prodotto del concepimento rimane nello stato di embrione per sette settenari (7 x 7). Dopo questo determinato stadio, in cui si compie il primo ciclo della vita dell’essere, l’embrione passa nella fase di assunzione di forme umane, arriviamo cioè al feto,  ove rimane per sette lune nuove, prima di iniziare la vita extrauterina. Ecco quindi che anche il sette, come già avevamo visto per il cinque assume  un significato di luce e di vita.

La Menorah è’ formata da tre elementi essenziali:

Base: è il piedistallo formato da 3 ottagoni posti a gradini, legati ai “Tre Corpi”: fisico, animico e spirituale.

Tronco: si eleva verticalmente lungo l’asse che passa per il centro della Base; rappresenta il Fuoco Centrale e su di esso si collocano i Tre Elementi Archetipi aria, acqua, fuoco.

Bracci: che sono costituiti da 3 semicerchi, ruotanti sul Tronco a 360°, e formanti 6 Bracci.

I bracci sono ruotanti perché popolo ebraico durante la vita nomade, se ne serviva da lunario e calendario perpetuo.

Sull’asse orizzontale, cioè sui 6 bracci e sulla sommità del Tronco si collocano le “Sette Lampade”, alimentate con olio d’oliva che, come vedremo sono simbolicamente e diversamente attribuite.

Per la sua costruzione ci serviremo di  squadra e compasso; possiamo partire da tre cerchi concentrici che rappresentano il mondo. Una linea orizzontale che taglia a metà la figura rappresenta la divisione tra mondo reale e irreale. Eliminando la parte superiore abbiamo la perdita della irrealtà e la conservazione della realtà, Rimangono tre semicerchi che sono le sei braccia. La realtà è  retta dall’asse centrale che rappresenta il fuoco e che poggia tramite il tronco su tre pilastri ottagonali: equilibrio, saldezza, immutabilità.

Diversamente possiamo partire dalla sommità del tronco da dove si erge la Fiamma Centrale, il Punto di Origine, si poggia la punta del Compasso che traccia i tre Semicerchi ogni volta più ampi, visibili all’uomo, la Menorah umana, ed i tre Semicerchi Invisibili, prolungamento di quelli visibili, che costituiscono la Menorah rovesciata della volta celeste. Si formano così i Tre Cerchi magici, quello del Corpo, quello dell’Anima e quello dello Spirito.

E’ un’immagine che materializza la Creazione, la luce che si irradia dal punto focale di origine è Dio, e la sua manifestazione è l’Umanità. La Luce centrale rappresenta  il livello più alto della Luce; è l’essenza stessa del Fuoco che è già contenuto nel fuoco degli altri bracci. E’ la “Forza che unifica tutta la Creazione che appare nella vastità estrema dei suoi opposti”.

Dai significati simbolici di squadra e compasso, usati per la costruzione, ritroviamo pure da una parte base e tronco e dall’altra bracci, ovvero corpo e anima, fisico e spirituale, in una elevazione dal basso all’alto che vede prima la prevalenza e l’uso della squadra o poi del compasso in una ideale ricerca della luce del fratello massone che si eleva nel suo perfezionamento dai gradini, al tronco, ai bracci, alle 7 lampade fino all’irrazionalità della luce: le 7 lettere sospese sul capo del M.V.

Da questa divisione del candelabro in una parte inferiore e in una superiore, possiamo collegare anche lo scopo per il quale noi Massoni ci riuniamo: edificare templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al Vizio e lavorare al bene e al progresso dell’Umanità.

Idealmente, potremmo allora, collocare queste Virtù e questi Vizi sulla nostra Menorah, se si tiene conto della divisione Binaria del Candelabro. Nella parte inferiore e oscura, che può ricordare con i tre ottagoni a gradini, i bastioni di una roccaforte, vi rinchiudiamo platonicamente i vizi; in quella superiore eleviamo il Tempio, con le fiamme della virtù che si irradiano nell’umanità.

Per ciò che riguarda l’accensione rituale della menorah, esistono 2 modi principali, uno a spirale e l’altro che definirei alternato, ognuno a sua volta poi con le più diverse correlazioni e perfettamente logico nella sua sequenza.

In quello alternato, numerando le lampade da sinistra a destra, si parte dalla settima per poi accendere in sequenza la terza, la sesta, la seconda, la quinta, la prima e finire con la quarta la centrale.

In ogni caso,  la candela centrale è sempre l’ultima ad essere accesa: è il culmine, il completamento dell’opera, il punto di equilibrio. L’accensione procede alternativamente a destra e a sinistra della candela centrale, con chiaro riferimento al dualismo.  Possiamo dividere in tre gruppi le candele della Menorah. Quelle di destra rappresentano l’elemento della polarità positiva, attiva, maschile, creativa; quelle di sinistra l’elemento della polarità negativa, passiva, femminile, conservatrice; la centrale l’elemento di catalizzazione, di equilibrio, di coesione, di realizzazione, di tutte le energie.

Cito integralmente un breve e bellissimo passo del Fratello Ivan Mosca:

Si accende prima la lampada del Sole, pronunciando sottovoce: Yom Rishon (primo giorno) e sentendo interiormente il comando trasmutatorio affinché l’Orgoglio si tramuti in Umiltà; poi la lampada della Luna, pronunciando sottovoce: Yom Sheni (secondo giorno) perché la Forza faccia scomparire la Pigrizia; indi si accende la lampada di Marte: Yom Shilishi (terzo giorno), perché la Speranza dia il posto all’Ira; poi la lampada di Mercurio: Yom Revii (quarto giorno), perché l’Invidia si trasformi in Carità; successivamente la lampada di Giove: Yom Hamishi (quinto giorno), affinché la Gola diventi Temperanza; successivamente la lampada di Venere: YomShishi (sesto giorno), perché la Lussuria si tramuti in Giustizia; infine la lampada centrale o di Saturno, pronunciando a voce più alta: Shabath (settimo giorno o Giorno del Riposo), perché la Prudenza prevalga sull’avarizia”.

Questa accensione è stata correlata con i giorni della Creazione per giungere al riposo dopo l’Opera compiuta, cioè al Shabath.

La stessa accensione alternata può essere esaminata attribuendo ad ogni candela vari aspetti; oltre ai 7 giorni della creazione che indicano la totalità, i pianeti che indicano il cielo, i metalli: la terra, i chakra: l’uomo, le note musicali: le vibrazioni cosmiche, le arti liberali: le attività umane, le fasi del processo alchemico: l’arte della trasmutazione materiale e spirituale che tutto riunifica.

La prima candela ad essere accesa è la settima. È quella del primo giorno della creazione: la creazione della luce. Come associazione tra i pianeti è il Sole, il dispensatore di luce per eccellenza; tra i metalli, l’oro che ne ha lo splendore. Tra i chakra è il sesto, posto sulla fronte, tra gli occhi, il chakra della vista. Il suo nome in sanscrito è Ajna (percepire). É il terzo occhio. Tra le note Pitagora attribuisce al Sole la nota Mi, baricentro del suo sistema. Tra le arti liberali Dante collega al Sole l’aritmetica, che è la chiave di tutte le scienze esatte. Sotto il profilo alchemico si può riferire al Sole la calcinazione, l’espulsione dei vapori con il calore, il primo dei procedimenti secondo Paracelso.

 La seconda candela nella sequenza di accensione è la terza. Corrisponde al secondo giorno della creazione: la separazione delle acque. Legata ad essa è la Luna, che regola le maree e i cicli femminili; tra i metalli il bianco argento; tra i chakra il secondo. Il nome del secondo chakra è Svadhisthana (purezza). É collocato nei genitali, legato con la procreazione, la sessualità. Alla Luna Pitagora collega il  La. É la nota su cui ora si accordano gli strumenti, speculare al Mi dell’antichità classica. Tra le arti liberali Dante sceglie per la Luna la grammatica, l’aritmetica del linguaggio. Nel campo alchemico la seconda fase, secondo Paracelso, è la sublimazione: la purificazione, la separazione del sottile dallo spesso, tipica dei solidi.

 La terza candela ad essere accesa è la sesta. È il terzo giorno della creazione: la nascita della vita sulla terra. È collegata con la forza vitale di Marte, con il ferro, l’agente del principio attivo che modifica la sostanza inerte (es. aratro, coltello). È il terzo chakra, quello collocato vicino al plesso solare. Il suo nome in sanscrito è Manipura (gemma rilucente). Chakra della volontà, del potere, inteso come aspetto positivo. A Marte Pitagora abbina la nota Re, dal timbro impetuoso, che con la sua forza influenza gli animi umani. Per Paracelso la terza fase alchemica è il solvere. È il primo termine dell’imperativo alchemico “solve et coagula”.

Come quarta si accende la seconda candela. Il quarto giorno della creazione Dio creò gli astri e regolò il loro alternarsi per segnare il cambiamento delle stagioni. É la creazione di ciò che è in movimento, che muta, di ciò che contiene in sé una duplicità di aspetti: di Mercurio sotto il profilo planetario e metallurgico. È il quinto chakra, quello collocato alla gola, Vishuddha (principio ordinatore), che presiede alla comunicazione. È tra le arti liberali la dialettica, l’arte di ragionare con metodo, strumento possente nel guidare gli uomini nella via della verità e della giustizia. Tra le note Pitagora gli attribuisce il Sol, la nota della chiave di violino. Alchemicamente la quarta fase è la putrefazione: la perdita della natura e della forma originarie di una sostanza. La materia diviene mutevole, si decompone e ricompone per dare vita ad una nuova sostanza.

La quinta candela accesa è la quinta. Il quinto giorno Dio creò la vita nel mare e nel cielo: i pesci e gli uccelli. È la giornata dell’arricchimento vitale, dell’abbondanza, di Giove dalla cornucopia, del grande benefattore. Tra i minerali Giove è abbinato allo stagno, bianco e duttile, buon saldatore. É il primo chakra, situato alla base della spina dorsale. Il nome sanscrito è Muladhara (sostegno), sostiene ed equilibra tutto il corpo. È il chakra più denso e solido, alla sua base è avvolta, in tre spire e mezza, Kundalini, carica di tutte le sue potenzialità. È il chakra collegato con la nostra parte corporea, con le nostre radici, dalle quali non possiamo prescindere se non vogliamo perdere il nostro equilibrio. È di conseguenza abbinato alla nota basilare: il Do. Nella tonalità di Do, Mozart scrisse la sua sinfonia n. 41, la Juppiter. Dante lo collega con la geometria. È l’arte di misurare, è l’immagine dell’intelligenza universale, la lettera «G» del compagno il cui numero è il 5. Il quinto procedimento alchemico è, secondo Paracelso, la distillazione.

 Per sesta si accende la prima candela. Il sesto giorno Dio creò gli animali e l’uomo. È il giorno di Venere, dell’armonia e dell’amore, dell’attrazione istintiva che spinge animali ed uomini a moltiplicarsi. Il metallo di Venere è il rame, ottimo conduttore di elettricità. In egizio il geroglifico del rame è una vulva. Nell’antichità con il rame levigato si fabbricava l’attributo classico di Venere: lo specchio. Il chakra di Venere è il quarto: Anahata (non colpito) quello del cuore. La sua nota musicale, secondo Pitagora è il Fa. Dante attribuisce a Venere la retorica, l’arte di abbellire ed aggraziare il linguaggio. In alchimia è la coagulazione, il secondo termine dell’imperativo solve et coagula. È la coesione dei composti.

Settima ed ultima, è la candela centrale. È il riposo di Dio, la contemplazione della sua opera e la realizzazione della sua volontà. È il compimento e l’utilizzazione dell’opera alchemica. È l’astronomia, la scienza che utilizzando aritmetica e geometria si volge dalla terra al cielo. “È l’arte di conoscere gli astri e le leggi dei loro movimenti”. È la nota Si, l’ultima in senso ascendente della scala. È il settimo chakra, il chakra della sommità della testa Sahasrara (dai mille petali), il chakra dell’illuminazione, il termine e la meta dell’ascesa di Kundalini. Il suo pianeta è Saturno, il pianeta della maturità, della capacità di assumersi le responsabilità, della disciplina e della concentrazione. È il pianeta del distacco che ci libera dalla materialità, dal nostro ego e porta al misticismo. Piante saturnie sono: l’acacia e il melograno, tra le gemme il diamante. Sono saturnii il carbone ed il petrolio, che possono divampare come il fuoco. Il metallo saturnio è il piombo, che secondo Paracelso è “l’acqua di tutti i metalli” e simboleggia la materia impregnata di forza spirituale.

Con l’accensione della settima candela abbiamo terminato il nostro percorso attraverso i vari aspetti del cosmo, portando in tutti la Luce. Nello stesso tempo abbiamo visto come cose apparentemente incompatibili tra loro siano invece legate da un sottile filo. Ci siamo accorti che gli aspetti della vita, della natura, presentano varie angolazioni: sta all’uomo sviscerarle tutte e non fermarsi alle apparenze, ciò collima perfettamente con il nostro essere uomini del dubbio.

Noi ci muoviamo in una realtà multiforme,  dietro di essa, si cela un principio universale unificatore. La Menorah, con i suoi bracci, che partono da un unico tronco, simboleggia perfettamente l’unità che si manifesta nella molteplicità. Come ogni singola candela, ogni braccio, ogni singolo pianeta, ogni singolo giorno della creazione, ogni singola nota, così ogni aspetto della vita, ci deve spingere a cercare il suo complemento negli altri e, da essi, risalire all’Uno. L’Uomo, copia perfetta del macrocosmo, sintetizza in sé la totalità vitale ed ha in sé tutta la totalità del cosmo: è una Menorah vivente. Suo intento deve essere quello di divenire consapevole di ciò, di sintonizzarsi con l’armonia universale, di accendere tutte le sue candele, sì da essere, consapevolmente, compartecipe del Tutto.

 Nell’accensione a spirale si parte dalla prima candela per continuare, a spirale e in senso orario, con la settima e poi convergere via via verso l’interno. Si caricano in tal modo sempre più le energie, fino a culminare con l’accensione della quarta candela: quella centrale. Al contrario, all’atto dello spegnimento, la spirale sarà discendente. Si partirà dalla candela centrale e, sempre a spirale ma in senso antiorario, si arriverà alla prima. Così noi, dopo esserci uniti ai fratelli nei lavori di Loggia ed esserci caricati ognuno delle energie dell’altro, ci separiamo e torniamo ad essere singoli individui nel mondo profano. Ciò ci può essere  anche  di aiuto per una riflessione sul modo in cui il Maestro di Cerimonie ci guida nell’ingresso e nell’uscita dal Tempio

 La Menorah può essere vista come rappresentazione dell’albero sephirotico. In tal caso ci riferiamo al simbolismo cabalistico sul quale sarà però necessario un lavoro che rimanderei ad un’altra occasione.

Scritto da Fr. Roberto S.